Greco di Tufo 2008 di Coste di Tufo

Letture: 37
Greco di Tufo 2008 di Coste di Tufo

Il ritorno alla terra: come certezza in una fase di globalizzazione nella quale tutto appare etereo, impalpabile, senza radici. Oppure per coronare gli sforzi profusi nella propria vita professionale in altri campi. O, ancora, come unica risposta concreta possibile in una società in pesante crisi identitaria.
E, infine, per costruire un modello alternativo al fallimento delle grandi città dove la qualità della vita è ormai in caduta libera come si evince da tutte le classifiche annuali. Il successo del vino di questi anni è anche tutto questo: non solo contadini o figli di contadini, ma anche professionisti, imprenditori, pensionati, si arruolano nell’esercito di persone impegnate a fare vigna, costruire una cantina, produrre vino. Il fenomeno è molto diffuso anche in Campania dove segna una storica inversione di tendenza degli ultimi due secoli, segnati dall’abbandono della campagna per la metropoli e il trasferimento in città come obiettivo massimo di una vita di studi e di lavoro.
I fratelli Filippo e Vito Troisi, salernitani, hanno alle spalle una lunga tradizione imprenditoriale nel settore edilizio e turistico. Nel maggio 2007 hanno acquistato questo piccolo, parliamo di un ettaro, vigneto nel cuore di Tufo con l’ambizione di fare un buon vino per se e per i propri amici. Da cosa nasce cosa, l’incontro con Sergio Pappalardo, un buon packaging che mai guasta, il lusso di non essere mossi dalla necessità di fare subito reddito e l’orgoglio, soprattutto, di fare le cose perbene. Nasce così questa azienda che regala al suo vino un carattere tipico, assolutamente da incorniciare come simbolo del ritorno alla terra.
Nel loro primo Greco, l’ottimo millesimo 2008, il lavoro in vigne c’è e si vede in bottiglia. Una cura maniacale, portata avanti sin nei minimi dettagli, rende possibile al territorio di esprimersi nel bicchiere senza compromessi inutili. Mineralità sulfurea, acidità, struttura. Un bianco per i grandi abbinamenti, favorito in questa vocazione dalla nota agrumata molto netta che domina inizialmente la beva e che resta grazie alla freschezza.
Da sbizzarrirsi sulla cucina di Costa, da quella di Maria Rina del Ghiottone a Policastro alle crezioni del Poeta Vesuviano a Torre del Greco: sono questi i vini che ci aspettiamo di trovare nei locali che abbiano ambizione di cucina non omologata e non scontata, ché la ricerca di un vino, di una chicca in questo caso, non può essere meno impegnativa di quella profusa per portare un buon prodotto a tavola. Anche perché poi entrambi fanno conto e, soprattutto, soddisfazione.