Grifalco, i toscani in Lucania

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Emigrare verso Sud per fare buona agricoltura. Anche questa scelta conferma lo straordinario momento della viticoltura meridionale capace di reggere sulle proprie spalle il difficile peso degli anni della crisi appena superati. Stavolta non si tratta di grandi aziende o di personaggi dello star system, ma di Fabrizio Piccin e Cecilia Naldoni, una coppia del vino già ben conosciuta in Toscana dove nel 1985 avevano acquistato l’azienda Salcheto per produrre Vino Nobile di Montepulciano e Chianti che hanno fatto una scelta radicale e inconsueta: realizzare e chiudere bottega per iniziare la nuova avventura a Melfi coltivando aglianico in sedici ettari di vigneti sparsi fra venosa, Rapolla, Ginestra e Maschito, sorvegliati dallo splendido castello di Federico II e dal Vulture. Anche questa bella storia è possibile raccogliere alla settima rassegna di Aglianica organizzata da Donato Rondinella quest’anno a Venosa da oggi sino a domenica nel Castello Pirro del Balzo costruito all’ingresso della città di Orazio (www.aglianica.it). Dibattiti, degustazioni, ma soprattutto l’atmosfera del momento magico vissuto da questo austero rosso lucano capace di regalare grandi soddisfazioni agli appassionati conservando quasi sempre uno strepitoso rapporto tra qualità e prezzo. Il Grifalco 2004 ha fatto il suo esordio a Vitigno Italia ed è subito piaciuto molto, tanto da aver centrato al primo colpo la corona con la nuova Guida Vini Buoni d’Italia 2007 edita dal Touring Club. Si vede subito la grande pratica di Fabrizio e di Giampaolo Chiettini, enologi dell’azienda, con il rosso: l’impatto olfattivo è molto complesso, dolce, intenso e persistente mentre in bocca si è riusciti a trovare il giusto equilibrio tra la morbidezza di cui un vino ha sempre bisogno per piacere, la sfrontata mineralità tipica del terroir del Vulture e la freschezza che caratterizza il vitigno più importante del Mezzogiorno. Con questa formula, trovata tra l’altro in una annata certamente non facile e dalla quale non ci si aspettavano grandi cose, l’Aglianico di Fabrizio e Cecilia è proposto in 60.000 bottiglie a un prezzo franco cantina nettamente inferiore ai dieci euro. Ecco perché ha le carte in regola per avere molto successo come sempre accade in questi casi alla maggior parte dei vini meridionali pensati e non improvvisati o inventati. Lo abbineremo al capretto lucano cucinato da Novecento, lo storico locale di Melfi o a una nutrita selezione di pecorino della vicina Filiano. L’Inverno già soffia il suo arrivo sull’Appennino meridionale ed è, per questo, tempo di ricominciare a bere l’Aglianico.