Guiscardo 2001 Solopaca doc

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CORTE NORMANNA

Uva: aglianico, sangiovese, altri non definiti
Fascia di prezzo: da 1 a 5 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio

Basterebbe una nota ruffiana al naso per parlare di miracolo: invece questo blend non fa sconti e rivela la sanità e la qualità del frutto solo quando entra in bocca. Siamo comunque inpresenza di un vino molto interessante, a metà strada tra passato epresente, che abbiamo conservato due anni prima della degustazione. Il passato è sicuramente questo naso poco interessante, né intenso e né persistente, il passato è il sangiovese  assolutamente inutile quando viene coltivato fuori dalle regioni rosse, incapace di esprimere il terroir pur essendo, mi ha fatto notare il professore EugenioPomarici,  il secondo vitigno coltivato in Campania dopo l’aglianico. Il presente, e il futuro, è costituito appunto dall’aglianico. Così in bocca questo Guiscardo è abbastanza fresco, abbastanza intenso e persistente, abbastanza morbido, un vino di territorio, adatto ad affrontare gli abbinamenti con i piatti tipici del Sud a cominciare dalle paste al sugo per continuare sugli agnelli speziati. La semplice lavorazione in acciaio dimostra le grandi potenzialità dei vigneti di questa azienda che conosciamo palmo a palmo, dalle solide radici contadine che dopo qualche vicissitudine ha imboccato la strada giusta, soprattutto quando parliamo dei bianchi a cui questo versante della Valle Telesina e il nuovo enologo sono sicuramente più vocati. Bisogna, per tornare al Guiscardo, insistere, perché non ci arrendiamo all’idea che il Solopaca resta al palo mentre la Campania e il Sud vanno avanti. Hanno pesato, e pesano, scelte di comunicazione assolutamente sbagliate negli ultimi anni: Brigitte Nielsen chiamata dalla Cantina Sociale potrebbe promozionare meglio un corso di culturismo più che un delicato vino della tradizione dell’Appennino Meridionale, mentre la baraonda dell’ultima festa dell’uva con vino nei bicchieri di plastica di cui pure abbiamo parlato in questo sito avrà conseguenze incalcolabili nei prossimi anni visto come se ne è parlato in giro tra colleghi (<non ci torno più finché vivo> la frase più dolce). Ma è inutile riaprire le ferite, il vino, come si dice, ormai è uscito dalle botti. La riscossa può venire da vignoioli autentici come i fratelli Falluto di Corte Normanna, Nifo, I Pentri, De Lucia, Ocone, giusto per citare quelli che lavorano tra Guardia e Ponte: qualità esasperata in vigna, esperienza generazionale nella terra, testa a posto sui prezzi. In sostanza, dunque, un bel vinoa prezzo giusto con un grande avvenire di fronte. Un bicchiere che, insieme a tanti altri che non fanno parlare di se, costituisce le fondamenta del sistema vitivinicolo campano.

Sede a Guardia Sanframondi, Contrada Sapenzie, 20. Enologo: Roberto Mazzer. Ettari: 20di proprietà. Bottiglie prodotte: 100.000. Vitigni: falanghina, greco,fiano, malvasia, trebbiano, agostinella, aglianico, sangiovese