I dieci vini del Sud da usare dalla Vigilia a Santo Stefano

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Come uscire sani e salvi dal tunnel gastronomico lungo dalla Vigilia a Santo Stefano, che quest’anno coincide anche con la domenica?
Ecco dieci vini del Sud con i quali farete sicuramente un figurone: ve li suggeriamo tra le chicche non molto conosciute ma sicuramente valide, tra i più buoni assaggi di quest’anno. Una scelta low cost.
Ecco l’articolo pubblicato ieri sul Mattino


La Vigilia è dedicata alla cucina di mare, ovviamente.

Stefano Di Marzo (foto Sara Marte)

1) Cominciamo allora con Il Greco di Tufo di Torricino (Tufo, Tel. e fax 0825.998119 www.torricino.com) piccola azienda alle porte di Avellino. Stefano Di Marzio, proprietario ed enologo, offre una versione ben calibrata tra i toni minerali e sulfuri e le notte fruttate, una buona mediazione se a tavola ci sono grandi esperti e persone che bevono saltuariamente.

Luigi Sarno

2) Per restare sui bianchi, altro bel campione è il Fiano di Avellino 2009 di Cantine del Barone a Cesinali, siamo sempre vicino Avellino (via Nocelleto 19. Tel. e fax 0825.666751. www.cantinadelbarone.it): bella grassezza che dimostra come i risultati arrivano anche in annate non particolarmente positivi se si riesce a lavorare bene in vigne: lungo, preciso, appagante e fresco.

Passiamo al Natale
Tre rossi dell’anno su tutti.

3) Il Taurasi Poliphemo 2006 di Luigi Tecce, viticoltore a Paternopoli su vigne a quota 600 metri (Via Trinità, 6 Tel.0827.71375), forse il più grande Taurasi di tutti i tempi per la capacità di coniugare potenza e freschezza, complessità e bevibilità.

 

Filippo Cassano viticoltore di Polvanera

4) Per chi ama sentire maggiormente la frutta, il Primitivo Polvanera 17 fatto da Filippo Cassano a Gioia del Colle (Strada Vicinale Lamie Marchesana 601
Tel. 080.758900, http://polvanera.altervista.org), grande capolavoro enologico, anche qui con notevole capacità di bilanciare la potenza, l’alcol e il nerbo acido. Qui ci sono sicuramente note piacevomente dolci, ma sono di rutta e niente affatto stucchevoli. Un moderno vino del Sud, in somma.


5) Terzo rosso è il cirotano ‘A Vita di Francesco De Franco: poco più di diecimila bottiglie (Strada Statale Ionica 106, tel. 096231044, 329.0732473 www.vignadefranco.blogspot.com), tra l’altro siete sicuri che c’è solamente gaglioppo dentro, senza vitigni internazionali.

Santo Stefano. Giornata di alleggerimento

Lorenza e Nicola Venditti, Castelvenere (Sannio)

6) La Barbetta Sannio 2008 doc di Nicola Venditti (Sede a Castelvenere, via Sannitica 122. Tel. 0824 940306, fax 0824 940301. www.venditti.it) è sicuramente un rosso di alleggerimento. Fresco, fruttato, immediatamente piacevole. Bevetene e godetene tutti.

 

Prisco e Giuseppe Apicella

7) In tema di bianco più leggero, ci spostiamo in Penisola Amalfitana con il Tramonti bianco di Apicella (Via Castello a Santa Maria, 1. Tel. 089/856209. www.giuseppeapicella.it)

Infine, per le bollicine, due strade ugualmente molto interessanti.

 

Antonio Capaldo e Pierpaolo Sirch

8) Il Dubl Greco dei Feudi di San Gregorio (Sorbo Serpico, Località Cerza Grossa. Tel. 0825 986611 www.feudi.it )


9) e quelle pugliesi di D’Araprì (San Severo, Via Zannotti, 30. Tel.0882.227643
www.darapri.it
)

 

Alfredo Cordisco e Francesca Grieco

10) Ah, si, il vino dolce: Ambra di Eleano con le sue note di rosmarino è il bianco dolce del Sud che continua a sorprendermi di più (Rionero in Vulture, contrada Piazzolla. Tel. 0972.722273. www.eleano.it)

55 commenti

  • Franco Ziliani

    (19 dicembre 2010 - 09:00)

    Luciano mi chiedo come tu possa consigliare contemporaneamente gli ottimi metodo classico di D’Araprì ed il Dubl Greco di Feudi di San Gregorio su cui preferisco sospendere ogni commento…
    C’é qualcosa che non mi torna in questa tua apertura di credito nei confronti di questo vino… :(

    • giancarlo maffi

      (19 dicembre 2010 - 10:32)

      ziliani non capisci un tubo, come sempre. LI MISCHIA .viene una roba buonissima .ma tu sei bergamasco : non puoi capire.

      • marco contursi

        (19 dicembre 2010 - 10:57)

        oppure ci mette dentro arance,cachi,melograni,mandarini e chì i fa una bella sangria invernale :-)

  • enrico

    (19 dicembre 2010 - 11:13)

    caro Luciano,hai dimenticato il greco di tufo vigna cicogna di benito ferrara?che secondo me è il massimo?

  • fabio mecca

    (19 dicembre 2010 - 11:14)

    Gentile Luciano;

    non definirmi “partigiano” ma nessun vino Lucano e mi riferisco all’ Aglianico ovviamente merita di essere annoverato nella tua lista ??!!!

    Fabio

    • Vignadelmar

      (19 dicembre 2010 - 12:04)

      Premetto che secondo me una lista non debba essere necessariamente goograficamente corretta, però in effetti un aglianico lo metterei….e magari toglierei almeno uno dei consigli….però non chiedetemi quale, non lo dirò.
      .
      Ciao

      • marco contursi

        (19 dicembre 2010 - 12:16)

        quale? :-D

        • Vignadelmar

          (19 dicembre 2010 - 13:01)

          Io sono come il luminosissimo Compagno Greganti, non parlo !!!

          ;-)

  • ENRICO MALGI

    (19 dicembre 2010 - 14:33)

    Mi risulta che su questo blog c’è gia un altro bergamasco che impazza per altre ragioni e che di vino ne sa pochino. Per quanto concerne la lista dei vini che ci ha presentato Luciano, come accade sempre, ognuno la pensa a modo suo. Io, per esempio, un vno cilentano l’avrei messo (Lello, non mi guardare così, anche perché non ho detto quale, va bene?…). Abbracci.

    • Lello Tornatore

      (19 dicembre 2010 - 15:33)

      … è Natale Enrico, siamo tutti più buoni, questa volta te lo “concedo”, a patto che sia il Pietraincatenata…;-))

    • giancarlo maffi

      (19 dicembre 2010 - 16:04)

      ha parlato gino veronelli :-)

  • Franco Ziliani

    (19 dicembre 2010 - 15:01)

    Non so se sia io il bergamasco che secondo Malgi di vino saprebbe pochino sia io, ma tant’è…
    Voglio ancora aggiungere qualcosa a quanto ho già scritto. Vedo che sulla guida Slowine, di cui Pignataro é stato uno dei curatori in Campania e altre regioni meridionali, nella scheda su Feudi di San Gregorio del Dubl non si fa menzione non ritenendolo evidentemente un vino particolarmente rappresentativo. Leggo che si parla, per Feudi, di “una diversa filosofia”, della nuova “parola d’ordine, da difendere e da valorizzare”, ovvero “territorio”. E che c’azzecca un vino come ‘o Dubl con il territorio? Giuro che mi sfugge… Ma forse, non vivendo in Campania, mi é sfuggita questa svolta “da un’impronta volutamente rivolta al mercato internazionale a una maggiore aderenza al territorio”…

  • luciano pignataro

    (19 dicembre 2010 - 16:55)

    Sono appena rientrato da una bella presentazione di Slow Wine nel Sannio
    @Tutti
    Una lista è una lista. Non vuol dire i dieci migliori o i dieci che mi piacciono di più. E’ un articolo scritto per il Mattino e ho cercato di inserire anche aziende di cui non avevamo parlato di recente. Restano fuori decine di eccellenze, ma alla fine ho immaginato il gesto di quando si va in cantina e si stappa per una occasione in cui a tavola ci sono anche non esperti come avviene durante le feste.
    @Franco
    Secondo me devi riconsiderare Feudi alla luce di quello che è avvenuto con il cambio della guardia: spiantati i vitigni internazionali, oggi sono la più importante realtà agricola, ripeto agricola, della campania con importanti progetti nel Vulture.
    Lo spumante metodo classico è a base di vitigni auotctoni, ed è un progetto partito ormai cinque anni fa con Selosse.
    I tempi tristi del Patrìmo di Ercolino sono solo un brutto ricordo.
    Molto francamente, senza di loro la realtà regionale oggi è impensabile.

    • giancarlo maffi

      (19 dicembre 2010 - 16:59)

      Luciano, il mio conterraneo si intende piu’ di camporelle pugliesi

  • giulia

    (19 dicembre 2010 - 17:30)

    mi piacciono le scelte di Natale, assaggiato Polvanera a Torino, Chiocciolla slow per la puglia e grande Ciro’ in purezza , alla faccia dei modernizzatori internazionali, di A’Vita di Francesco e grandi Apicella padre e figlio la viticoltura eroica e scppata della costa d’Amalfi e poi a Natale, e in generale…. de gustibus:)

  • Franco Ziliani

    (19 dicembre 2010 - 17:33)

    cosa intende dire Maffi? Fa battute o altro?
    @ Luciano: se tu pensi che la qualità di quel metodo classico sia tale da giustificare la tua segnalazione in un post dal titolo, chiarissimo, di “dieci vini del sud da usare dalla vigilia a Santo Stefano”, dieci vini, non cento, allora faccio ancora più fatica a seguirti..
    Quanto ai vitigni internazionali che dici siano stati spiantati, avrei molto da dire, ma per quieto vivere, siamo sotto Natale, preferisco tacere.. Mi auguro davvero che i “tempi tristi” e oscuri del Patrimo siano solo un ricordo…

    • Luciano Pignataro

      (19 dicembre 2010 - 18:04)

      Se fossero ancora i tempi del Patrimo stai pur sicuro che non avrei proposto il loro ingresso in guida. E ancora di più non sarebbe stato accettato
      Poi, chi vivrà berrà.

  • giulia

    (19 dicembre 2010 - 18:40)

    per fortuna:) vivere e bere bene e che vogliamo di piu?

  • ENRICO MALGI

    (19 dicembre 2010 - 21:05)

    Naturalmente scherzavo e non ce l’avevo con lei Ziliani, ma con un altro che si definisce proprio suo conterraneo :-)))))))))))). Sempre più abbracci, ovviamente, e vogliamoci un mondo di bene: è Natale. Se ci resta un pò di tempo, leggiamoci il libro del Qoelet….Riabbracci.

  • Il Gaglioffo del Faro

    (19 dicembre 2010 - 21:05)

    …discussione piacevole per i diversi piani alternati ma credo riconducibile al piacere della convivialità tramite un bel DUBL rosè che metterà probabilmente d’accordo tutti :-) Però andateci piano, ci vuole il fisico e lo stomaco, quella è roba strong… pivelli astenersi-

    • cristiano

      (20 dicembre 2010 - 13:58)

      Concordo, è strong ma è veramente riuscito, senz’altro più del Greco.
      Aglianico irpino + Selosse.
      Non è per tutti ma a meno di 30 euro è da provare.

  • ENRICO MALGI

    (20 dicembre 2010 - 08:47)

    Per meglio esprimere il mio parere, a scanso di equivoci. Lei Ziliani è un maestro riconosciuto in tutt’Italia in materia enogastronomica e nessuno osa metterllo in dubbio, ci mancherebbe. Perrsonalmente la seguo spesso nei suoi interventi. Il fatto è che, come lei ben sa, a noi che frequentiamo questo blog piace scherzare e, a volte, prenderci un pò in giro, ma sempre bonariamente, nel pieno rispetto della persona e con la massima educazione, che sempre deve indirizzare il nostro pensiero. Con molta stima ed auguri di buon Natale.

    • giancarlo maffi

      (20 dicembre 2010 - 09:02)

      questo clima da don abbondio del terzo millennio in salsa natalizia a me piace fino a un certo punto ,caro malgi. quanto scrivo ” ha parlato gino veronelli ” io non scherzo affatto. qualche volta, te lo dico con affetto, devi anche saper leggere alcuni ,dico alcuni mica tutti, complimenti ….in chiave prendi-per-il-culo. meglio una entrata a piedi uniti come quelle che faccio io saltuariamente, un po’ per vedere l’effetto che fa e un po’ perchè di santi in paradiso / terreno ne vedo pochini pochini. te l’assicuro . buona pasqua di resurrezione :-)

  • ENRICO MALGI

    (20 dicembre 2010 - 10:03)

    Carissimo ed insostituibile Giancarlo, anche se non sempre condivisibile e a non tutti può piacere, il tuo modo di esprimerti è innegabilmente singolare e del tutto personale. Forse non tutti riescono a cogliere tutte le fumature che tu dipingi nei tuoi pregevoli interventi. Personalmente, e lo dico con franchezza e senza piaggeria, a me piace. Certe volte, però ho l’impressione che tu calchi un pò troppo la mano “per vedere l’effetto che fa” e di questo qualcuno potrebbe adombrarsi. Comunque è Natale e, perciò volemose bene. Che il Signore sia con te. Vai in pace…. Anche abbracci.

    • giancarlo maffi

      (20 dicembre 2010 - 15:01)

      si adombrino pure, caro enrico, si adombrino. mai avuto la pretesa di piacere a tutti se non alle donne che mi interessano. molti nemici molto oDore ,sappilo. almeno quando qualcuno parla con me sa che non pugnalo alle spalle ma solo in faccia .

      vai in pace anche tu e ricordati di santificare anche san silvestro. a proposito , ma secondo te come fà silvestro ad essere santo ?

  • vincenzo busiello

    (20 dicembre 2010 - 12:33)

    per dr Ziliani: premesso che non amo i vini dei feudi, però vorrei saperne di più (non per alimentare polemiche ma solo per fini culturali) sul significato di tempi tristi e bui del patrimo (che per me era un vino costosissimo) e sull’avversità al greco Dubl ( non è una buona bollicina?).
    Con stima
    grazie e buon natale e buon anno.

  • Franco Ziliani

    (20 dicembre 2010 - 13:55)

    Busiello, padrone di amarli i vini dei Feudi, non é un delitto. A me non piacciono, ma é solo il mio punto di vista e basta.
    Quanto al Dubl, l’ho provato più volte e non la giudico “una buona bollicina” e non penso, ma, ripeto, é solo un mio parere personale, fosse un vino da inserire tra i dieci da consigliare per le festività Natalizie.
    Per quanto riguarda il Patrimo, se ha tempo e voglia può leggere la mia posizione tramite i link a questi miei tre articoli, di cui sono tuttora orgoglioso:

    http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=5&IDNews=337

    http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=5&IDNews=352

    http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=21&IDNews=632

    cordialità vive e tanti auguri anche a lei

    • marco contursi

      (20 dicembre 2010 - 14:23)

      Ziliani,Busiello ha detto che NON ama i vini dei Feudi.

  • ENRICO MALGI

    (20 dicembre 2010 - 15:35)

    Giancarlo, perchè non ce ne parli tu della santità di Silvestro? Io lo so, ma preferisco lasciarti campo libero, va bene? A proposito, se dovesse capitare che durante le prossime festivià vieni da queste parti della Campania fammelo sapere, perché mi piacerebbe incontrarti per gli auguri dal vivo. Oppure, ospitarti a casa mia. Sursum corda!

    • fra' michele da bargecchia

      (20 dicembre 2010 - 15:58)

      quest’anno mi ha visto più la campania della lombardia ,figurati un po’ . resto qui nel mio eremo ,in profonda meditazione con i miei quattrozampe. se poi qualche donzella vuole venire a lenire le mie pene …..

      • marco contursi

        (20 dicembre 2010 - 16:03)

        te piacess……..accontentati di una bella videocassetta :-))))))))))))))))

  • Antonio Capaldo

    (20 dicembre 2010 - 19:33)

    Carissimo Franco
    Carissimi Tutti,
    E’ sempre interessante per me assistere ad uno scambio acceso di vedute sui vini…poi se è sui nostri vini, ancora meglio.
    Franco, colgo quest’occasione per rinnovarLe l’invito a venirci a trovare in azienda (si ricorda, ci siamo scritti un po’ di tempo fa?). Sarà un piacere per me ascoltare le sue idee su passato, presente e soprattutto futuro dell’azienda e della viticoltura campana…
    Ovviamente l’invito vale per tutti!

    A presto e buone feste a tutti!
    Antonio Capaldo
    Feudi di San Gregorio

  • vincenzo busiello

    (20 dicembre 2010 - 20:13)

    GRAZIE Marco Contursi (per aver precisato che ho scritto un NON che Ziliani non ha visto).
    Comunque debbo dire che ho letto gli articoli di Ziliani del 2000-2001 a proposito del Patrimo: è INCREDIBILE (se quello che dice Ziliani a proposito del disciplinare relativo al merlot in Irpinia è vero, non ho motivi per non credergli).
    Ma a tuttoggi è stata fatta chairezza?
    Il Patrimo è:
    un merlot fuorilegge?
    un merlot reintegrato (può darsi che sia cambiato il disciplinare)?
    un aglianico?
    E’ prodotto ancora? Pare di sì perchè ho visto in giro bottiglie della vendemmia 2006.
    Io credo che, se leggesse questo blog, Pierpaolo Sirk (friulano non come me che lo sono ma acquisito), ritenendolo una persona a posto, potrebbe darmi chiarimenti sul CASO PATRIMO (può darsi che io sia arrivato in ritardo e che dei chiarimenti definitivi già esistano).

    • Luciano Pignataro

      (20 dicembre 2010 - 20:29)

      Caro Busiello
      Esistono due questioni di fondo sulla vicenda Patrimo
      1- Il primo è di carattere normativo, all’epoca il merlot in Irpinia non era previsto in alcun disciplinare. Fu Ziliani a sollevare questo caso e fu la prima volta in cui la rete dimostrò la sua potenza rispetto ad un cartaceo paludato e fermo. Parliamo di nove anni fa, ma sembra un secolo. Questa polemica di fatto ruppe il monopolio del cartaceo sul vino.
      Ma questa cosa, pur dimostrando un atteggiamento quanto meno leggero non è, per me, quella principale.
      2-Infatti la cosa più sbagliata alla luce dei fatti di questa storia è l’aver puntato su un vitigno internazionale in Irpinia sparando un prezzo incredibile e premendo per avere riconoscimentia destra e a manca imboccando di fatto a tutta velocità un ponte levatoio che si stava sollevando.
      Parlare di merlot in terra di aglianico significava ripetere operazioni analoghe avvenute in Piemonte e Toscana, fatte però dieci, quindici anni prima, quando le sensibilità erano diverse e soprattutto non c’era ancora stato l’attacco alle Torri Gemelle che paralizzò il mercato americano.
      La Feudi ha pagato molto caro questo successo effimero durato appena un paio d’anni (diventò anche rosso dell’anno!): la ricerca sul Taurasi si è bloccata e pur essendo forse la maggiore cantina impegnata con l’Aglianico non è più riuscita a realizzare la sua leadership in questo segmento subendo il sorpasso di Mastroberardino che tutti davano per spacciato e superato e che invece proprio in quegli anni, 1998-1999-2000 e 2001 cambiò passo con l’ingresso, tra l’altro, di Vincenzo Mercurio in cantina.
      Ricordiamo tutti i Piano di Montevergine e altri cru poi non più usciti per molto tempo.

      Questa in sintesi la storia di quel periodo che a me ha insegnato due cose
      In campagna, più che nella vita, le scorciatoie non servono.
      Non si costruisce un successo duraturo basandosi solo sul marketing se dietro non c’è un solido progetto culturale.

      Certo, i toni sono accesi, ma per passione. In fondo non è stato commesso alcun “delitto” e forse queste storie non interessano più a nessuno, soprattutto a tutti voi che avete iniziato ad interessarvi di vino dopo quel periodo.
      Però la storia va studiata perché si ripete: leggi Cirò in Calabria.

  • Franco Ziliani

    (20 dicembre 2010 - 22:22)

    Ringrazio Francesco Zorzi (o come diavolo si chiama in realtà) per aver citato questo articolo http://www.lucianopignataro.it/a/tre-bicchieri-in-rosso-e-patrimo-superstar/143/ di Pignataro del 2004.
    Il cui finale, relativo al Patrimo, laddove recita “Un risultato che lo consacra definitivamente tra le più grandi etichette nazionali a dispetto, aggiungiamo noi, qualche critica tanto formalistica quanto poco ricca di sostanza che ci ha confermato un adagio amaro: se lavori o vivi al di sotto del Garigliano devi valere almeno il doppio per essere considerato alla pari”, mi fa sentire orgoglioso di aver fatto, quando il Patrimo fu commercializzato per la prima volta, quelle che Pignataro allora definiva (mi piacerebbe sapere se lo faccia tuttora…) “critiche formalistiche” e “poco ricche di sostanza”.
    E per capire meglio le cose, chi scrisse e chi non scrisse cose chiare in merito alla iniziale irregolarità del Patrimo, consiglio di leggere anche questo articolo del 2002: link http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=21&IDNews=631 Il tono è volutamente ironico, meglio sottolinearlo, prima che qualcuno non se ne accorga..

    • Luciano Pignataro

      (20 dicembre 2010 - 23:00)

      Basta che ti leggi quello che ho scritto qui e ti darai le risposte
      Ripeto. L’articolo è del 2002, fu poi messo in rete nel 2004.
      I riferimenti sono al dibattito locale, non certo ai tuoi articoli che altrimenti, come faccio con tutti,avrei li avrei citati in positivo o in negativo.
      Una cosa è certa: quello che ho scritto è tutto in questo sito oltre che nelle guide. Di Patrimo non mi pare ci siano schede, e il motivo è proprio nel fatto che il vino, ripeto al di là degli aspetti normativi e del successo commerciale e di critica, non era sufficientemente convincente come espressione dell’Irpinia.

  • Antonio Capaldo

    (20 dicembre 2010 - 23:36)

    Buonasera a tutti nuovamente, intervengo per rispondere a Vincenzo Busiello e per riprendere le due questioni:
    1. Dal punto di vista normativo è intervenuto un cambiamento del disciplinare. Produciamo ancora una piccola quantità di Patrimo, essenzialmente destinata ai principali mercati internazionali e ad un nucleo di supporter.
    2. Più serio è l’aspetto territoriale. Confermo che chiaramente non è un vino che testimonia il nostro legame con il territorio ed oggi il nostro lavoro è focalizzato in primis sul Taurasi e l’aglianico in generale come testimoniano i diversi progetti di ricerca in corso (magari vi scrive qualcosa Pierpaolo Sirch domani). E confermo che ha contribuito a una certa “sterritorializzazione” della nostra immagine che poco c’entra con il lavoro che da li a qualche anno (2003-2004) Pierpaolo Sirch cominciò molto seriamente nelle vigne e con quello che stiamo facendo oggi pensando al futuro.
    Sono i percorsi di un’azienda giovane (avevamo solo 13 anni quando nel 1999 si programmò il primo patrimo – prima della crisi post-2001 e in un momento di mercato esplosivo) e come tali vanno interpretati.
    Siamo oggi figli anche della parabola e della storia del Patrimo. E anche delle critiche – buone o cattive – che lo hanno accompagnato.
    Nuovamente tanti auguri a tutti.

  • Franco Ziliani

    (21 dicembre 2010 - 10:58)

    Signor Capaldo, le miei critiche all’epoca (dico mie perché fui il solo a farle, inducendo con i miei scritti anche la Repressione Frodi ad intervenire) non furono buone o cattive. Si riferivano a fatti oggettivi, che io volli vedere e di cui altri colleghi diciamo così che non si accorsero. O fecero finta, trattandosi di un’azienda ricca, potente e mediatica, di non vedere. Vecchia storia di conformismo italiano.
    Se si seguono i link ai miei testi pubblicati allora su WineReport si ha la ricostruzione esatta della vicenda, con il cambiamento normativo intervenuto in seguito per sanare una situazione chiaramente irregolare.
    Prendo atto che il collega Pignataro non si riferiva a me sbrigando come chiacchericcio formale le discussioni da me sollevate sul Merlot ancora oggi prodotto per un “nucleo di supporter”

  • Lello Tornatore

    (21 dicembre 2010 - 13:50)

    Il cambio di rotta della Feudi è stato, negli ultimi anni, sotto gli occhi di tutti, a cominciare dal management. Bene ha fatto il dott. Capaldo a stigmatizzare che il Patrimo ” chiaramente non è un vino che testimonia il nostro legame con il territorio ed oggi il nostro lavoro è focalizzato in primis sul Taurasi e l’aglianico in generale come testimoniano i diversi progetti di ricerca in corso” . Meglio ancora avrebbe fatto facendo sapere che anche sul Fiano sono in corso progetti di “studio territoriale” in collaborazione tra la Feudi e l’Università di Milano : lo so perchè nella scorsa vendemmia ho collaborato attraverso una fornitura di uva per microvinificazione rispetto all’areale dove sono impiantate le mie vigne( Contrada-Forino ). Questa è la direzione giusta… ;-))

  • Luciano Pignataro

    (21 dicembre 2010 - 14:29)

    Io voglio approfittare di questa occasione, visto che si sta puntualizzando un po’ tutto, per fare il mio bilancio storico
    Sicuramente il Patrimo è stato un “errore” (con l’accezione che si deve dare a un vino di qualità e che ha avuto grande successo), ma non è, e non può essere, l’elemento caratterizzante per una valutazione del ruolo svolto dei Feudi al Sud, anche in quel periodo.
    Ruolo che io giudico molto positivo e trainante: sono stati loro, e lo stesso Enzo Ercolino, a riuscire a trasmettere l’dea che in Campania si potesse fare vino di alta qualità e a farlo conoscere in Italia e nel mondo e sono stati sempre i Feudi a tirare la volata per il grandissimo successo dei vini bianchi che dura ancora oggi senza sosta.
    Con la loro azione e il loro successo i Feudi hanno sostenuto il reddito agricolo per molti anni intervendo direttamente nella conduzione delle vigne e non comprando semplicemente uva come si faceva allora, hanno spinto aziende di pari dimensioni a migliorarsi e hanno sostanzialmente reso possibile il successo dell vino in Irpinia. Basta girare per l’Irpinia per raccogliere decine di testimonianze dirette di questo tipo.
    In questo percorso straordinario, di cui c’è traccia visibile nell’azienda e nei vigneti oltre che nei milioni di bottiglie vendute ogni anno, si sono commessi alcuni errori, ma questo fa parte della storia di un’azienda come in quella di un individuo.
    Non ho alcuna difficoltà a dire oggi, anche con il senno di poi, che senza i Feudi non sarebbe stato possibile uno sviluppo così rapido e profondo della viticoltura campana e il tutto sarebbe rimasto a livello hobbystico con aziende che manco rispondono al telefono nel 2010. Quello che è mancato in molti territori del Sud è stato proprio un profilo aziendale come questo.
    Come scrive Lello e come ha ben spiegato Capaldo, il management è cambiato, la famiglia ha dimostrato di tenere a questa impresa sino al punto di investirci in prima persona, il background agricolo attuale è impressionante, la parte maggiore della ricerca nel settore porta la loro firma e nel Vulture c’è un grande progetto in atto in un momento in cui la crisi sta paralizzando un po’ tutti.
    Giusto vedere se in una carrozza è rotto un sedile, ma soprattutto se l’Alta Velocità intanto ti fa volare.

  • Pierpaolo Sirch

    (21 dicembre 2010 - 16:32)

    Buona sera,

    tralascio l’argomento Patrimo di cui si è ampiamente dibattuto e mi sento di affermare che oggi Feudi è semplicemente un po’ più matura.
    Un’azienda che si sente addosso la responsabilità oltre di quello che fa anche di quello che significa per la Campania del vino.
    Abbiamo capito la forza di questa terra e stiamo cercando di conoscerla meglio attraverso un approccio serio.
    E’ vero che le varietà che rappresentano meglio la Campania sono il Fiano, il Greco, la Falanghina e l’Aglianico ma molti vecchi vigneti (oltre 40-50 anni) sono multi varietali e se diverse di queste varietà si conoscono per altre non è così.
    E’ anche per questo che da alcuni anni in collaborazione con le Università di Napoli e Milano stiamo portando avanti dei progetti di ricerca le cui parole chiave sono Territorio e Vitigno, dove alla ricerca si affianca il rispetto e la salvaguardia di tutti quei vecchi vigneti che custodiscono il vero patrimonio viticolo di questa regione.

  • vincenzo busiello

    (21 dicembre 2010 - 21:13)

    voltiamo pagina, andiamo più sul leggero:ma Voi due, Ziliani e Pignataro, siete amici o no??

    • marco contursi

      (21 dicembre 2010 - 21:44)

      lCome direbbe Lubrano:”A questo punto la domanda sorge spontanea…… :-D

  • Franco Ziliani

    (21 dicembre 2010 - 21:52)

    al padrone di casa il piacere (o l’onere) della risposta…

  • Luciano Pignataro

    (21 dicembre 2010 - 22:07)

    Eh, no caro Ziliani. Se permetti a Busiello l’onere della domanda..:-).
    Da dove nasce signor Busiello questo interesse sul nostro privato? Non ha elementi a sufficienza per darsi una risposta? Mi dicono che ha una grande autostima di se, ma le do un consiglio: non sottovaluti mai l’interlocutore
    Mi dica se lei va d’accordo con sua moglie:-)

  • marco contursi

    (21 dicembre 2010 - 22:11)

    Non so Busiello perchè l’abbia chiesto ma a dire il vero me lo sono chiesto anche io visti alcuni interventi un pò duri di Ziliani.Non conoscendolo,fa così con tutti o riserva il trattamento solo agli “amici”?

    • Luciano Pignataro

      (21 dicembre 2010 - 22:15)

      In questo è bipartisan
      perciò gli vogliamo bene

      • marco contursi

        (21 dicembre 2010 - 22:21)

        :-D

  • Franco Ziliani

    (21 dicembre 2010 - 23:30)

    é dopo questa assicurazione di Luciano che dice di “volermi bene” perché non risparmio critiche anche agli amici, posso andare tranquillamente a dormire. Sicuro di fare sogni d’oro… :)

  • vincenzo busiello

    (22 dicembre 2010 - 07:55)

    chiedo scusa a Luciano per aver interpretato non so in quale modo la mia domanda.
    Io volevo solo “alleggerire l’aria”.
    Io assimilo queste chiacchierate ad una specie di tavolata virtuale dove si mangia, si beve e si chiacchera, appunto.
    E se ad una tavolata tra amici nasce il sospetto che tra due di questi non c’è più feeling ( non ha, luciano, in IGP con Ziliani?), qualcuno degli astanti farebbe bene a fare la domanda che ho fatto io col solo scopo di voler far emergere che l’amicizia va al di là della concezione che si può avere di un vino, di un disciplinare o di una azienda e quindi col solo scopo di di far riavvicinare le persone .
    Chiedo scusa a Luciano se , come si dice a Napoli (perchè anche se friulano di adozione ,io sono un napoletano doc), ” mi sono preso troppa confidenza” ; ma pensavo che una amicizia non fosse una cosa da considerare “privata” come il rapporto tra marito e moglie.
    Le chiedo scusa, Luciano, con tutto il cuore.
    Ma chi Le dice che io ho una grande autostima di me? Io non credo di conoscere di persona nessuno degli amici che scrivono nel blog nè credo che io e Lei abbiamo delle amicizie in comune (anche se la cosa non mi dispiacerebbe).
    Sinceramente , e con stima e quasi affetto per quello che fa per il Sud, buon Natale e buon anno.

    • marco contursi

      (22 dicembre 2010 - 08:20)

      Leggo quando scritto dal signor Busiello e trovando eccessive le sue scuse,essendo la sua domanda venuta anche a me e ad altri che leggono questo blog e con cui parlo, ho fatto queste riflessioni.Premessa,non conosco il signor Busiello nè molti altri che scrivono su qusto blog in modo più o meno continuativo,noto tuttavia che a volte le talune frasi di alcuni,magari innocenti,vengano interpretate in una accezione negativa,il che comporta spesso una risposta piccata.Credo che innanzitutto non tutti quelli che scrivono e non si conoscono,siano degli infiltrati di altri blog.In altre parole non dobbiamo vedere un Pagano dietro ogni risposta che non ci piace.Secondo,che anche chi scrive per ferire o creare casino,va smontato con l’ironia.Terzo,come diceva Busiello,questo blog va immaginato come una tavolata virtuale dove si discute,ci si confronta,si mangia(io mi sto pappando un panino con un cuore di renna affumicato,buono,non si direbbe) ma comunque si sta insieme per discutere temi comunque ameni.A me personalmente talune polemiche troppo personali danno un certo fastidio come pure pregherei chi scrive,nascondendosi dietro un nome, solo per rompere i coglioni a Luciano,a Maffi o a qualunque altro di evitare anche perchè non siamo più alle elementari e crea equivoci che colpiscono anche semplici utenti.Buona giornata.

  • Franco Ziliani

    (22 dicembre 2010 - 08:29)

    legittime domande le sue, Vincenzo!
    Diciamo, diplomaticamente, che se si finisce a discutere di Patrimo e della sua azienda produttrice tra Luciano e me emerge molto più un diverso sentire (in questo caso idee diametralmente opposte) di quanto possa invece emergere se ci mettiamo a parlare non solo di un nostro comune amore, l’Inter, ma di tanti vini italiani sui quali ci troviamo, e spero che ci troveremo ancora, deo gratias!, in sintonia.
    E siccome considero la mia “piccola battaglia” di anni fa sul Patrimo un fiore all’occhiello del mio lungo percorso professionale, “battaglia” credo un po’ vinta visto che oggi Capaldo riconosce senza problemi che il Patrimo “chiaramente non è un vino che testimonia il nostro legame con il territorio”, ecco spiegata qualche asperità verbale da parte mia e qualche intervento a piedi uniti in merito a quanto Luciano ha scritto.
    Quanto al feeling… vedremo se sarà possibile recuperarlo…

  • vincenzo busiello

    (22 dicembre 2010 - 09:52)

    ok. ri-voltiamo pagina (sperando , questa volta, di non far danni).
    Per atto di riconoscenza verso la terra che mi ospita da molti anni ( e anche per parlare di vino e basta, non so perchè ma questo argomento mi fa ritornare bambino, quando parlavamo di figurine Panini: ” mi è uscito Zoff; quante figurine mi dai per Juliano; tengo Mazzola a doppione ; forse l’assonanza trai due argomenti, vino e figurine, è nel concetto del Mito; infattii , per me, Zoff, Juliano e Mazzola sono dei Miti come lo sono molti e quasi sempre piccoli produttori ) devo contrapporre (si fa per dire, infatti Marsella, Di Prisco ,colli di Lapio,radici ris. 2001 li tengo sotto al cuscino…) 10 vini-vignaioli ai 10 vini del Sud :
    TRE grandi rossi in una terra di bianchi:sacrisassi rosso di Le Due Terre, Schioppettino di Moschioni,
    Pignolo 1999 di Bressan (è il suo pignolo più giovane);
    Collio bianco di edi keber; sacrisassi bianco di Le due terre; l’ex tocai di Raccaro; il sauvignon 2002 di Silvano Ferluga , schivo produttore microscopico del Carso situato in un angolo di Paradiso in piena Trieste; la Malvasia di Alessandro Princic ( Doro princic è il nome della cantina); i bianchi di Colle Duga, non so quale sciegliere; i “piccoli per il costo” vini di Edi Skok.
    L’ allenatore di questa squadra è, ovviamente, Josko Gravner; il vice allenatore è un suo allievo (credo) Damian Podversic.
    2 riserve (nel senso vinicolo) slovene: Chardonnay di Josko Rencel e Ribolla gialla di Walter Mleknick.

  • vincenzo busiello

    (22 dicembre 2010 - 10:23)

    A proposito; la ns chiacchierata di questi giorni è stata allietata , almeno per me,da 2 bianchi testimoni delle mie razzìe di quando vengo a “CASA” :lacryma christi vigna del vulcano di villa dora 2001 e pallagrello primi anni duemila di Vestini-Campagnano…che spettacolo!!.

  • Luciano Pignataro

    (20 dicembre 2010 - 21:17)

    L’articolo è scritto un anno dopo le Torri Gemelle per il Mattino e dava conto dei risultati del Gambero Rosso quando allora i Tre Bicchieri riuscivano a conquistare un titolo in apertura di pagina. Da tempo, invece, occupano a stento lo spazio riservato al vino dove è sopravvisuto nei quotidiani.
    Embè?
    Cosa c’entra con l’analisi odierna?
    Ma se per lei sono al “soldo” di Slow Food e la irrita la parola etica, caro Stefano, forse è meglio chiuderla qui, noto un po’ di astio preventivo
    Etica riguarda la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. Il Montevetrano, ad esempio, da uvaggio internazionale, resta un bellissimo esempio di espressione della viticoltura campana. Non a caso è in guida.
    I fatti hanno dimostrato che per il Patrimo non è stato così per i motivi descritti sopra. Slow Food non è affatto contri i vitigni internazionali, si aggiorni. E per quel che può contare, neanche io
    Questo è tutto, si calmi e sbollisca l’odio nei miei confronti, se possibile: dovrebbe essere piuttosto contento che non sono stato e non sto al “soldo” di alcuna azienda privata. Ma forse qui lei proprio non ci arriva.
    Questione di etica, come firmarsi con il proprio nome quando si lanciano accuse di livello personale
    Grazie

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