I migliori assaggi veneti al Merano Wine Festival

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Merano Wine Festival

di Gianmarco Nulli Gennari

Il Veneto, come sempre, è una delle regioni più rappresentate alla rassegna del Merano Wine Festival. Ci è sembrato opportuno, dunque, concentrare l’attenzione sulle varie tipologie classiche del territorio, a partire dall’Amarone, ovviamente, fino al Soave. Non sono state prese in considerazione, per mancanza di tempo, invece, le (diffuse) produzioni di bollicine a base glera (prosecco) e durella.

Ecco la nostra top ten di assaggi:

Amarone della Valpolicella Cl.2006 – G.B.Bertani. Uno dei veri fuoriclasse della denominazione, che ha contribuito a costruirne la fama. Si conferma su livelli altissimi: presenta al naso eleganti note di erbe officinali, sfumature balsamiche, timo e alloro; grande equilibrio ed energia in bocca, tannini finissimi, profondità gustativa, tensione acido-sapida, frutto croccante, ampio e maturo; chiude lunghissimo su note leggermente amaricanti. 94/100 (una citazione anche per il Secco Bertani 2010, un Valpolicella fresco e già godibile ora).

Amarone della Valpolicella Cl.2009 – Allegrini. Un altro nome importante che fa di nuovo centro con questa annata. Austero, lievemente erbaceo, note speziate e aromatiche; più vispo al palato, ricco, succoso, potente ma allo stesso tempo fresco, di bella bevibilità; in persistenza è pienamente avvertibile l’integrità del frutto. 92/100

Recioto della Valpolicella Cl.2006 – Trabucchi. Uno dei vini dolci migliori assaggiati a Merano. Frutta matura (prugna) e corteccia, lievi tracce casearie; tannino ancora grintoso ma di bella grana, zuccheri gestiti sapientemente, finale lungo e preciso. Fa venire voglia di un bel pezzo di gorgonzola. 90/100 (e non è niente male anche l’Amarone 2006).

Soave Cl. Contrada Salvarenza Vecchie Vigne 2011 – Gini. Da viti centenarie di garganega, alcune delle quali a piede franco, con un piccolissimo saldo di trebbiano, si ottiene questo grande bianco italiano. Il naso è quasi sauvignoneggiante, con lievi tracce di smalto e minerali; mineralità che ritorna più decisa in bocca, grazie a un sorso pieno, ricco di suggestioni (succo di mela); lunga persistenza, quasi piccante. 89/100

Amarone della Valpolicella Cl. Mazzano 2006 – Masi. Terzo grande protagonista della storia della Amarone, affascina e conquista grazie a belle note balsamiche e speziate (tabacco in evidenza); tannino ricco e fitto al palato, contrastato da una vena acida che dona verticalità. Chiude austero e promette un grande futuro (come dimostra l’edizione 1995 assaggiata a margine). 88/100

Cabernet Franc 2011 – Tenuta Dalle Ore. Davvero sorprendente questo rosso proveniente da una giovane cantina biologica del vicentino. Frutto di viti di sessant’anni, è intrigante all’olfatto, con note minerali e balsamiche molto precise (roccia vulcanica, incenso); il sorso rivela un bel tannino vellutato che dà ritmo e piacevolezza di beva, si avverte una leggera nota di tostatura che accompagna il finale assieme ai tipici toni erbacei della varietà. 86/100

Lugana Le Creete 2012 – Ottella. Bel risultato per questo produttore che da moltissimo tempo tiene alta la bandiera di una denominazione meno conosciuta di quanto meriterebbe. Mineralità sassosa, note di pompelmo ed erba tagliata; bocca piena, armonica, bella polposità del frutto; in persistenza riemerge con bella corrispondenza gusto-olfattiva il lato minerale e agrumato. 86/100

Amarone della Valpolicella Cl. 2008 Calcarole – Guerrieri Rizzardi. Tra le poche a utilizzare nel blend anche piccoli saldi di barbera e sangiovese, questa storica cantina (fondata nel 1914: auguri per il prossimo centenario!!!) propone un Amarone giocato su freschezza e verticalità, con note ferrose e speziate al naso; poi si apre al palato con il frutto rosso maturo (amarena) in primo piano, chiudendo lungo e armonico. 85/100

Soave Cl. Foscarino 2012 – Inama. La specialità della casa in una versione particolarmente vispa e succosa: naso affumicato e minerale, fiori e frutta croccante; bocca “dritta”, un assetto quasi da metodo classico, chiusura lunga e sapida su note di origano. Da vigne di 40 anni su terreni vulcanici. 85

Soave Cl. Monte Carbonare 2011 – Suavia. Una garganega (di 75 anni…) che non sbaglia un colpo. Note floreali, albicocca, poi minerali e nocciola; sorso pieno e polposo, elegante, struttura sorretta dall’acidità, persistenza giocata sull’agrume (pompelmo) e la frutta tropicale. 84

Meritevoli di una segnalazione anche: Monte del Cuca 2010 di Giovanni Menti, riuscito “orange wine” da garganega sulle bucce; Capitel Foscarino 2012 di Anselmi; Capo di Stato 2007 di Loredan Gasparini; Amarone della Valpolicella Cl. 2006 di Zymè.