Lambrusco 2010! Guida autorevole alle dieci migliori bottiglie: la Schindler’s List di Laura Franchini ci fa sognare

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Laura Franchini

Chi se non Laura Franchini, sommelier e coordinatrice Vini Buoni d’Italia dell’Emilia Romagna, può disegnarci la rotta sicura tra l’Oceano di Lambrusco? Ecco dieci grandi etichette da inseguire, abbinate dalla nostra amica con sapienza alla festosa e opulenta tradizione emiliana.
Ci piace il ritorno di questo vino: moderno, vicace, di compagnia.

di Laura Franchini

Le liste sono talvolta dolorose, sempre difficili. Ma quest’anno, tra le decine di assaggi, ho scelto queste dieci etichette e spero che voi tutti siate d’accordo con me dopo averle provate.
Ecco a voi


1-Cantina Barbolini
Via Adriano Fiori, 40
41043 Casinalbo di Formigine (Mo)
Tel. 059.550154
www.barbolinicamtina.it

Una realtà ben ancorata nella tradizione, che produce vini giovani, freschi, in linea appunto con la prassi del territorio.
L’intera gamma di questa cantina è di ottimo livello, ma vogliamo attrarre l’attenzione sulla produzione biologica, particolarmente ben riuscita: il Bio Rosso e il Bio Rosè, entrambi a base di lambrusco Grasparossa di Castelvetro coltivato secondo i rigorosi dettami dell’agricoltura biologica, sono sorprendenti per gradevolezza, fruttuosità, tipicità. Il primo si apre con un bel rosso scuro, accompagnati da sentori viniso e fruttati di mirtillo e more. Morbida e pulita la schiuma, avvolge con gradevolezza il palato, lasciandolo ben pulito in chiusura. Il secondo è brillante nel colore rubino chiaro, trasparente, con note di ribes e roselline di campo al naso, Anche in questo caso è ben bilanciata la nota acida, che assieme alla schiuma deterge la bocca. Da gustare ben freschi, con un piatto di salumi emiliani.

Foto tratta dalla pagina FB di www.lambrusco.it

2.Cantina Sorbara
Via Ravarino Carpi, 116
41030 Bomporto Modena
Tel.059 909103

www.cantinasorbara.it
Sono ben 410 i soci di questa storica cantina sociale, sita nel cuore della Doc Lambrusco di Sorbara.Si dice che il Lambrusco per eccellenza sia proprio il Lambrusco di Sorbara. Certamente è un vitigno di estrema eleganza, al naso come al palato, che nelle sue migliori espressioni si allontana fortemente dall’idea, sbagliatissima ovviamente, che i lambruschi siano vini ruvidi e un po’ grezzi. Il Lambrusco di Sorbara Villa Badia della Cantina Cooperativa di Sorbara è delicato, giustamente rosato nel bicchiere, brillante, al naso è elegante e raffinato nei sentori di rosa e viola. Al palato entra morbido, con una raffinata schiuma e una buona spalla acida. Chiude morbido, circolare e armonioso. Ottima tradizionalità.
3.Cavicchioli U. & Figli s.p.a.
Via Canaletto 52
41030 San Prospero (Mo)
Tel. 059 812411
www.cavicchioli.it

Azienda di successo, fondata nel lontano 1928 da Umberto Cavicchioli, che ha sempre puntato sulla tipicità territoriale, sul rapporto col territorio, con la tradizione. Il Lambrusco di Sorbara Vigna del Cristo è infatti un must della tradizione del Lambrusco: si dice che le sue uve derivino proprio da quella vigna di lambrusco di Sorbara in uso al parroco, una vigna antica e detentrice della tipicità del vigneto. Come il Sorbara deve essere, visivamente si presenta rosso porpora trasparente, tendente al rosato. All’olfattiva sono sentori di fragole mature e ribes, con toni vegetali a corredo. Al palato la schiuma è decisa ma non invasiva, rotonda e ben bilanciata. Buona la freschezza, è intenso e abbastanza lungo, con delicatezza. Da accompagnare ad un piatto di tortellini in brodo di cappone.

4.Chiarli
Via Manin, 15
41122 Modena (MO)
Tel.: 059 3163311
www.chiarli.it

Azienda nata nel 1860 per opera di Cleto Chiarli , rappresenta ora una delle realtà di maggior successo del modenese. E’ il Lambrusco di Sorbara Centenario a piacerci particolarmente, grazie a finissimi profumi di fragoline di bosco e garofani rossi, in chiusura nota di pepe rosa. Già al colore, giustamente chiaro, lasciava presagire un buon rispetto della tipicità, come infatti è. Buona la nota fresca e quella sapida, in equilibrio con le morbidezze, leggere. Solo 11 i gradi di alcol per un prodotto di ottima bevibilità. Scontato l’abbinamento con i piatti della gastronomia emiliana, da provare anche come aperitivo, accompagnato da stuzzichini, salatini e sfiziosi finger food.

5.Lini910
Via Vecchia Canolo, 7
42015 Correggio (RE)
Tel. 0522 690162

www.lini910..it

Siamo a Correggio in provincia di Reggio Emilia con questa azienda storica, famosa pper la produzione di Lambrusco e per la grande sapienza nel Metodo Classico. I vini che Lini910 propone sono si vini di grande qualità, ma soprattutto di grande eleganza nella tradizione. Il tutto con costanza: mai una sbavatura, una cessione, una virata. Vogliamo proporre proprio un Lambrusco vinificato secondo i dettami dello champenois. Si tratta del Metodo Classico Rosso: Intenso e franco di note vinose, porge tinte raffinate tipiche dell’uso sapiente di lieviti selezionati. Una franchezza di vitigno, riconoscibile nelle nota fruttate e vegetali, che si fonde con scioltezza nelle tinte croccanti del Metodo Classico, portando leggere nocciole verdi, burro in crostata di more. Fresco e incisivo, si accompagna splendidamente alla cucina emiliana, non disdegnando svolazzi nell’etnico.

6.Medici Ermete
Via Isacco Newton, 13a
42100 Reggio Emilia
Tel. 0522 942135
www.medici.it

Siamo nei pressi di Reggio Emilia con l’azienda Medici, che ha recentemente investito nel rinnovamento dei vigneti come delle strutture. I vini di Medici sono vini ben riconoscibili, costanti nella qualità. Ci concentriamo sul Lambrusco Concerto, vitigno Salamino di Santacroce, che al bicchiere si presenta rosso rubino scuro con riflessi porpora. In queste zone i vini a base lambrusco cominciano a scurirsi, in particolare se paragonati ai vini a base di lambrusco di Sorbara. Il Concerto regala un equilibrato bouquet intriso di more mature e pepe rosa, sentori tipici del vitigno. La sorsata è piena, morbida, ben fresca e con un perlage equilibrato, presente ma non eccessivo. Pur con una sua buona intensità lascia la bocca pulita, grazie ad un voluto equilibrio, ben riconoscibile. Eccellente con le coppe stagionate e i salami.

7.Paltrinieri Gianfranco
Via Cristo, 49
41030 Sorbara (MO) Italy T./F. +39 059 902047
www.cantinapaltrinieri.it

Tre generazioni al servizio del lambrusco di Sorbara, con costanza, dedizione e una dosata dose di modernità. La produzione del lambrusco infatti necessità di uno stretto controllo delle temperature, per evitare fermentazioni indesiderate, che solo con le moderne tecnologie si reisce ad effettuare nel migliore dei modi. Nel L’Eclisse, doc Lambrusco di Sorbara troviamo proprio una sapiente gestione delle migliori caratteristiche del vitigno, declinata con un pizzico di modernità. E’ un vino lungo, intenso e tipico nelle note di frutta bosco e rose di campo. La sorsata è densa ma con garbo, il tannino equilibrato, buona la presenza acida. Un Lambrusco che ben si sposa con scaglie di Parmigiano Reggiano, gnocco fritto e salumi, tagliatelle al ragù.

8.La Pederzana
Via Cavalliera n.8
Località Solignano Vecchio
41014 Castelvetro di Modena (MO)
Tele 059 748072
www.tenutapederzana.it

Siamo a Castelvetro, culla del lambrusco Grasparossa di Castelvetro. Questa splendida contina si vanta di detenere un clone di Lambrusco Grasparossa di Castelvetro unico. Le crediamo, certamente è unico il Lambrusco della Tradizione, per aderenza al vitigno e gusto. Il Lambrusco Grasparossa porta con sé note vegetali, ricordi di pepe e di “graspo” e il Lambrusco Grasparossa della Tradizione non fa eccezione. E’ intenso e scuro, seducente e ruvido, come i veri modenesi… Vinoso e fruttato di marasca, al naso rivela subito tutta la sua seducente veracità, che continua in bocca, grazie ad una retrolfattiva corrispondente. Armonico ed equilibrato, le note tanniche sono presenti, così come quelle sapide, ma in equilibrio. Buona la spalla acida e l’effervescenza, che garantiscono una buona pulizia della bocca dai grassi della cucina locale. Vede il suo matrimonio perfetto con zamponi, cotechini, salame da sugo. E purè. Olè.

9.Corte Manzini
Via Modena 131/3
41014 CA DI SOLA CASTELVETRO (MO)
Telefono 059/70.26.58
Fax 059/70.15.91
www.cortemanzini.it

Manzini è una bella cantina sita nei pressi di Castelvetro, culla del Lambrusco Grasparossa. Presso l’azienda troverete anche una moderna locanda e un ristorante, specializzato in cucina tradizionale emiliana, gnocco e tigelle. Andateci e fatevi servire il loro Lambrusco L’Acino. Prodotto con uve di Grasparossa di Castelvetro, è intenso già subito all’occhio, con un bel color porpora scuro. Intenso al naso, franco e vinoso di ciliegie scure e marmellata di more, con ricordi vegetali. Al palato è secco, pastoso, masticabile ma con grazia, si accompagna perfettamente alla grassa ed epicurea cucina della zona.

10. Venturini e Baldini
Via Turati, 42
42020 Quattro Castella RE
0522 249011
www.lambruscoreggiano.it

Sulle colline reggiane, in un parco sconfinato, si trova questa bella realtà, guidata da giovani leve, con piglio e rispetto della storia che li precede. Scegliamo così un prodotto classico, semplice, pulito, il Lambrusco Reggiano, uvaggio di diverse uve lambrusco: Marani, Maestri, Montericco, Salamino, Grasparossa. Una tradizione piuttosto radicata nella zona, quella cioè di trovare un proprio blend, che soddisfi il palato del consumatore e che si sposi con la cucina locale. Riuscitissimo quindi nell’intento, perché questo è proprio un vino di grande soddisfazione. Un’olfattiva decisa di frutti, mosti, pepe verde, more e mirtilli, a cui segue un palato rotondo, ben dosato nei tannini e nel perlage, morbido. Di bella armonia e bevibilità è da provare con lasagne al ragù e bolliti misti.

20 commenti

  • Stefano Caffarri

    (23 settembre 2011 - 11:03)

    Una selezione è una prospettiva parziale, e come tutte le prospettive parziali propone un punto di vista.
    L’operazione nel caso del Lambrusco è particolarmente azzardata, quando si tratta di mettere insieme Sorbara, Grasparossa e Salamino, che hanno in comune poco più che l’essere spumosi.
    E’ un errore che ho commesso io per primo, quindi non la faccio lunga.

    Però a fronte di una selezione – dunque una visione orientata della realtà – mi viene da segnalare che inserire nelle eccellenze le bollitissime esperienze di Venturini e Baldini e Lini, passi Cavicchioli, passi la Cantina di Sorbara, e dimenticare realtà piccole nella dimensione ma grandi nel progetto grida vendetta al cospetto di Bacco. DIco a caso: Graziano, Donati, CInque Campi, Podere Saliceto, Cà de Noci, Storchi e certamente ne dimentico.
    Certo, la ricerca di queste emergenze è un po’ più laboriosa. Se le interessa, anche noi ragazzi di campagna potremmo fornire qualche dritta.

    • Massimo D'Alma

      (23 settembre 2011 - 11:39)

      …e certamente ne dimentico.

      Le Barbaterre, per dire

    • Fabrizio Scarpato

      (23 settembre 2011 - 11:48)

      Anticipato, con maggior cognizione di causa. Ma Donati e Cà de Noci erano “assenze” pesanti anche ai miei occhi dall’altra parte della Cisa.

    • Massimo D'Alma

      (23 settembre 2011 - 12:10)

      Non so dove sia finito il mio commento…quindi riposto :)
      Comunque dicevo: “…e certamente ne dimentico.”

      Le Barbaterre, per dire

  • Giovanni Russo

    (23 settembre 2011 - 11:32)

    Visto che in premessa viene detto: “spero che voi tutti siate d’accordo con me dopo averle provate”, mi sento di condividere le osservazioni in merito ai marchi presentati ma, francamente e personalmente, non riuscirei ad escludere la cantina Ceci. Tutto qua.

  • Laura Franchini

    (23 settembre 2011 - 12:12)

    Bello avere dei commenti, come sempre. Graziano, Donati…bei prodotti davvero, dovevo però premettere che, dovendo dare una prospettiva per coloro che non hanno la fortuna di vivere o passare spesso dalle mie parti (io sono di Sassuolo, in provincia di Modena), ho scelto vini reperibili anche fuori zona. Inoltre ho fatto una scelta di continuità nella qualità. Sono diversi i produttori locali, che stimo e rispetto, che si rifanno a fermentazioni estremamente tradizionali, proponendo però, alle volte, vini davvero difficili, estremi. Certo, si potrebbe approfondire l’argomento, con un pezzo a loro dedicato. Della serie “forse non li troverete, ma se volete conoscere il Lambrusco e la sua storia, fatevi un giro su questi cavalli.” Ceci invece l’ho escluso volutamente, non perché non apprezzi il loro lavoro, soprattutto in termini di comunicazione, ma perché penso che i loro prodotti si rifacciano più ad un volere del mercato che alla tradizione. Sul fatto poi che mettere insieme diversi vitigni di Lambrusco sia arduo, concordo. Ma come faccio? Monopolizzo il blog dell’amico Luciano con i miei spumosi compagni di merende?…baci

    • luciano pignataro

      (23 settembre 2011 - 12:20)

      Chiedere a un emiliano quali sono i migliori lambruschi è come rivolgersi a un napoletano per la migliori pizzerie. A Laura ho chiesto, e la ringrazio per il lavoro svolto, dieci lampi di prodotti verificabili facilmente e ovviamente reperibili rivolgendosi a un pubblico che cerca un primo approccio alla materia
      Allora il prossimo post sarà dedicato a Lambrusco, bello e impossibile:-)

      • Fabrizio Scarpato

        (23 settembre 2011 - 12:36)

        Vero, a volte ci si lascia prendere da eccessi di zelo. Il fatto però che nella GdO o in genere, siano reperibili solo lambruschi molto base (già alcuni tra quelli citati nel post non sono facili da reperire) dimostra quanto lavoro ci sia da fare per far scalare questo vino dai piani altissimi o bassissimi, confuso coi bottiglioni, ai piani centrali degli scaffali. Insomma a ridargli la dovuta e straordinaria dignità.

    • Stefano Caffarri

      (23 settembre 2011 - 12:52)

      Ottima argomentazione.
      Riflettendo, capisco. Forse il taglio allora era “Eccellenze, in mancanza di meglio”.

      Se le voci autorevoli segnalano come eccellenze solo quelle reperibili, nessuno si sforzerà di rendere reperibili le eccellenze vere che invece non lo sono.
      AMMA, naturalmente.

  • Massimo D'Alma

    (23 settembre 2011 - 13:20)

    Comprendo la difficoltà di muoversi in un ambito così complesso come quello del “lambro”.
    Però di Ceci (che non apprezzo) leggo “penso che i loro prodotti si rifacciano più ad un volere del mercato che alla tradizione”, quindi lo escludo. Peccato che poi il post sia la “Schindler’s List” di aziende che fanno altrettanto.
    Concordo completamente con il Caffarri sulla reperibilità.

  • Laura Franchini

    (23 settembre 2011 - 14:57)

    @Stefano: io ho citato prodotti che ritengo eccellenti, non solo facilmente reperibili. Inoltre il problema nn è solo reperirli nella GdO, ma anche localmente, sono, come certamente sai, produttori dalla bassissima produzione. Molti di questi non riescono non solo a mandare i vini in degustazione per la guida, ma spesso terminano le scorte anzi tempo anche per i loro clienti, Inoltre, senza fare nomi, hai citato un paio di produttori i cui lambruschi in degustazione sono risultati mediocri, a causa di una fermentazione un poco troppo casalinga, diciamo così… @Massimo: Ho citato aziende che hanno ANCHE prodotti commerciali, non SOLO prodotti commerciali, c’è la sua differenza… baci a tutti

  • ALBA

    (23 settembre 2011 - 16:13)

    Tre bicchieri GR per
    Lambrusco di Sorbara Leclisse 2010 – Paltrinieri
    Lambrusco di Sorbara Vecchia Modena Premium 2010 – Cleto Chiarli

    …. stavo per programmare di svuotare nel wc le sei bottiglie di Cavicchioli, nella versione secco e amabile, impunemente acquistate al grande magazzino…

  • vincenzo busiello

    (23 settembre 2011 - 19:44)

    alla tenuta Pederzana, bevete anche l’Ubi Maior,grande amarone dell’emilia.

  • Monica Piscitelli

    (23 settembre 2011 - 20:22)

    E’ sempre bello lo scambio cosi’ serrato di informazioni e pareri. Effettivamente premettere che era una lista di prodotti almeno reperibili era importante. Poi, come nei giornali, il titolo non lo fa il redattore. Sicuramente questo è un post che aiuta molti ad avvicinarsi al tema perchè i Lambrusco che si conoscono sono davvero pochi. In generale: in alcune occasioni, nel racconto, è meglio sacrificare le piccole nicchie, anche se pregevolissime, per accendere l’attenzione. C’è sempre poi tempo per approfondire. Quando si parla di Guida autorevole è perchè è autorevole il suo compilatore e in questo caso …non sapete con quale amore e competenza, cari amici rapidi nel saltare alle conclusioni, Laura Franchini (due volte l’ho vista in azione in due finalissime Vini Buoni dove mi onoravo di dividere il tavolo con strepitosi colleghi, tra i quali lei) sottolinea le piccole differenze e difende i piccoli grandi cavalli del suo territorio. Credo, ci potete giurare, anzi, li conosca proprio tutti… A volte nel giornalismo è necessario parlare ai più, a un pubblico ampio, più che a una nicchia di conoscitori, ma non per questo lo scrivente ne sa poco o nulla. O pecca di parzialità o fa di ogni vitigno un fascio. Non sempre si è esaustivi perchè non sempre è il caso di esserlo o è egli obiettivi. La filippica benevola : )) è per dire – visto che spesso lo riscontro durante questi tempi in cui il web stravolge regole e regolati – che c’è differenza tra un conoscitore di vino, un appassionato, un degustatore, un blogger, un curatore di guida, un comunicatore e un giornalista. Ognuno sa come fare il suo lavoro o perseguire i propri interessi. E tutti meritano rispetto. m.

    • Giuliano Capedri

      (23 settembre 2011 - 23:12)

      Per interesse diretto seguiamo molti Blog; vogliamo capire quali sono i pensieri (non usiamo volutamente il termine tendenze) che vengono condivisi in Rete rispetto al vino. Il più delle volte non interveniamo nei commenti perché sono molto, troppo “alti” e non facilitano il dialogo.
      Leggendo la parte finale di Monica ritroviamo il nostro obiettivo: proporre il vino in Rete nella maniera più semplice. Sappiamo che sono tantissimi gli enonauti che cercano in Internet un buon vino – semplicemente – non crediamo che leggendo Post così critici s’innamorino del Lambrusco, al contrario.
      Domanda: la maggioranza di noi cerca in Rete curiosità, storie sul vino e su chi lo produce; questo Post e tutti i vari commenti, pensate che sia capito da questo tipo di persone (ripetiamo, la maggioranza), sarà il Lambrusco il loro prossimo vino – non crediamo! Nella Rete il rispetto esiste quando c’è condivisione. Riusciremo a trasformare la critica in suggerimento? E ora un bel brindisi con il Rosso del Motto dell’Antica Corte Pallavicina. G

  • Monica Piscitelli

    (24 settembre 2011 - 10:11)

    Bene, non credo si innamorino del Lambrusco, ma si incuriosiscono. Perchè son troppo pochi gli enonauti che cercano “LAMBRUSCO” come parola chiave. Circa il passaggio sul dialogo….invito gli enonauti, assolutamente, a dire la propria. Non ci sono post troppo alti, anche se capisco cosa intende. Il web è dialogo e il vino è esperienza non scienza. Non per nulla è frutto dell’agricoltura. Tutto sta ad usarlo con gentilezza mentre accade che, da dietro allo schermo, i suggerimenti diventano critiche. E anche forti. Tutti vogliono mostrare di saperne di più e senza poter guardare in faccia il proprio interlocutore diventa estremamente facile. Grazie per il suo contributo, su cui riflettere. Monica

    • Stefano Caffarri

      (24 settembre 2011 - 13:30)

      Monica, non si tratta di dimostrare di saperne di più. Trovo un senso nel chiamarmi principiante, fino a che il principiante conserva la capacità di sorprendersi, la curiosità, la mancanza di pregiudizi.
      E non si tratta nemmeno di rispetto: che è fuori discussione, nell’ambito delle opinioni, più o meno surrogate da titoli.
      Se però leggo un’articolo di quest risonanza e non ne condivido nè il metodo nè il merito, vorrei essere libero di esprimere un’opinione di cui ognuno può fare strame in tempo reale, senza pretesa di verità nè di autorità.
      E’ il solito problema del sistema di riferimento: in una cosmogonia in cui i prodotti di Venturini e Baldini, che peraltro a molti piacciono e molto, sono cosiderati manifesto della tradizione e del territorio io non mi ritrovo, e ringrazio la rete che mi consente di dirlo.

      PS.: per innamorarsi del Lambrusco, così come del Pecorino, del Gattinara o dell’Occhio di Pernice, bisogna berlo.

  • Laura Franchini

    (24 settembre 2011 - 13:23)

    Ciao Monica, un abbraccio. Resta sempre il fatto che dobbiamo fare l’abbinamento pizza-lambrusco. Giusto perché è scompigliando lke carte che ci si diverte di più…baciotti

    • Monica Piscitelli

      (25 settembre 2011 - 00:06)

      Quando vuoi. Lambrusco e Gragnano. Cosi’ scompigliamo e riordiniamo. : ))

  • Lambrusco Day

    (24 settembre 2011 - 13:42)

    Laura’s list allows consumers around the world to discover and explore quality lambruscos. Once someone has ‘mastered’ those lambruscos and is interested in ‘next level lambruscos’ they might be interested to search out producers such as Quatro Campi, Ca’ de Noci, etc. which appeal generally mostly only to those who are ‘really into wine’. James

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