Calitri recupera il grano Senatore Cappelli

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Calitri
Calitri

di Marina Alaimo

Attraversando il borgo di Calitri sembra che il tempo si sia fermato, proprio come racconta l’orologio sulla torre in via Pasquale Berrilli le cui lancette segnano tristemente l’ora del terremoto del 23 novembre 1980: le otto meno venti. Questo terribile evento ha segnato profondamente la storia di Calitri, risucchiando in un vortice feroce la sua anima contadina.

In questo meraviglioso angolo dell’Alta Irpinia lentamente si riacquista vitalità grazie alla produzione del grano Senatore Cappelli ed altre varietà tipiche del luogo che alcuni produttori si sono impegnati a rilanciare. Arrivando sull’Altopiano Formicoso in questo periodo dell’anno le colline che si susseguono numerose sembrano quasi un mare verde che ondeggia mosso dal vento. Il vento qui scandisce dolcemente i tempi della giornata mentre le tante pale eoliche conficcate nel suolo deturpano con prepotenza il magnifico paesaggio.

Vito Codella ha il coraggio dei giovani. Ha 33 anni e già da tempo si è intestardito sul ricostituire la filiera del grano che in passato era il fiore all’occhiello della comunità calitrana. Nel 2009 è riuscito a reimpiantare con successo la cultivar Senatore Cappelli, storica protagonista di questo areale almeno dal 1910, affiancato dal Centro Ricerca per l’Agricoltura di Foggia. Riesce a produrre circa 500 ql. di farina all’anno da quelle bellissime spighe dorate caratterizzate dai tipici lunghi baffi neri. Il suo grano viene macinato dal mugnaio del paese, l’unico sopravvissuto in contrada Isca Ficocchia, un tempo costellata di mulini azionati dalle acque del torrente Ficocchia. Imbiancato dalla farina del suo mulino, Vincenzo De Nicola raccoglie i grani antichi prodotti in zona sperando di riuscire ad incrementare sempre più la coltivazione di queste varietà storiche del luogo.

La farina diventa anche pasta secca e fresca nel laboratorio della famiglia Codella, nel fine settimana si possono trovare le tipiche recchie di gatto da condire con il ragù della domenica, così come i cingul’ o le cannazze (ziti).

Vito Codella
Vito Codella

Finalmente in paese si può trovare anche il pane realizzato con la farina di grano duro Senatore Cappelli prodotto da Vito e molito da Vincenzo nella convinzione, un po’ sognante, che sia questa la strada da percorrere per riuscire a rianimare il bellissimo borgo di Calitri e a ricondurre nelle vecchie case vuote i tanti amici e parenti costretti ad emigrare per cercare lavoro altrove.

 

4 commenti

  • Gianbattista

    (30 aprile 2015 - 11:52)

    Vale la pena ricordare anche il grande lavoro che sta facendo Vinicio Capossela per la rinascita della zona delle sue origini: prima il Calitri Sponz Fest e il supporto alla Banda della Posta e, poi, il suo ultimo lavoro editoriale (candidato al Premio Strega) intitolato il Paese dei Coppoloni che racconta proprio dei personaggi e delle storie (molte a sfondo agricolo ed enogastronomico) di quei luoghi.

  • Marina Acino Ebbro

    (1 maggio 2015 - 10:38)

    Giambattista conosciamo bene l’impegno di Vinicio. La sera prima che sono stata a Calitri ha presentato qui il libro che ha dedicato al suo paese di origine: Il paese dei coppoloni.

  • Pasquale Nusco

    (1 maggio 2015 - 17:20)

    A volte è irritante vedere come i napoletani snobbino le loro zone interne. I pregiudizi sono duri a morire, per cui, per la piccola e media borghesia partenopea,l’entroterra è abitato dai “cafoni”, le vacanze si fanno solo al mare, magari a migliaia di km di distanza, i paesaggi agresti più belli sono quelli che si trovano in Umbria, in Toscana e in Irlanda. Se tu dici: faccio le vacanze in Alta Irpinia, e ne esploro i luoghi e le specialità, ti prendono per un tipo assai bizzarro. La pigrizia mentale dei napoletani e il loro vezzo di seguire le mode turistiche importate (ma anche quelle enogastronomiche), contribuiscono a tenere fuori dalla loro portata territori stupendi e vicini, storie, culture e tradizioni che vengono da lontano e che costituiscono una valida alternativa ai comportamenti e alle abitudini standardizzate e massificate. Marina coglie bene, in questo suo articolo, tale aspetto, raccontandoci, con grande sensibilità, una piccola storia in sé quasi epica, ma che disvela le notevoli potenzialità della terra del nostro sud e dei suoi abitanti. Lo stesso che fa da qualche anno, orientandosi verso le configurazioni etnico-antropologiche, Vinicio Capossela.

  • Louis Codella

    (2 maggio 2015 - 11:56)

    Vito, Il mio nome è Luigi Codella. Nome Mio Grande del padre era Vito Codella. Siamo cugini. Si prega di scrivere a me, così possiamo scoprire di più su le nostre famiglie.

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