Una Calabria tutta da bere. Da Cap’alice il Cirò e il Moscato di Saracena

Letture: 141
Marina Alaimo tra Francesco Maria De Franco e Claudio Viola

di Emilia Lombardi

Un passo sulla costa jonica, un grande passo per l’umanità!

Chissà se pensò qualcosa di simile il primo greco che sceso dalla sua liburna (piccola veloce nave greca monoremi) nel metter piede sulla battigia delle coste joniche della Calabria. Certo è che la Calabria era ed è tuttora un giacimento ricchissimo di bellezze e sapori tutti da scoprire.

la locandina della serata

Da Cap’alice il 20 novembre si è onorata la Calabria in una serata se vogliamo insolita dove accanto a due vini simbolo di questa regione (Cirò e Moscato di Saracena) si sono avvicendati in tavola alcuni dei sapori della regione.

Cap’alice

Non capita spesso che si tengano eventi incentrati su questa regione italiana forse perché vige ancora oggi il pregiudizio che la Calabria sia tutto al più peperoncino, cipolla rossa e poco altro. Eppure i greci dovevano averlo capito subito quando 3.000 anni fa vi sbarcarono che quello era un vero paradiso e immaginare l’espressione meravigliata di questi esploratori quando dalla costa jonica si trovarono ai piedi della Sila, lussureggiante di boschi e pianori è solo uno dei motivi che ci dovrebbe far raccontare di più della Calabria.

La serata, organizzata da Marina Alaimo in collaborazione con Slow Food Napoli, si è articolata sulla degustazione di  quattro annate più una riserva di Cirò A Vita e del Moscato di Saracena Presidio Slow Food che il titolare dell’Azienda Viola ha tenuto a ribadire rappresentare un unicum nella storia dei Presidi essendo tra i pochi che è stato richiesto da Slow Food stesso e non dal territorio o dai produttori e loro sostenitori.

La mescita del Cirò

Accanto ai vini summenzionati tra i tanti ospiti anche il Direttore del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana DOP dott. Antonio Lucisano venuto a sorpresa ad onorare le sue origini calabresi.

Antonio Lucisano con Francesco Maria De Franco e Marina Alaimo

A dare il là alla serata, dopo i saluti e l’introduzione, è proprio il Cirò di Francesco Maria De Franco, architetto che anni fa diede una svolta alla propria vita con un corso di enologia a Conegliano e degli stage in Cile e Friuli. Da allora il Cirò di De Franco ha dato sempre più prova, soprattutto tra i vignaioli naturali dai quali è molto apprezzato, di essere la più bella espressione del gaglioppo, uva della quale è composto prevalentemente il Cirò.

la sala con il tutto esaurito

La sua azienda composta da pochi ettari rappresenta il fiore all’occhiello di una produzione regionale che conta circa tre milioni e mezzo di bottiglie l’anno.

Il Cirò è un vino elegante, molto espressivo e caldo con una grande longevità che richiede inevitabilmente tempo anche per finire in bottiglia (due anni per il classico e quattro per la riserva).

I cinque Cirò

Ma veniamo alla degustazione.

Cirò Classico 2008 – vendemmia del 26 ottobre dalla vigna più esposta a nord per la precisione. Apre con netti sentori di viola, ciliegia a frutto integro e buccia di arancia per finire poi, caldo e potente con sottile nota di pepe e grande sapidità.

Il Cirò classico 2008

Cirò Classico 2009 – vendemmia in annata decisamente più fresca  dalla vigna più esposta a sud. Al sorso si presenta meno tannico dell’annata precedente e più elegante, con una bella nota minerale dove prevale comunque il frutto rosso della ciliegia e un sentore di erbette mediterranee.

Cirò Classico 2010 – vendemmia dell’annata più fresca di quelle in degustazione. Profumi più spostati nel sottobosco con sentori di muschio e frutti di bosco. Corpo elegante e sottile con tannini ancora verdi.

Il tavolo della degustazione

Cirò Classico 2011 – vendemmia dell’annata più calda in assoluto tra quelle in degustazione. Vino di grande spessore, elegante e di corpo con sentori di frutti rossi marcati.

Cirò Riserva 2008 –Grande vino con naso sottile e sentori complessi da inseguire nel loro alternarsi.

Poi il testimone è passato al figlio dei titolari della Cantina Viola di Saracena che tra i produttori del Moscato si distingue anche per aver tenuto sino ad oggi in vita l’antichissimo metodo di produzione del Moscato che, come tutti i migliori prodotti tradizionali, richiede la cura amorevole delle mani femminili.

Qui le donne sgranano a mano i grappoli e poi dopo la loro essiccatura ne selezionano solo gli acini migliori che saranno sottoposti a leggera pigiatura. Il mosto nel frattempo sarà cotto nei pentoloni dagli uomini sino ad ottenerne una riduzione fino ad un terzo che unita al mosto ottenuto dalla pigiatura sarà poi messo a fermentare in vasche di legno o di acciaio.

Il risultato è un vino dai profumi soavi e dal color ambra che già affascinava ed era richiestissimo nel 1500.

Le uve alla base del Moscato di Saracena sono Moscatello, Guarnaccia e Malvasia con presso alcuni produttori locali l’aggiunta di un’altra uva profumata locale chiamata “adduraca”.

Va detto che il moscatello è un vitigno che non è mai stato censito e non ha alcuna affinità e parentela con Il Moscato di Alessandria e con quello di Amburgo.

Moscato di Saracena Cantine Viola 2010 – Colore ambra. Trasparente. Al naso ampio ed elegante con note balsamiche di liquirizia, albicocche secche, mele cotogne e bergamotto. Agile alla beva con grande energia e bell’acidità.

Nel mentre, però, per i vini il tragitto da Cirò a Saracena è stato molto breve con il cibo ci si è spinti ben più lontano.

Il menu è infatti partito con un antipasto composto da frittelle di acciughe, bruschetta con la ‘nduja di Spilinga e cipollata. A seguire un piatto napoletano contaminato dalla regione ospite: pasta e patate con caciocavallo silano. Poi il tradizionale agnello al forno con le immancabili melanzane, ortaggio simbolo della Calabria e per finire un dolce al Cirò.

Acciughe pastellate, bruschetta con la ‘nduja e cipollata

 

Pasta patate e caciocavallo silano

 

Agnello al forno e melanzane

 

Dolce Cirò

Gran bella serata. Come ha detto Marina Alaimo se guardiamo bene nelle nostre origini troviamo sicuramente un calabrese.

I protagonisti della serata. Da sinistra: Giosuè Rino Silvestro – Fiduciario Condotta Slow Food Napoli, Marina Alaimo, Claudio Viola, Francesco Maria De Franco, Mario Lombardi

Hanno ragione i greci quando dicono guardandoci “una raza una faza”.

 

Un commento

  • Mondelli Francesco

    (27 novembre 2014 - 08:04)

    Ho scoperto ‘A Vita grazie a quel grande personaggio che è Bruno De Conciliis:da allora,per me ,un punto di riferimento per il Gaglioppo.Il moscato di Saracena grazie a slow food:era presidio e spero lo sia ancora.PS.Unico cruccio è perché mai la Calabria ,che tutti dicono di grandissima potenzialità ,a parte alcune eccellenze come queste,non riesca ad emergere in modo più significativo nel mondo del vino.FM.

I commenti sono chiusi.