Greco di Tufo 2011 docg Torricino e l’arte di Stefano Di Marzo

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Stefano Di Marzo, Torricino, in vigna Campanaro (foto di Sara Marte)

Uva: greco
Fascia di prezzo: dai 5 ai 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio

di Sara Marte

A Stefano Di Marzo non devi nemmeno chiedere di andare in vigna. Per lui è scontato che, una visita in cantina che si rispetti includa la terra gialla di zolfo, le alture, il clima ed il lavoro lento e ben studiato che si svolge tra i filari. Solo così si comprendono le bottiglie: assodato ma sacrosanto. Stefano, enologo, fonda nel 2002 l’azienda Torricino, proprio in località Torricino, a Tufo e di cui si occupa assieme alla sorella Federica.

Uno sguardo attorno alla curata cantina (foto di Sara Marte)

Noterete, appena giunti in azienda, le vigne che la circondano, tutte di greco, ma questa è un’ovvietà per un territorio che ha imparato a fare le cose giuste nei luoghi giusti. Saggi!

Partiamo alla volta degli altri vigneti senza tralasciare, nel tragitto, un po’ di storia della città indissolubilmente legata alle miniere: “Francesco Di Marzo scoprì le miniere nel 1866” così recita l’iscrizione che accompagna il mezzo busto dello scopritore. Altri raccontano invece che il primo ad accorgersi di quel tesoro nascosto fu Federico Capone d’Altavilla. Dato oggettivo comunque, fuori dalle narrazioni e dai primati di sorta, è però che due furono le grandi aziende di Tufo: quella dei Di Marzo e la SAIM, in parte ancora attiva.  

La SAIM che si scorge da lontano (foto di Sara Marte)

Arrivati in vigna, comprendiamo allora quanto lo zolfo e le miniere siano parte integrante non solo della storia di Tufo ma dell’anima e del paesaggio attuale. Camini da cui passava l’aria e la luce sbucano qua e là tra i filari. Sotto c’erano le miniere di zolfo. In Vigna Vignale, poco più di un ettaro a 280 metri s.l.m., tutto è ancora più evidente. Da questa terra viene il Raone, un greco di Tufo che in passato Stefano Di Marzo faceva in legno, e che dall’annata 2010 è in solo in acciaio. La quantità di zolfo in questa vigna è evidentissima ed in estate il terreno, più secco, è inesorabilmente giallo.

Vigna Vignale e la sua terra, da cui il cru di greco Raone (foto di Sara Marte)

Molto bella anche Vigna Campanaro, la più grande tra i vari appezzamenti, 2,5 ettari, con terreni argilloso – calcarei con venature sulfuree. Qui le piante hanno circa 40 anni ad eccezione dei nuovi impianti risalenti al 2001. E’in parte a raggiera avellinese, utile anticamente perché consentiva le colture sottopianta e in parte a spalliera.

Le piante a raggiera avellinese (foto di Sara Marte)
Vigna Campanaro e gli ordinati filari (foto di Sara Marte)

Sono 11 gli ettari di vigneto totali, 6 di proprietà e 5 in conduzione, tutti in zona tranne 1 ettaro a Lapio per il fiano e uno a Montemarano per l’aglianico. Tornati in azienda, proviamo i vini ed una chicca: l’olio davvero superbo.

La gamma dei vini Torricino (foto di Sara Marte)

Scelgo il greco di Tufo base, annata 2011. E’ un’esplosione di freschezza e nerbo acido. Colore carico ha naso di frutta succosa e grande mineralità accompagnate da note fumé. Parte con un naso complesso di pesca matura e nespola ed ancora prosegue con una manciata lieve di erbe aromatiche. In continua evoluzione il greco deve stare in bottiglia, abbiate dunque la pazienza di attendere e vedrete cosa potrà regalarvi tra un annetto. La pungenza dell’acidità fa largo alla bocca. Tagliente e verticale ha grande salinità ed estrazione per un sorso di esperta sostanza, struttura e materia. Un vero campione. Abile con i suoi bianchi è Stefano Di Marzo, c’è poco da fare. Questo ragazzo, come dice egli stesso, col greco ci parla con intima confidenza.

Sede a Tufo, in località Torricino, 5. Tel e Fax 0825 998119. Sito : www.torricino.it . email : info@torricino.it . Enologo: Stefano Di Marzo. Ettari: 11. Uve: falanghina, greco, fiano, aglianico.

11 commenti

  • Mimmo Gagliardi

    (20 luglio 2012 - 07:15)

    Brava Sara e grazie. E’ da tempo che voglio andare a vedere Torricino. Oltre al greco, mi hanno detto che il fiano 2011 e’ buonissimo. Ciao! :)

    • Sara Marte

      (20 luglio 2012 - 07:50)

      Su tutti i bianchi troverai una mano di mestiere e molto territorio, è un po’ l’indole di Stefano Di Marzo. I bianchi sono decisamente il suo forte.
      Comunque sono daccordo, anche il Fiano 2011 è buonissimo, complesso, ficcante, lunghissimo.
      Grazie Mimmo, ti abbraccio :o)

  • Federica Marinelli

    (20 luglio 2012 - 07:24)

    Il Raone non lo provo da un po’, non vorrei dire sciocchezze ma un po’ di annate son saltate . Lo ricordo comunque in legno, sono felice di questa scelta di tenerlo solo in acciaio. Ottimo il Greco di Tufo , la 2010 era una bottiglia spettacolare, questa promette davvero bene.
    Buon fine settimana a tutti,
    Federica

  • Sara Marte

    (20 luglio 2012 - 07:54)

    Buongiorno Federica, ha proprio ragione rigaurdo al Raone, dopo la 2007, non sono uscite nè la 2008 nè la 2009. E’ poi tornato con la 2010 ma solo in acciaio. Una scelta stilistica che anch’io apprezzo molto.
    Buon fine settimana a lei.

  • Valerio Rosati

    (20 luglio 2012 - 09:32)

    Io ho ancora un paio di bottiglie del greco 2009 e me le conservo gelosamente! Il suo greco mi pare un ottimo mix tra le interpretazioni più estreme e tradizionali che privilegiano le note sulfuree e minerali e quelle più moderne e, forse, piacione che esaltano la frutta. Dico un’eresia se penso che il suovino lo si gusti meglio non freddo, quasi a temperatura da rosso?

  • Luca Perrella

    (20 luglio 2012 - 11:26)

    Quando ho incontrato Stefano Di Marzo quello che mi ha colpito è che non guarda solo al suo “orticello” ma ha una visione più ampia che raggruppa il territorio. I vini poi sono migliorati di anno in anno sempre a metà tra un vino classico e di terriotrio e uno di rottura e per questo mi sono sempre piaciuti. Bel racconto delle vigne e del lavoro pulito e serio che svolge, bella descrizione del vino, Complimenti! ci voleva parlare di quest’azienda.

  • Paolo Mazzola

    (20 luglio 2012 - 15:20)

    Spesso ha gradito il fiano di quest’azienda, oltre al greco base.

    • Sara Marte

      (20 luglio 2012 - 15:48)

      E’ vero Paolo, gran bel vino, m’è piaciuto tanto il fiano in degustazione in cantina. Poi Stefano è uno schietto, così riesci a parlare di vino, annate e territorio sul serio. Quest’anno, per me, anche il suo fiano è veramente centrato.

  • Francesco

    (20 luglio 2012 - 16:29)

    I vini di Torricino ed in particolar modo il Greco di Tufo , come lo chiama lei signora Sara, base è per me uno dei vini del cuore. Lo bevo e lo ribevo, lo conservo per riaprirlo dopo un paio d’anni e lo trovo sempre migliorato, più complesso, ricco, grasso, completo. Questi sono i grandi vini. Quelli che puoi bere sempre e che il tempo è solo un caro amico e mai inesorabile falce. Bellissima azienda.

  • carmine

    (20 luglio 2012 - 18:06)

    Sarà pure scontato ma leggere di tanto amore per la vigna e per la propria terra é impagabile. Che bello questo viaggio attraverso le immaggini di luoghi così vicini tra loro e che regalano però vini tanto differenti. Tufo vista da vigna vignale col dettaglio della terra gialla è il vero esempio di quello che l’irpinia ha da offrire, in un caleidoscopio così variegato eppure così compresso. Mi piace l’irpiania, mi piace Torricino, mi piace il suo greco e pure quest’articolo!

  • Lori DeVito

    (2 agosto 2012 - 23:05)

    Ho avuto il piacere di riconoscere mio cugino/parente Stefano a luglio quando stavo aTufo con famiglia. Stefano ci ha fatto il grande tour. molto gentile. Grazie mille….

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