Garantito IGP. Corte Sant’Alda, un Amarone…da bere

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Marinella Camerani e Alois Lageder

di Lorenzo Colombo

Finalmente un Amarone da bere, anzi un “grande” Amarone da bere.

Buona parte degli Amarone della Valpolicella –non tutti ovviamente- sono vini buonissima in degustazione, che diventano però molto più impegnativi quando vogliamo berceli.

Non si trova mai l’occasione, il cibo adatto per abbinarli, sono molto alcolici e quest’alcolicità si sente, molto strutturati, spesso molto (troppo) morbidi, con un residuo zuccherino a volte un poco sopra le righe.

In pratica fatichiamo a berli.

Non è assolutamente così per quanto riguarda il nuovo Amarone della Valpolicella 2010 di Corte Sant’Alda, il primo Amarone prodotto in regime biodinamico certificato Demeter.

Ne abbiamo avuto la prova martedì 28 ottobre, durante un pranzo appositamente organizzato -per stampa ed enotecari- per la presentazione di questo vino presso il Ristorante Joia, a Milano.

Il ristorante – condotto da Pietro Leemann- è rigorosamente vegetariano, e quindi il compito di questo Amarone era ancor più difficile, sposarsi con un piatto dove non c’è presenza né di carne né di formaggio, cibi ai quali solitamente questo vino s’accosta.

Pietro Lemann

Tra gli invitati era presente il Sig. Giovanni Legittimo, segretario di Demeter Italia, che ha fornito alcuni dati relativi alla certificazione (Demeter) nel nostro paese, dove risultano esserci 107 produttori d’uve certificati, per un totale di 950 ettari vitati, altre venti aziende sono in regime di conversione, per ulteriori 516 ettari, mentre l’agricoltura biodinamica in Italia occupa una superficie di circa 10 mila ettari.

Ospite d’onore Alois Lageder, da anni convinto sostenitore della viticoltura biodinamica, che ha raccontato del suo rapporto con gli enti certificatori: “non metterò mai una certificazione sui  miei prodotti” sosteneva un tempo, per poi ricredersi una volta capito che una certificazione è comunque una garanzia per il consumatore.

alcuni dei vini in degustazione

Ed è proprio di Lageder il primo vino che assaggiamo, e cha va ad accompagnare la prima portata “Il tepore di quel luogo accogliente”, ovvero una “Crema di zucca e mais, sfera di carciofi, contrasto di vino rosso e pesto di sedano verde”.

Alto Adige Doc Gewürztraminer “Am Sand” 2012

Le uve provengono da vigneti selezionati posti a Magrè e a Termeno, collocati su suoli sabbiosi, ghiaiosi e calcarei a 240 – 370 metri d’altitudine.

Color oro intenso, luminoso.

Non molto intenso al naso, un poco chiuso all’inizio, escono alla distanza le tipiche note olfattive del vitigno, in primis la rosa.

L’intensità è invece decisa alla bocca, dove ritroviamo le caratteristiche tipiche del vitigno, mai però esasperate: frutta gialla matura, sentori di litchi, il vino è asciutto, non ha le note di dolcezza di tanti Gewürztraminer, rinfrescante la sua vena acida e lunghissima la persistenza.

Veniamo ora ai vini di Corte Sant’Alda, l’azienda condotta da Marinella Camerani, quaranta ettari situati nella Valle di Mezzane, venti dei quali a vigneto. La filosofia di Marinella – che da qualche anno ha sposato la biodinamica- è semplice e chiaro e può essere espresso da una sua semplice frase: “occorre comprendere profondamente il luogo nel quale si vive”.

S’inizia con il Valpolicella Doc “Cà Fiui” 2013, il primo vino aziendale certificato Demeter, nel 2011.

Il nome del vino deriva dal suo luogo di produzione, dove si trova anche la Cantina di Corte Sant’Alda, le uve -Corvina Grossa, Corvina Veronese, Rondinella e Molinara le principali, più piccole quantità di Croatina e Rossara- provengono da quattro distinti vigneti, allevati a Guyot e con una notevole densità di ceppi/ettaro.

Il colore è rubino intenso, luminoso.

Non molto intenso al naso, con sentori di frutta rossa speziata.

Molto asciutto al palato, con tannini netti e bella vena acida, ritroviamo le note di fratta rossa speziata, lunga la persistenza.

L’abbinamento di questo vino è con “L’ombelico del mondo”, ovvero ”Due modi di mangiare il riso, quello di Gabriele Corti mantecato con broccoletti e zenzero, quello Venere al salto con spuma di cavolo romanesco delicatamente affumicato”.

Ecco infine il protagonista di quest’evento, ovvero all’Amarone della Valpolicella Docg 2010.

le bottiglie

I vitigni (30% Corvina, 50% Corvina grossa –attenzione, non si tratta di Corvinone, ma un clone particolare di Corvina-  e 20% Rondinella) provengono dai tre vigneti centrali della tenuta, posti nella Val di Mezzane, a 350 metri d’altitudine. Dopo l’appassimento che solitamente si protrae sino alla fine del mese di gennaio, il mosto fermenta in tini troncoconici da 40 ettolitri; il vino viene quindi posto ad affinare in botti di rovere francese, con capacità variabile da 5 a 25 ettolitri per circa quattro anni.

Il colore è rubino, profondo e luminoso, con riflessi color granato.

Intenso al naso, elegante, ampio, con sentori di prugne secche, di ciliegia sotto spirito, spezie dolci (vaniglia e cannella).

Di buona struttura senza però essere pesante, intenso, fresco! Sapido, con bella vena acida, si coglie la marasca matura, la nota alcolica, seppur elevata (neanche poi tanto, per un Amarone) è perfettamente fusa nell’insieme, i tannini sono morbidi, l’equilibrio perfetto, la beva piacevolissima, lunghissima la persistenza. Elegantissimo! Un Amarone …da bere!

Arabesque

Il piatto che l’accompagna è l’”Arabesque”, “Cecina cotta al momento con paté di sedano e rafano del mio orto, inaspettati contrasti per una nuova dimensione del gusto, tra il tradizionale e il nuovo”, un piatto tanto bello a vedersi che quasi spiace mangiare.

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