Jap #4| Takazawa a Tokyo- 19/20

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Yoshiaki Takazawa

di Luca Fontana

A tavola con I Signori

Maggio 2014

Quante volte la parola “arte” viene associata all’alta cucina, vedendo chef che, diventati vere e proprie incarnazioni dell’apparire, esprimono la loro vuota creatività di maniera.

In tutto questo chiasso, è un’impresa scovare i veri artisti, coloro che trasmettono emozioni, non solo al nostro corpo fisico.

L’adagio sulla spalliera recita “I think that I have never seen a poem as lovely as a tree. Poems are made by fools like me, but only God can make a tree”. Questa scala porta alla sala di Takazawa, uno dei ristoranti più incredibili del mondo. Quattro coperti, fino al 2012, portati poi ad otto e recentemente a dieci, una lista d’attesa degna di un test alla facoltà di medicina.

Qualcosa d’impensabile in ogni parte del mondo, ma non qui, dove si celebra l’artista: Yoshiaki Takazawa “San”, come dicono da queste parti.

Akiko, sua compagna di vita, unico aiuto in sala, ci guida nell’esperienza, con un ottimo inglese, professionale dolcezza e rara estroversione. L’occasione merita la scelta dello Chef Special Course, la massima espressione dell’arte, è il caso di dirlo, di Yoshiaki.

Si inizia con gli amouse bouche, il primo dei quali all’acqua di pomodoro, molto fresco.

Takazawa, Amouse Bouche

Fave giapponesi e tofu.

 

Takazawa, fave giapponesi e tofu

Ostrica. Chiediamo ad Akiko se questa è ripiena o lavorata in qualche modo particolare, tanto è morbida, poco gelatinosa e di rotonda consistenza. No è al naturale, cruda, con una semplice spruzzata di limone. Eccezionale.

 

Takazawa, ostrica

Prima portata del menù, il signature dish: Ratatuille. 15 verdure, cotte singolarmente, fiocco di sale, fagiolo dolce fermentato. Un sol boccone, in cui emergono i sapori di tutte le verdure e la loro perfetta croccantezza.

Takazawa, ratatuille

Il pane, marchiato a fuoco col logo del ristorante, servito con patè di maiale di Okinawa.

Takazawa, il pane

Vegetables Parfait: acqua di pomodoro, gazpacho, crema di basilico, crema di parmigiano, caviale americano e verdure crude. Tra questa portata e la ratatuille, capiamo che lo chef ha un raro talento con le verdure. Un piatto fresco e delicato, oltre che di grande bellezza.

Takazawa, Vegetables Parfait

Ayu in Clear Stream: servito con la sua bile, fermentata e sferificata, crema di piselli e zucchine. I piccoli Ayu (pregiato pesce giapponese) vengono prima portati vivi in tavola, in una bacinella, poi fritti e serviti. Portata di gusto troppo giapponese: nei sapori, amarissimi; negli ingredienti, come la bile; e nel concetto, quello di mostrare a tutti i costi il prodotto ancora vivo. Unico eccesso della serata.

Takazawa, Ayu in Clear Stream

Smoking Bonito, prima sotto la cupola.

Takazawa, Smoking Bonito

Poi servito, con una salsa di cipolla. La dolcezza della cipolla fa da contrasto al pesce, che ha catturato un leggero sapore di fumo. Molto sottile.

Takazawa, Smoking Bonito

Vegetable Tar Tar. L’uovo è in realtà una crema di carota e zafferano sferificati. L’asparago selvatico è dolce e croccante. Non ho parole per descrivere questo piatto, così semplice, così perfetto.

Takazawa, Vegetable Tar Tar

Sweet and Sour Prawn. Il gamberone subisce una cottura lievemente eccessiva, che lo rende vulnerabile alla prepotenza del pomodoro.

Takazawa, gamberone

Koi Nobori. Ogni 5 Maggio, in Giappone, si celebra la festa dei bambini, in cui delle bandiere a forma di carpa vengono fatte sventolare all’aria. Takazawa riprende questa tradizione, proponendo una portata che ricorda le scaglie del sacro pesce nell’aspetto, a base di ravanelli, cialda dolce e foie gras. Gusto molto Francese, per una portata d’ispirazione Giapponese.

Takazawa, Koi Nobori

Continuano i giochi visivi, con Rock on the Seashore. Quale sarà quella commestibile?

Takazawa, Rock on the Seashore

Eccola, ripiena di granchio e patata dolce. Da abbinare ad una crema di zafferano, contenuta in un riccio di mare in vetro. Ancora, rara delicatezza.

Takazawa, Rock on the Seashore, l’interno

Akiko intanto ci serve le sue specialità, tè freddi, di cui il ristorante ha una sconfinata selezione.

Takazawa, tè freddi

Japanese Green Cabbage Roll. Scherziamo con Akiko: questa portata ci ricorda la lombarda Cassoeula, anche nel sapore. Ma è la migliore mai provata!

Takazawa, Japanese Green Cabbage Roll

Ecco lo chef all’opera, in silenzio, sul suo palco, al centro della sala. Più che un piano cottura, ci troviamo davanti al laboratorio di un alchimista. I gesti sono lievi, gli ingredienti vengono misurati col contagocce.

Takazawa, lo chef

Takazawa Special Blue Cheese. Un pre-dessert, a base di ricotta e pistacchio.

Takazawa, pre-dessert

Dinosaur egg from Myazaki.

Takazawa, Dinosaur egg from Myazaki

Mise en place, stupenda. Il guscio è di cioccolato, l’interno di bianco d’uovo e mango, le impronte di wazabi. Il mango proviene dalla provincia di Myazaki, omonima col celeberrimo fondatore dello studio Ghibli. Divertente e di fruttata dolcezza, senza eccessi.

Takazawa, Dinosaur egg from Myazaki, l’interno

Un infuso di fiori freschi, con forti note di menta.

Takazawa, infuso

Petit fours, gustosi e minimali. “Neko”, sul biscotto, in Giapponese significa “gatto”.

Takazawa, petit fours

La cucina, l’arte, di Takazawa è delicata. Gioca con le nostre sensazioni, sfidando i nostri sensi. Impossibile individuare il cosiddetto “piatto da applausi”, perchè, per capire profondamente le intenzioni dello chef, nessuno di questi può essere degustato singolarmente.

Un percorso eccezionale, che non raggiunge la massima valutazione solo per essersi, lievemente, abbassato in due portate (gamberone e Ayo).

Un maestro, che con rara umiltà alla fine del pasto ci chiede se l’esperienza è stata di nostro gradimento, emozionandosi ai nostri complimenti e ringraziandoci dal profondo, con un grande sospiro di sollievo, per aver gradito la new entry del menù (la Tar Tar).

Un’esperienza imprescindibile per ogni gourmet, che, da sola, merita un viaggio in Giappone.

 

Chef Special Course: 30.000JPY (circa 220€), servizio (13%) e bevande escluse

 

Chef: Yoshiaki Takazawa

In sala: Akiko Takazawa
Takazawa

3-5-2- Akasaka

Minato-Ky, Tokyo

www.takazawa-y.co.jp

Un commento

  • Fabrizio Scarpato

    (16 giugno 2014 - 17:28)

    Fontana uber alles. La considerazione del gurmé voyeur ( esistono, son vivi e lottano insieme a noi) è la evidente similitudine voyeuristica con la ormai non più nuova cucina del nord europa: nell’uso delle verdure, nel trattamento del pesce, persino nello spiazzamento tra ciò che è edibile e ciò che non lo è. Rocce, paglia, uova, molto verde, il tè come i succhi: sembra che oriente e occidente europeo si siano collegati o connessi, scavalcando un po’ l’italia che, calvo grandi eccezioni, tarda a comprendere di rappresentare la possibilità di sintesi definitiva tra queste culture, giocando sul mare e sul vegetale.

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