I miei 10 vini rossi italiani della leggerezza

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di Marina Alaimo

Sempre più spesso gli chef mi chiedono di suggerire loro dei vini rossi sottili, di medio corpo e buona bevibilità da abbinare ai piatti della loro cucina che punta ormai con decisione alla leggerezza. Il gusto della gente oggi non ama  l’opulenza, un po’ perché è ossessionata dalla linea e dal mangiar sano, un po’ perché il palato si è raffinato grazie alla proposta sempre più evoluta e curata degli chef italiani. Per fortuna il nostro paese è ricco di vini rossi che facilmente possono accompagnare i piatti leggeri – vini non creati specificamente per assecondare le tendenze del momento, ma che sono legati da tempi remoti alla storia vitivinicola italiana. Le tendenza di mercato degli anni  ’90 li avevano messo da parte per privilegiare quelli ben strutturati, rotondi, insomma piacioni e facilmente proponibili al mercato internazionale. Così ho pensato ai miei 10 vini rossi beverini, snelli e amici convinti della convivialità. Parto dalla Campania che è la mia regione e qui rosso e leggerezza conducono inevitabilmente al piedirosso, vitigno molto presente nelle aree di produzione della provincia di Napoli.

Dal Vesuvio propongo il piedirosso in purezza della Az Agr. Sorrentino, storica famiglia di produttori: Fructi Versacrum 2011. Naso diretto, minerale, con sentori di violetta e piccoli frutti rossi. Il sorso come ci aspettiamo, è sottile, succoso e di vivace freschezza, estremamente piacevole, ma mai piacione. Anche i il prezzo è leggero, particolare comune alla scelta di vini di questo tipo, appena 7 €.

Rimanendo nella provincia di Napoli, ma spostandoci sulla costa sorrentina, nella parte collinare, ritroviamo il vino più amato dai napoletani e grande amico della pizza. Il Gragnano. Prodotto con numerosi vitigni tipici dei Monti Lattari, allevati a pergola su terreni fortemente scoscesi: prevale il piedirosso, ma sono presenti anche aglianico, sciascinoso, castagnara, suppegna, suppezza. Ottimo il Terre di Gragnano 2010 di Iovine, tipico, dai sentori giovani, vinosi e floreali, di grande bevibilità, rifermentato in bottiglia.

Anche il Gragnano 2011 di Grotta del Sole esalta con entusiasmo e grande rispetto questa etichetta di ampio consenso popolare. Fresco, brioso e ben profumato. Entrambi orbitano intorno ai 7 €.

Dirigendoci verso sud incontriamo un altro vitigno molto interessante, il magliocco, molto diffuso in tutta la regione e assume numerosi nomi diversi nei vari territori. Magno Megonio 2010 di Librandi, da magliocco dolce, delicato e molto espressivo sia al naso che al palato. Nicodemo e Antonio Librandi sono stati i primi a credere nelle potenzialità di questo vitigno ed a scegliere di vinificarlo in purezza, dopo accurati studi di ricerca. Bella intensità di profumi fruttati, con accenti di rosa e di iodio. Bocca scorrevole, tannini discreti, un piccolo capolavoro. Il costo è di circa 14€.

In Sicilia suggerisco un’altra chicca deliziosa, il Cerasuolo di Vittoria classico Dorilli 2010 di Planeta,da uve nero d’avola e frappato. Semplice, di facile approccio e versatile nell’abbinamento al cibo. Leggiadro già nell’aspetto trasparente e luminoso, tinto di ciliegia e melagrana, scivola veloce tra la lingua e il palato. Prezzo 14€.

Spostandoci verso il centro incontriamo il rosso simbolo di leggerezza, Lacrima di Morro d’Alba 2011 di Mario Lucchetti: l’azienda è proprio a Morro, nel cuore del territorio storico di produzione e Mario con grande passione ha puntato al miglioramento e al rilancio del Lacrima. Il vino al naso è caratterizzato da piacevolissimi toni floreali di rosa e di viola. Di temperamento gentile al palato, scorrevole, di bella lunghezza.

Come non menzionare il lambrusco che ha praticamente scritto la storia della viticoltura italiana. Il vino delle grande tavolate, delle mangiate fuori porta in campagna, o al mare lungo la riviera romagnola. Vittorio Graziano ne è un attento interprete, seriamente impegnato nella ricerca delle tradizioni contadine del modenese. Lavora nel pieno rispetto dell’ambiente, della storia del proprio territorio e del piacere della convivialità. Con dedizione e caparbietà è riuscito a recuperare i vecchi cloni di lambrusco grasparossa cercandoli tra i vecchi ceppi nelle vigne e  nei boschi di Castelvetro. Il risultato di tanta cura è un vino di gran carattere, rustico e fortemente identitario. E’ il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Fontana dei Boschi 2010, dal naso esuberante, terroso e floreale. In bocca esprime una certa energia, è fruttato, fresco è deciso.

Corvina veronese, rondinella e molinara nell’area del lago di Garda compongono il territorio del Bardolino, vino di medio corpo, ma non proprio snello. Grazie ad una grande operazione di ricerca e comunicazione portata avanti con decisione dal Consorzio, questo vino sta vivendo un momento felice. Ne è espressione esaltante il Bardolino 2011 Le Fraghe. La bevibilità è proprio lo slogan di Matilde Poggi che riscontriamo in pieno in questa etichetta. Agile, sapido e austero. Ottimo il rapporto qualità prezzo, 8€.

In Alto Adige la scelta punta al lagrein, vino molto amato tra gli altoatesini. I monaci benedettini di Muri Gries ne hanno fatto una propria missione, esaltandolo con devozione, nel massimo rispetto della sua identità.  Magnifica espressione ne è il Lagrein Alto Adige 2011 della Cantina Convento Muri Griies, dal naso avvolgente dove si integrano in perfetta armonia frutti ed erbette di bosco. Sottile ed elegante il sorso, si fa gustare lungamente. Costo 10€.

Figlio dell’austerità delle Alpi rocciose, dei venti gelidi e di una viticoltura eroica  è il Fumin 2010 Valle d’Aosta di Chateau Feuillet. Il nome fumin è dovuto all’alta percentuale di pruina grigiastra presente sulla buccia – vitigno minore della Vallèe sta lentamente tornando in auge. Facilmente abbinabile alle tante zuppe della cucina valdostana e ai salumi tipici sempre presenti a tavola. Bel naso avvolgente di erbe mediterranee e buccia d’arancia. Veloce e scorrevole in bocca, ha tannini discreti e freschezza verticale. Prezzo 17€.

2 commenti

  • Angelo Cantù

    (5 febbraio 2013 - 18:08)

    Pur essendo milanese ho ottimi ricordi del Gragnano campano, ottimo compagno di pizze sulla costiera. Vorrei aggiungere all’elenco un paio di rossi nordici che trovo esemplari per carattere, leggerezza e bevibilità: il Pelaverga di Verduno (tre produttori, tutti ottimi, Burlotto, Alessandria e Castello di Verduno) ed il Santa Maddalena altoatesino, vino a base Schiava con quote variabili di Lagrein, che a mio modesto avviso è superiore per freschezza e bevibilità al Lagrein in purezza.

  • Marina Acino Ebbro

    (6 febbraio 2013 - 16:36)

    Grazie per i suggerimenti caro Angelo. In effetti 10 sono pochi. Tornerò quindi sull’argomento.

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