Hennessy 250 Collector Blend

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Monsieur Hennessy mentre degusta e descrive il 250 Collector  Blend
Monsieur Hennessy mentre degusta e descrive il 250 Collector Blend

di Paolo Vizzari

Un grande liquore invecchia con stile, e se si porta bene i suoi anni non c’è vergogna a dire quanti sono. Hennessy, la più grande maison di cognac del mondo, spegne 250 candeline e festeggia lanciando sul mercato una bottiglia commemorativa dal nome fantasioso: Hennessy 250 Collector Blend. Al di là della mia bassa ironia, si tratta di un cognac piuttosto lontano dagli standard, giocato sulla delicatezza e sull’aggressività temperata, tanto da rendere superflua, se non dannosa, l’aggiunta di quel cubetto di ghiaccio che aiuta a smussare il carattere deciso di altri blend (per esempio l’XO, citando uno dei più amati della maison). Siccome due secoli e mezzo si compiono una volta sola, per l’occasione Maurice Richard Hennessy (rappresentante dell’ottava generazione di famiglia), è stato rapito e buttato su una carrozza d’oro al fine di compiere un tour mondiale di presentazione del prodotto, che l’ha portato fra una tappa e l’altra anche a Milano, dove ho avuto l’occasione di degustare in sua compagnia e porgergli qualche domanda.

250 Collector Blend
250 Collector Blend

Elegante e deformato dallo storytelling per sua stessa ammissione, Monsieur Hennessy si dilunga volentieri nel raccontare le note di arancia, chinotto e zafferano che il 250 Blend sprigiona dal bicchiere (Sarebbe divertente abbinarlo al vostro risotto alla milanese, suggerisce ridacchiando), per poi fissare estatico il vuoto mentre ne declama la persistenza quasi sovrannaturale. Bisogna però scucirgli controvoglia le note dolenti, ovvero dei numeri tanto privi di poesia quanto crudelmente reali: 1) Ne esistono appena 60mila bottiglie al mondo; 2) Partono da un non gentilissimo prezzo di 450 euro cadauna (e vista la disponibilità limitata sono da mettere in conto cifre anche maggiori). Inutile specificare che questi dettagli non saranno in grado di allontanare un vero appassionato di Hennessy, ma come reagiranno i semplici curiosi? La nostra chiacchierata è partita proprio dalle difficoltà che il cognac riscontra in alcuni mercati rispetto ad altri, e in particolare dall’appeal piuttosto moderato di cui gode in Italia.

Hennessy, Etichetta street artist Futura
Hennessy, Etichetta street artist Futura

Monsieur Hennessy, a cosa sente di poter attribuire il fatto che l’Italia sia per voi una piazza complicata?

A vari fattori, uno su tutti la vostra cultura avanzata circa molte sfere del bere e del mangiare, che da un lato vi porta a relegare a un ruolo marginale gli elementi esterni a tavola e vino (i liquori in particolare), e dall’altro fa sì che guardiate con diffidenza alle grandi case, prediligendo il modello familiare e le piccole produzioni artigianali.

Crede ci sia un errore di comunicazione da parte di chi dovrebbe avvicinarlo al pubblico, per esempio i sommeliers nei ristoranti?

Più che d’errore, parlerei di quasi assenza di comunicazione. Avete grandi sommeliers, che però spesso prediligono il vino e lo conoscono molto meglio rispetto al cognac. I nostri prodotti hanno un costo importante, ed è normale che le persone non vogliano pagare un prezzo che ritengono eccessivo finché non viene spiegata loro la differenza tra una bottiglia e l’altra. Io stesso non ho sempre amato e capito il cognac…

Barili di 250 Collector Blend
Barili di 250 Collector Blend

(qui io ho un sussulto d’incredulità, e Monsieur Hennessy se ne accorge)

(ride) Quando ero giovane non mi piaceva. Mio padre non voleva che io bevessi in sua assenza, così le occasioni per assaggiare il nostro cognac non erano molte, e parliamo di un liquore a cui il palato va abituato gradualmente. Ancora quando avevo vent’anni preferivo metterne qualche goccia su una zolletta di zucchero e mangiarla, solo in seguito ha iniziato a piacermi.

In compenso esistono comunità che hanno eletto Hennessy a feticcio e bandiera, penso per esempio alla scena hip hop afroamericana, dalle leggende dei graffiti col volto coperto ai rappers più noti.

Vero, perché per loro il nostro cognac è uno status symbol, qualcosa che rappresenta l’avercela fatta. La gente di strada negli Stati Uniti identifica in Hennessy un bene che solo i vincenti possono permettersi, e negli anni ’90 il nostro nome ha iniziato a comparire in canzoni, scritte sui muri, a volte perfino loghi. E’ anche per questo che negli ultimi anni ci siamo legati a famosi street artists (Futura, Obey, Kesh…) per farci realizzare delle etichette esclusive; ci sembrava il giusto modo di rendere il favore.

Dopo aver aperto con una domanda “scomoda” sull’Italia, vorrei chiudere con qualcosa di più leggero: se potesse rubare tre cose al nostro Paese, cosa sceglierebbe?

Non faccio fatica a rispondere: il Brunello di Montalcino, le trattorie e il commissario Montalbano.

 

 

3 commenti

  • Fabrizio Scarpato

    (21 maggio 2015 - 17:58)

    Peccato. Per il fatto che ruberebbe il personaggio commissario Montalbano… anziché un altro ispettore… ;-))

  • leo

    (21 maggio 2015 - 18:01)

    Abbi fede, appena contatto Gallimard glielo facciamo vedere a Camilleri… :-D

  • Paolo Vizzari

    (21 maggio 2015 - 23:28)

    Beh, Michelin non ha nemmeno bisogno di rubarlo, visto che sono connazionali!

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