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La Petite Maison de Cucuron, Vitello e Verdure del Mercato

di Fabrizio Scarpato

«Vi siete imbattuti nel temporale?». L’espressione di Eric Sapet lascia intendere che quel temporale somigliava più a una tempesta. L’orage, dice. E i ricordi si attorcigliano tra Gigliola Cinquetti e la bellezza dei campi di lavanda in fiore, verso Valensole, le saette abbacinanti sul cielo nero, il contrasto saturo col viola e il giallo, dei fiori e dei campi ancora assolati. Dev’essere il posto, e pensi a Russel Crowe e Marion Cotillard nel fortunale, in quel film girato proprio qui, sulla vasca dell’Etang. Infatti l’acqua non fa una piega. Immobile. Come Cucuron, folgorato da un fulmine celeste pastello, nella quiete dopo la tempesta. Come la fiamma della candela che riscalda di luce dorata la boiserie della piccola casa, le bellissime posate d’argento e d’osso, le grandi sedie di campagna dai cuscini bassi, morbidi, il broccato un po’ liso. Sul pavimento in pietra lo chef trascina passi lenti: è domenica sera, sarà un privilegio averlo al servizio ai tavoli. Fotografia di un tempo sospeso, se non fosse che due piccoli gazpachos di pomodoro, fragole, ananas e frutto della passione fissano una contemporaneità acida e salivante, rossa e gialla. Ed è un succedersi di verdure di stagione colorate e croccanti, di pane da spezzare e mordere, di carni in cui è burroso affondare il coltello, di fondi e salse, di funghi raccolti là nel bosco, di legumi e frutta del mercato. Una cucina densa, un disegno senza spazi vuoti, ad occupare il piatto di ogni consistenza. Peccato per i due caffè a dieci euro, quasi da prendere uno dei cappelli di paglia all’ingresso e presentarlo allo chef dalla parte concava. Nuvole passeggere, questa volta. Sul villaggio immobile già splendevano un mucchio di stelle.