Il mio Vinitaly siciliano

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Lu Patri 2011 e 2012 del Baglio del Cristo di Campobello
Lu Patri 2011 e 2012 del Baglio del Cristo di Campobello

di Fabio Panci

A quasi 20 gg di distanza dall’imperdibile appuntamento annuale con Vinitaly, sono finalmente riuscito a fare ordine nei miei appunti di degustazione, selezionare le foto sul mio fido smart-phone e condividere con i lettori di quest blog il mio viaggio vinicolo nel Padiglione Sicilia.

Per l’edizione 2015 ahimé ho dovuto concentrare in una sola giornata tutte le degustazioni che mi ero prefissato, comprendendo la visita ad aziende siciliane ormai rientranti nel concetto di “certezza assoluta” e allo stesso tempo andando a caccia di realtà emergenti, contraddistinte da un limitato numero di bottiglie ma tutte di grande qualità. Al termine di quella che posso tranquillamente definire una vera e propria “maratona degustativa” esco sempre più convinto degli enormi passi avanti fatti dal comparto vinicolo siciliano, con un maggior occhio di riguardo per la riscoperta e valorizzazione dei vitigni autoctoni con vini certamente di grande struttura, ma indirizzati sempre più sul versante dell’eleganza e finezza anziché della “potenza alcolica anni 90’ style”.

Non essendo mia intenzione quella di tediarvi con lunghe e ridondanti note di degustazione per ciascun azienda/etichetta mi limiterò a poche e stringate impressioni di ciò che ho maggiormente apprezzato dentro ogni bicchiere.

TASCA D’ALMERITA

Almerita Brut 2011 (100% Chardonnay)

Almerita Brut 2011
Almerita Brut 2011

Rosso del Conte 2011 (In prevalenza Nero d’Avola con percentuale variabile di Perricone)

Rosso del Conte  2011 di Tasca d'Almerita
Rosso del Conte 2011 di Tasca d’Almerita

Come non mettere nelle categoria “certezze granitiche” un gigante dell’enologia siciliana come Tasca D’Almerita. Gamma di prodotti di livello elevatissimo all’interno della quale voglio premiare due vini simbolo, entrambi prodotti nella storica tenuta di Regaleali. Partendo dall’Almerita brut, millesimato 2011, nato ormai 25 anni fa per deliziare il palato degli amici del Conte Tasca, è diventato oggi un vero must nel campo delle bollicine italiane. Senza dimenticare, of course, il Rosso del Conte vino mitico prodotto nella sua prima annata nel 1970 e ancora oggi paradigma di riferimento per classe, eleganza, un vero principe siciliano.

 

BAGLIO DEL CRISTO DI CAMPOBELLO DI LICATA

Lu Patri 2011 e 2012 (100% Nero D’avola)

Vendemmia dopo vendemmia la famiglia Bonetta dimostra che la strada intrapresa è quella corretta, vini di grande finezza senza dimenticare la territorialità. Non sottovalutando le grandi potenzialità dell’ultimo nato, CDC Rosato da Nero D’avola 100%, il mio “cuore degustativo” batte per il Lu Patri assaggiato in una mini-verticale con le annate 2012 (ancora molto giovane ma da aspettare con ansia) e 2011 (qui invece il Nero D’Avola sta cominciando ad esprimere tutto il suo potenziale, fresco, balsamico, regale in bocca con una piacevolezza di beva davvero infinita)

 

PAOLO CALI’

Osa 2014 (100% Frappato)

Forfice 2011 (60% Nero d’Avola e 40% Frappato)

i vini di Paolo Calì
i vini di Paolo Calì

Aver degustato comodamente seduti accanto a Paolo Calì, sentirlo parlare in maniera appassionata del suo territorio, di come nascono i suoi vini, dell’importanza di riscoprire l’essenza del Cerasuolo di Vittoria è stato sicuramente uno dei momenti più piacevoli ed interessanti dell’intera giornata veronese. Passando ai vini ho particolarmente apprezzato l’Osa annata 2014, frappato 100% che ritengo a mio modesto parere uno dei migliori rosati italiani, e il Forfice Cerasuolo di Vittoria classico annata 2011. Un vino quest’ultimo davvero appassionante dove le note di piccola frutta rossa del Frappato aprono la strada alla struttura del Nero d’Avola in un matrimonio perfetto e, considerando la freschezza, davvero duraturo tra due vitigni storici della zona.

 

MURGO

Murgo Brut (100% Nerello Mascalese )

Murgo Extra Brut (100% Nerello Mascalese)

Tenuta San Michele Cabernet Sauvignon 2009

i vini Murgo
i vini Murgo

Saliamo sull’Etna, precisamente a Santa Venerina, per degustare le diverse vinificazioni del re incontrastato di questi luoghi il nerello mascalese (e un piccola sorpresa). Il metodo classico sia nella versione brut che extra brut (24/30 mesi sui lieiviti) mi ha stupito, oltre che per la parte olfattiva estremamente elegante e delicata, per la piacevolezza di beva con una freschezza decisa, corroborante e una persistenza degna delle migliori bollicine franciacortine. Nella versione “ferma” dovendo aspettare ancora l’Etna Rosso 2011, ancora estremamente aggressivo nella parti dure acido/tannica, sono rimasto stupito dal Cabernet Sauvignon 2009. Proveniente da un vigneto del 1985, mostra doti di grande mineralità e buonissima acidità, che vanno a smorzare la parte maggiormente strutturata di questo vitigno con una beva molto snella e fresca.

 

CANTINA SANTA MARIA LA NAVE

Millesulmare 2012, 2013, 2014 (Grecanico Dorato 100%)

Calmarossa 2011 (Nerello Mascalese 100%)

Calmarossa e Millesulmare di Santa Maria la Nave
Calmarossa e Millesulmare di Santa Maria la Nave

Ecco infine le due vere e propria chicche, scovate quasi per caso, sull’Etna prodotte in poco più di 6000 bottiglie complessive dalla microscopica azienda Santa Maria La Nave di proprietà della famiglia Mulone. I giovani proprietari, con la consulenza della storica azienda etnea Benanti, hanno voluto riportare alla luce una bellissima vigna a quota 1.100 metri s.l.m (una delle più alte in Europa) vinificando antichi vitigni tra cui grecanico dorato, albanello e naturalmente nerello mascalese. Effettivamente solo se siete già stati sull’Etna, avete visto la diversa composizione dei terreni in base alla varie eruzioni succedutesi nei secoli potete comprendere quanto qui, più che altrove, il suolo è un elemento marcante lo stile di un vino. Non fa eccezione il grecanico dorato, vitigno presente da sempre sulle pendici dell’Etna, ma praticamente introvabile nella sua versione in purezza. Non avendo termini di paragone almeno per il bianco, vi posso solamente dire di essere rimasto letteralmente stupito dai sentori di floreale, frutta disidrata, idrocarburi, spezziatura al naso e grandissima freschezza, complessità e lunga persistenza in bocca. Tre annate differenti, per 3 vini totalmente diversi tra di loro perché a quota 1.100 metri più che l’uomo e il vulcano a decidere il profilo olfattivo e gustativo di un vino come mi suggerisce il proprietario. Concludendo con il rosso, da nerello mascalese, qui torniamo un attimo nei canoni di questo vitigno con naso virante su frutti rossi, acidità e tannino che si contendono il ruolo di re delle “durezze” e parte alcolica decisa per un rosso che si farà apprezzare minimo tra un biennio.

Un commento

  • Marina Acino Ebbro

    (8 aprile 2015 - 20:29)

    Ho visitato l’azienda Cristo di Campobello, una bellissima realtà che mi ha dato la possibilità di conoscere finalmente il paese di origine di mio nonno, Naro, e la capra girgentana, rarissima.

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