Poggio al Bosco Botromagno dal 2013 al 2008: la Puglia dei bianchi longevi

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Poggio al Bosco, verticale
Poggio al Bosco, verticale

di Andrea De Palma

Anni fa chiesi a un produttore pugliese quale fosse il suo vino bianco migliore e la risposta fu “lo chardonnay”. Ne restai sconcertato e, per i rossi il riferimento era sempre ai vitigni internazionali, quasi ci si vergognasse di produrre “anche” vini da vitigni autoctoni.

Fortunatamente ora la “musica” è cambiata, i vini rossi e bianchi di riferimento sono da vitigno autoctono e molti produttori come la famiglia D’Agostino ne sono la conferma tangibile. In verità non sono molte le zone in Puglia vocate ai bianchi ma, la zona di Gravina rientra fra queste. Qui nasce anche un altro bianco, unico, che sta facendo uscire la Puglia dal ghetto di regione non bianchista: ma di questo ne parleremo in un’altra occasione.

L’opportunità per parlarne del POGGIO AL BOSCO mi è data dalla seconda tappa di Aspettando Radici del Sud 2015 che prende in esame un grande vino di Botromagno con una verticale unica: un cru di cinque ettari in contrada Bosco difesa grande a seicento metri ottenuto da un perfetto uvaggio di Greco, Malvasia e un clone particolare di greco chiamato mascolino.

Il terreno è ciottoloso e ricco di scheletro con terra poco fertile. Il risultato è un bianco dal colore giallo paglierino intenso, con ricche note di fiori gialli e frutta gialla nei profumi che nel tempo mutano in note agrumate e, un gusto dal corpo importante e una nota sempre presente di mineralità come la pietra focaia e tanta sapidità che lo rende succulento e abbinabile alla cucina murgiana, come pasta con funghi cardoncelli, piatti a base di verdure spontanee e tanto altro.

Ora passiamo al confronto delle degustazioni in due date differenti analizzandone l’evoluzione:
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Poggio al Bosco 2013

Botromagno Poggio al Bosco
Botromagno Poggio al Bosco

Degustazione maggio 2014       

Già nella prima degustazione presenta dei profumi puliti e netti di fiori. Al palato stenta a mostrarsi ma non riesce a nascondere la sua classica mineralità e acidità. Il corpo emerge con chiarezza ma ancora poco leggibile

Degustazione 27 febbraio 2015

In questa degustazione le cose non cambiano molto. I profumi restano tenui sempre con fiori gialli freschi. Al gusto presenta i tratti dei suoi predecessori, buona acidità e mineralità ma ancora chiuso.
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Poggio al Bosco 2012

Poggio al Bosco 2012 Gravina Dop Botromagno
Poggio al Bosco 2012 Gravina Dop Botromagno

Degustazione maggio 2013

I profumi si aprono con nocciola netta e pulita, che ritroveremo quasi sempre, gli altri profumi stentano ad aprirsi ma si intuisce una potenzialità da venire. La nocciola la ritroviamo anche al primo sorso, fresca e pimpante associata ad un corpo importante e tanta mineralità seguita a ruota dall’acidità che lo rinfresca.

Degustazione 27 febbraio 2015

Davvero sbalorditiva è l’evoluzione dei profumi di questo vino. Le note di nocciola diventano chicchi di caffè in tostatura, compaiono anche nuance di agrumi tendenti all’idrocarburo e spezia bianca con un filo di zafferano dovuto ad una florealità inizialmente assopita. La bocca è morbida e rotonda, rilanciata da mineralità e discreta acidità. La persistenza gustativa si allunga grazie a un gioco di sentori retronasali molto persistenti.

Poggio al Bosco, la verticale
Poggio al Bosco, la verticale

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Poggio al Bosco 2011

Degustazione Maggio 2012

Il floreale dei profumi si fonde da subito a nuance agrumate e nocciolate, seguite subito da sentori netti di erbe mediterranee come la maggiornana tanto da risultare elegante e pulito. Al gusto si risentono gli agrumi e la mandorla amara, con la consueta acidità e mineralità e tanta persistenza gustativa.

Degustazione 27 febbraio 2015

Giuro che quando ho riletto la degustazione ho sgranato gli occhi. Quest’annata è strepitosa migliorando notevolmente con il tempo. Il naso risulta più elegante e affilato, con gli stessi sentori di maggiorana e fiori freschi, come biancospino, ginestra e acacia, gli agrumi li ritroviamo ma sempre freschi tanto da assomigliare a dei bianchi amalfitani… la persistenza olfattiva lascia stupiti. Al palato “non ci sono parole”, si allunga con eleganza e nobiltà gustativa: l’acidità e la mineralità onnipresente ravvivano una spezia bianca come il pepe bianco donandogli un corpo vivace e stranamente giovane, la persistenza gustativa ci lascia attoniti. Sicuramente, se rimane qualche bottiglia ne riparleremo fra qualche anno. Fra i migliori della batteria
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Poggio al Bosco 2010

Poggio al Bosco 2010 Gravina Dop Botromagno
Poggio al Bosco 2010 Gravina Dop Botromagno

Degustazione maggio 2011

La nocciola e il floreale emergono preponderanti al naso, al gusto sfoggia tanta freschezza con un corpo deciso e sapido. Buona la persistenza

Degustazione 27 febbraio 2015

I profumi si confermano puliti e netti con fiori gialli e tanta nocciola, al palato cede in persistenza ma resta un corpo più armonico ben fuso alla mineralità e acidità sempre presenti.
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Poggio al Bosco 2008

Degustazione maggio 2009

il naso intenso, presentava dei profumi lievi ma già ben definiti e puliti di fiori gialli ma freschi. Al palato emerge da subito la nota vegetale con un corpo ampio e rinforzato da una spalla acida e tanta mineralità, tanto da percepire il sapore della pietra. La persistenza gustativa è interminabile.

Degustazione del 27 febbraio 2015

Questo 2008 dimostra senza ombra di dubbio la sua capacità all’invecchiamento e riscatta anni di scetticismo nei confronti dei bianchi di Puglia.

I profumi si evolvono in note di pietra focaia, idrocarburi e zolfo integrandosi con un fiore giallo macerato. La bocca è sbalorditiva, ne risulta sempre schietta e fresca, tanto da ricordare le acidità di alcuni trebbiani molto più noti. Il corpo e la succulenza lo rendono intensamente grasso ma con eleganza, sospingendolo verso sensazioni mentolate e con una chiusura a base di nocciola: che sorpresa…
Azienda Botromagno
Via Archimede, 24
70024 Gravina (Ba)
Tel. 080.3265865
www.botromagno.it

 

Poggio al Bosco Gravina Dop

Fermentazione acciaio

Affinamento acciaio su lieviti per 4/5 mesi – bottiglia per altri 4/5 mesi