Scelgo la Guinness, simbolo della verde Irlanda e birra largamente diffusa in tutto il mondo (Italia compresa), seppur in versioni, all’occorrenza riviste e corrette, per tornare nuovamente a parlare di birre ad alta fermentazione. Abbiamo già chiarito che la differenza tra birre ad alta e birre a bassa fermentazione è da collegarsi alla diversità di lieviti utilizzati che lavorano a temperature diverse, più alta per le prime più bassa per le seconde. Inoltre gli stessi lieviti durante la fermentazione salgono verso l’alto per le birre ad alta fermentazione e si depositano in basso nelle birre a bassa fermentazione. Gli aromi conferiti alla birra dai diversi ceppi di lievito sono determinanti, più intensi e caratterizzanti per le birre ad alta fermentazione, più semplici e immediati per quelle a bassa fermentazione.Parlando di Guinness ci troviamo, più ello specifico, di fronte ad una “stout”, una sottocategoria delle ale (come vengono comunemente chiamate le birre ad alta fermentazione anglosassoni), caratterizzate fin dall’aspetto da un colore carico che varia dal marrone scuro (che può essere anche un ambrato scuro per taluni prodotti) al nero. Il colore così carico è da imputare alla tostatura spinta dei malti utilizzati (malti al plurale, proprio così, dal momento che in altre nazioni non solo l’orzo ma altre qualità di grani possono essere e sono impiegate nella produzione della birra). Le birre ad alta fermentazione di questo tipo (stout/porter) sono birre dalla beva talvolta pesante non solo rispetto alle più semplici lager ma anche rispetto ad altre ale di più facile appoccio e beverine (tipo, per fare un esempio, le classiche “bitter” inglesi servite, però, quasi sempre alla spina e solo occasionalmente imbottigliate. Siamo, pertanto, di fronte ad una sorta di peso massimo della tipologia. Qualcuno, per questo motivo, storcerà il naso essendo ormai l’estate alle porte e preferirebbe si parlasse di una birra più dissetante e disimpegnata, votata al ruolo “puro” di bevanda rinfrescante. Le birre scure si legano, infatti, quasi automaticamente, nell’immaginario collettivo, alle fredde serate d’inverno trascorse, al riparo dalle intemperie, in un pub o accoccolati vicino al caminetto di casa. In realtà ho scelto la Guiness per il suo abbinamento, tipico per gli irlandesi, molto meno per chi mi leggerà, con le ostriche, l’elite dei frutti di mare da gustare crude e perciò quanto mai indicate proprio nel periodo estivo. Le ostriche nostrane o francesi, seppur non saranno della grandezza e della consistenza di quelle irlandesi, a queste nulla hanno da invidiare, anzi, quanto ad intensità di profumi e sapore. Mentre le stout inglesi sono spesso più dolci e rientrano nelle birre da meditazione al contrario le stout irlandesi sono secche (“dry irish stout”) e si caratterizzano per una più bassa gradazione alcolica diventando così compagno ideale, anche se insolito, del mitile per eccellenza. Occorre però una precisazione: la Guiness che troviano sui nostri scaffali è, relativamente alla gradazione alcolica, un eccezione. Quella solitamente distribuita in Italia è, infatti, prodotta e destinata appositamente all’export. Per questo motivo mantiene una più elevata gradazione alcolica rispetto alla versione originale. Per versarla consiglio di utilizzate la classica pinta o, in mancanza, un bel calice da degustazione, tipo baloon o tulipano fa lo stesso, per intenderci quello che usate, in genere, per i vostri rossi importanti. Potrete, in questo modo, meglio apprezzarne il colore nero contrastare la “testa” bianca ricca di spuma alta e compatta. Al naso avvertirete netta la nota di caffè: chicco di caffè, caffè bruciato e/o caffè tostato. In sottofondo potrete cogliere solo lievi sfumature riconducibili al grano arrostito, alla cioccolata al latte, al caramello e alla vaniglia. La beva chiude con un leggero tocco vinoso sul finale, leggermente acidulo. Con le ostriche un vero godimento. Per chi, impaurito dal consumo dei frutti di mare crudi, non vuole comunque rinunciare a provare questa ottima birra potrà, continuando a far riferimento alla cucina estiva, dirottarsi su un tenero e succulento polipo cotto nella pignata, affogato tra i pomodorini ed insaporito con una spolverata di pepe e peperoncino oppure accompagnarla ad un semplicissimo trancio di salmone arrostito sulla brace. Se di pesce, poi, non ne volete proprio sapere allora provatela su una coloratissima pasta all’insalata particolarmente ricca di ingredienti grassi (la mozzarella di bufala non potrà mancare…) e generosa di condimento(olio a crudo), la Guiness non vi deluderà e si confermerà birra… da record !Campania felix a tuttiFabio Cimmino
Voglia di Birra
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