I Sodi di San Niccolò di Castellare di Castellina: 25 vendemmie

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i sodi 1980

di Mimmo Gagliardi
Roma, 27 gennaio 2011, Hotel Cavalieri Hilton: l’inserviente mi apre la porta a vetri sorridendo e nel varcare la soglia mi ritrovo in un ambiente immenso, lussuoso e luminoso. Prendo l’ascensore per scendere al piano inferiore dove Bibenda ha organizzato una speciale degustazione verticale di 25 annate del vino “I Sodi Di San Niccolo’” dell’Azienda Castellare di Castellina ubicata in Castellina in Chianti
, nel cuore del Chianti Classico. All’uscita dell’ascensore non devo far altro che seguire i fortissimi sentori vinosi per individuare la sala dove ci sarà l’evento.

la sala

 

Entro per prendere posto e, complice il congruo anticipo, mi assicuro un posto in prima fila. I 25 calici in cui il vino si sta ossigenando sono già pronti, allineati in batteria davanti a me, così come su ciascuna delle 90 postazioni destinate ad altrettanti  partecipanti.

 

i calici

L’aroma dei vini è troppo inebriante e tentatore, quindi preferisco attendere l’inizio dei “lavori” passeggiando all’esterno, intorno alla bella piscina e rileggendo la scheda di presentazione dell’azienda produttrice e quella del vino in degustazione. Da aspirante sommelier quale sono so che devo ancora studiare molto.
Castellare di Castellina nasce nella seconda metà degli anni ’70  grazie alla passione dell’imprenditore dell’editoria Paolo Panerai.
Per la vigna de “I Sodi di San Niccolo’” Panerai ha unificato quattro poderi, tutti caratterizzati da un terreno durissimo e roccioso (da qui il termine I Sodi), lavorabile solo a mano poiché è impossibile usarvi mezzi meccanici. I poderi sono tutti circostanti un antico borgo rurale dominato dalla chiesa di San Niccolo’, da cui deriva la seconda parte del nome di questo vigneto. Le vigne si trovano a circa 370 metri s.l.m. e le piante hanno un’età massima di 45 anni. Il vino I Sodi di San Niccolò è un blend di uve Sangioveto (80-90%) e Malvasia Nera (10-20%), due vitigni autoctoni della zona del Chianti in cui Castellare ha creduto fino a investire fondi per il finanziamento di borse di studio all’Università di Milano per la ricerca genetica e per la mappatura dei vari cloni individuati nei propri terreni.

Circa la metodologia produttiva adottata, la vendemmia viene effettuata, in media, intorno alla metà di ottobre, la fermentazione avviene in vasche di inox termo controllate e prosegue in vasche di cemento vetrificate, dove il vino svolge la fermentazione malolattica, per essere poi maturato in barrique per 2/3 nuove e per 1/3 di secondo passaggio fino a un massimo di 30 mesi. L’affinamento in bottiglia dura un anno prima della commercializzazione che, di fatto, avviene quattro anni dopo la vendemmia. In media vengono prodotte circa 30.000 bottiglie per ogni annata, tutte rigorosamente numerate in etichetta.

Le 25 bottiglie

 

Rientro in sala e mi avvicino al tavolo dove sono state allineate tutte le bottiglie aperte e, ormai, vuote. Noto la particolarità dell’etichetta, che è rimasta immutata nello stile e nella grafica attraverso questi 28 anni. Infatti la prima bottiglia in degustazione è del 1980 e l’ultima è del 2007, mentre non risultano prodotte le annate 1984 – 1989 – 1992 e tutte riportano l’immagine di un uccellino presente nelle campagne circostanti le vigne, che da sempre sono oasi di ripopolamento per i volatili e che simboleggia anche la volontà aziendale di proseguire con la coltivazione totalmente biologica delle vigne, adottata sin dal principio.
Si comincia, quindi prendo posto. Daniela Scrobogna condurrà la degustazione affiancata da Alessandro Cellai, enologo di Castellare di Castellina. Dopo una bella introduzione con slides e note tecniche si passa ai vini.
La prima vendemmia fu nel 1977 e fino al 1979 i risultati sono stati considerati millesimo sperimentali e non commercializzati. La prima annata commercio fu il 1980, con la quale cominceremo questo emozionante viaggio.

i conduttori della serata

Corre l’obbligo specificare che dall’annata 1980 all’annata 1994 il vino è stato classificato come Vino da Tavola, dall’annata 1995 all’annata 1997 è stato classificato come I.G.T. Colli della Toscana Centrale, infine dall’annata 1998 il vino è classificato come I.G.T. Toscana Rosso. Alessandro Cellai ha reperito, per l’occasione, i dati di acidità totale e Ph di ognuno dei vini al momento dell’imbottigliamento, pertanto provvederò di seguito a riportare tali dati, unitamente alle altre informazioni fornite durante la degustazione (clima dell’annata, titolo alcolemico dichiarato, nome dell’uccellino rappresentato in etichetta).

dal 1980 al 1987

1980 – Annata piovosa, non particolarmente calda, ac. tot. 6.9, Ph 3.4, alcol 12.8%, uccellino: Cesena. Colore aranciato con residui sul fondo del calice ma comunque vivido. Naso speziato di cardamomo e tabacco e sentori di arancia candita. In bocca è fresco, conservando una discreta acidità, molto minerale e sapido.
1981 – Annata fresca, vendemmia il 20/10/1981, ac. tot. 7.1, Ph 3.39, alcol 12.8%, uccellino: Beccaccia. Colore granato con riflessi aranciati, mediamente impenetrabile. Naso più chiuso su note floreali, terrose e minerali. In bocca è fresco, mediamente tannico e sapido. Il finale di bocca è minerale e il vino da l’idea di avere ancora prospettiva visto lo sbilanciamento sulle durezze.
1982 – Annata con estate piovosa e autunno caldo, tanto che fu necessario effettuare una forte selezione dei grappoli con minore produzione finale, ac. tot 7, Ph 3.35, alcol 12.5%, uccellino: Frosone. Colore granato luminoso con riflessi aranciati, mediamente impenetrabile. Naso complesso di sensazioni terrose e spezie, tabacco e cuoio. In bocca è fresco, con tannini setosi e morbidi, sapido, abbastanza caldo e molto persistente.
1983 – Annata pressoché perfetta, ac. tot 7.1, Ph 3.5, alcol 13%, uccellino: Fagiano. Colore granato luminoso con riflessi aranciati, mediamente impenetrabile. Naso complesso floreale, balsamico e spezie. In bocca è fresco, con tannini setosi e morbidi, sapido, abbastanza caldo e molto persistente.
1984 – Non prodotta.
1985 – Annata nella norma, ac. tot. 6.6, Ph 3.6, alcol 13%, uccellino: Fringuello. Colore granato luminoso con riflessi aranciati, mediamente impenetrabile. Naso orientato su note terrose, balsamiche e minerali. In bocca è fresco, con tannini setosi e morbidi, sapido, abbastanza caldo e molto persistente.
1986 – Annata pressoché perfetta, vendemmia il 15/10/1986, ac. tot 6.5, Ph 3.6, alcol 13.5%, uccellino: Rigogolo. Colore granato luminoso con riflessi aranciati, mediamente impenetrabile. Naso complesso floreale, balsamico e spezie. In bocca è fresco, con tannini setosi e morbidi, sapido, abbastanza caldo e molto persistente.
1987 – Annata nella norma, ac. tot 6.6, Ph 3.55, alcol 13%, uccellino: Tordo. Colore granato luminoso con riflessi aranciati, mediamente impenetrabile. Naso orientato su note terrose, balsamiche e minerali. In bocca è fresco, con tannini setosi e morbidi, sapido, abbastanza caldo e molto persistente.

dal 1988 al 1993

1988 – Annata buona con settembre freddo (ac. tot 6.8, Ph 3.45, alcol 13%, uccellino: Ghiandaia. Colore granato luminoso con riflessi aranciati, mediamente impenetrabile. Naso complesso floreale, balsamico e spezie. In bocca è fresco, con tannini setosi e morbidi, sapido, abbastanza caldo e molto persistente. Bel finale di spezie e tabacco. Lunghissimo.
1989 – Annata non prodotta.
1990 – Annata con primavera fredda ed estate temperata, ac. tot 6.9, Ph 3.4, alcol 13%, uccellino: Pettirosso. Colore granato luminoso con riflessi aranciati, mediamente impenetrabile. Naso complesso speziato, terroso, balsamico tabacco e cuoio. In bocca è fresco, tannico, sapido, abbastanza caldo e molto persistente.
1991 – Annata fredda con frequenti piogge autunnali, ac. tot 7, Ph 3.4, alcol 13%, uccellino: Colombaccio. Colore granato luminoso con riflessi aranciati, mediamente impenetrabile. Naso complesso speziato, terroso, minerale. In bocca è fresco, tannico, sapido, abbastanza caldo e molto persistente. Discretamente equilibrato.
1992 – Annata non prodotta.
1993 – Annata nella norma, ac. tot 6.9, Ph 3.5, alcol 13%, uccellino: Ortolano. Colore granato luminoso con riflessi aranciati, mediamente impenetrabile. Naso orientato su note terrose, minerali, tabacco e cuoio. In bocca è fresco, molto tannico, sapido, abbastanza caldo e abbastanza persistente.

dal 1994 al 1998

1994 – Annata nella norma, ac. tot 6.4, Ph 3.55, alcol 13%, uccellino: Allodola. Colore granato luminoso con riflessi aranciati, mediamente impenetrabile. Naso orientato su note speziate, tabacco con fondo balsamico. In bocca è fresco, tannico, sapido, abbastanza caldo e molto persistente. Mi colpisce il corpo, decisamente più presente dei precedenti.
1995 – Annata buona, ac. tot 6.6, Ph 3.6, alcol 13.5%, uccellino: Fringuello – già raffigurato nel 1985, è l’unico caso di ripetizione dell’animale raffigurato sull’etichetta de I Sodi. Colore Rubino con riflessi granati, luminoso, mediamente impenetrabile. Naso fruttato ci ciliegia, marasca, note speziate e minerali. In bocca è fresco, tannico, sapido, abbastanza caldo e molto persistente con finale fruttato. Mi colpisce la sua gioventù
1996 – Annata nella norma, ac. tot 6.8, Ph 3.45, alcol 13.5%, uccellino: Verzellino. Colore rosso granato pieno, luminoso, mediamente impenetrabile. Naso speziato, minerale e terroso. In bocca è fresco, tannico, sapido, meno minerale dei precedenti, abbastanza caldo e non molto persistente. Mi colpisce l’esilità del suo corpo rispetto a tutti i predecessori.
1997 – Annata buona con estate calda, ac. tot 6.4, Ph 3.66, alcol 13.5%, uccellino: Quaglia. Colore rosso granato pieno, luminoso, mediamente impenetrabile. Naso minerale, terroso e speziato. In bocca è fresco, tannico, sapido, minerale, abbastanza caldo e molto persistente con finale gradevolmente speziato. Mi colpisce la sua prontezza ed equilibrio.
1998 – Annata nella norma con estate calda, ac. tot 6.75 Ph 3.58, alcol 13.5%, uccellino: Venturone. Colore rosso rubino con riflessi granati, luminoso, mediamente impenetrabile. Naso speziato, minerale, frutta candita e spezie con fondo terroso. In bocca è fresco, tannico, sapido, minerale, abbastanza caldo e molto persistente ma appare giovane e non ancora equilibrato forse anche a causa di una importante sapidità.

dal 1999 al 2002

1999 – Annata buona con estate calda, ac. tot 6.9, Ph 3.48, alcol 13.5%, uccellino: Capinera. Colore rosso rubino con riflessi granati, luminoso, mediamente impenetrabile. Naso floreale, fruttatominerale, terroso e speziato, tabacco e frutta candita. In bocca è fresco, tannico, sapido, minerale, abbastanza caldo e molto persistente. Mi colpisce per la sua finezza, eleganza e armonia.
2000 – Annata nella norma, ac. tot 6, Ph 3.65, alcol 13.5%, uccellino: Upupa. Colore rosso rubino, luminoso, mediamente impenetrabile. Naso minerale, terroso, speziato, tabacco e frutta candita. In bocca è fresco, tannico, sapido, minerale, abbastanza caldo e non molto persistente. Appare giovane e non ancora equilibrato.
2001 – Annata nella norma, ac. tot 6.5, Ph 3.6, alcol 13.5%, uccellino: Strillozzo. Colore rosso rubino, luminoso, mediamente impenetrabile. Naso floreale, balsamico, fruttato, spezie. In bocca è fresco, tannico, sapido, minerale, abbastanza caldo e molto persistente. Mi colpisce per il suo corpo deciso e il discreto equilibrio.
2002 – Annata piovosa, ac. tot 6.9, Ph 3.4, alcol 13.5%, uccellino: Tottaviva. Colore rosso rubino, luminoso, mediamente impenetrabile. Naso speziato, balsamico, floreale, tabacco e cuoio, fondo terroso. In bocca è fresco, tannico, sapido, minerale, abbastanza caldo e molto persistente con finale fruttato. Appare giovane e non ancora equilibrato.

dal 2003 al 2007

2003 – Annata buona, ac. tot 6.4, Ph 3.53, alcol 13.5%, uccellino: Zigolo di Lapponia. Colore rosso rubino, luminoso, mediamente impenetrabile. Naso speziato, fruttato, tabacco e cuoio, fondo terroso. In bocca è fresco, tannico, sapido, minerale, abbastanza caldo e molto persistente con finale fruttato.
2004 – Annata buona, ac. tot 6.2, Ph 3.59, alcol 13.5%, uccellino: Ciuffolo Scarlatto. Colore rosso rubino, luminoso, mediamente impenetrabile. Naso balsamico, fruttato, speziato, minerale. In bocca è fresco, tannico, sapido, minerale, abbastanza caldo e molto persistente. Appare giovane ma già discretamente equilibrato, con una bella prospettiva di vita. A divenire.
2005 – Annata nella norma, ac. tot 6.4, Ph 3.6, alcol 13.5%, uccellino: Stiacciano. Colore rosso rubino, luminoso, mediamente impenetrabile. Naso di frutta matura, tabacco, spezie, terroso. In bocca è fresco, tannico, sapido, minerale, abbastanza caldo e molto persistente. Appare giovanissimo, in via di definizione.
2006 – Annata ottima (ac. tot 6.5, Ph 3.61, alcol 13.5%, uccellino: Pettazzurro Occidentale). Colore rosso rubino, luminoso, mediamente impenetrabile. Naso floreale di viola, fruttato con note di speziatura leggera. In bocca è fresco, tannico con tannino non ancora risolto, sapido, minerale, abbastanza caldo e molto persistente con finale balsamico. Appare giovanissimo, in via di definizione ma promette benissimo.
2007 – Annata buona, ac. tot 6.5, Ph 3.64, alcol 13.5%, uccellino: Tordo Dorato. Colore rosso rubino, luminoso, mediamente impenetrabile. Da poco in bottiglia, il naso si presenta chiuso su note ferrose, terrose e stallatiche. In bocca è fresco, tannico, sapido, minerale, abbastanza caldo e molto persistente. Appare giovanissimo, in via di definizione. Promettente.
Al termine della degustazione Daniela e Alessandro hanno chiesto alla platea di decretare i migliori vini dei tre decenni mediante allegra e bonaria votazione per alzata di mano. Il risultato ha visto prevalere, per gli anni ’80 l’annata 1988, per gli anni ’90 l’annata 1995 e per gli anni 2000, a pari merito, la 2004 e la 2006.

Un momento della degustazione

I Sodi di San Niccolò è stato l’apripista per quei vini che sarebbero stati definiti Supertuscan ma prodotti con vitigni internazionali. I Sodi è un vino italiano dominato dalla freschezza di una preponderante acidità, caratteristica che costituisce il filo conduttore tra tutte le annate degustate e che resta un punto fermo per l’intero arco temporale della sua vita (vedi annata 1980). Costante è anche la fiducia e la passione profusi dall’azienda verso il Sangioveto e la Malvasia Nera e dobbiamo riconoscere merito a Castellare di Castellina di essere rimasta fedele nel tempo con la propria filosofia di vino, nel pieno rispetto dei vitigni autoctoni e del gusto non necessariamente piegato alle logiche di mercato, tanto da adeguare il anche le etichette a tale strategia aziendale.

Questa costanza oggi ci consente di godere pienamente di questo meraviglioso sorso di Toscana, che parla con schiettezza (anche se in dialetto locale) di campagna senese e si capisce benissimo cosa vuole dirci. E quest’ultimo pensiero, vagamente campanilistico, mi accompagna mentre passeggio sorridente nella fredda serata romana.

18 commenti

  • Mimmo Gagliardi

    (2 febbraio 2012 - 08:45)

    Splendida esperienza. Spero di essere Stato esaustivo. Grazie Luciano. M.i.a.!

  • Pinchiorri

    (2 febbraio 2012 - 08:53)

    Mi sembra di aver capito che il vino è “abbastanza caldo”.

  • Paolo

    (2 febbraio 2012 - 08:53)

    Non avevo letto che anche all’hilton è stato preferito il 1995.
    Io ne ho un ricordo stupendo, di un vino equilibrato, strutturato il giusto, con una gioventù invidiabile!

  • claudioT

    (2 febbraio 2012 - 09:03)

    Brà.

  • Mimmo Gagliardi

    (2 febbraio 2012 - 09:18)

    Paolo, ti dico che la 1988, la 1995, la 2004 e la 2006 erano sopra le righe, ma parliamo di vini che anche a 30 anni mostravano freschezza e luce vitale spettacolari ed erano tutti, in media, oltre gli 85 punti. Quelli votati erano il meglio nel meglio. Comunque onore a Castellare per la fiducia nei vitigni italiani.
    Grazie Cla, mi sarebbe piaciuto ci foste anche voi. Bella storia. A presto. :)

  • enricobotte

    (2 febbraio 2012 - 10:10)

    Incantato da quella “maestosa” infilata di bottiglie…
    penso che da una serata del genere se ne esce con una allegria nel cuore che la fredda serata romana ha contribuito a tenere accesa.

  • Annito Abate

    (2 febbraio 2012 - 10:28)

    … leggo qua e la … a proposito del vitigno principale … “vino purpureo, generoso, austero, duraturo. Vulgo, Sangiovéto o Sanzoveto o San Gioghéto” … ed ancora … “il sangiovéto è l’uva che forma il fondo dei vini i più generosi della Toscana … il vino senza odore, colorito, generoso, acerbo, ritarda molto a perfezionarsi, ma in compenso si conserva per lungo tempo e migliora invecchiando” … e ancora … “i Toscani riguardano il Sangiovéto come il migliore dei loro vitigni, ma non ne fanno del vino separato: essi lo combinano con diverse altre uve” …
    … grande degustazione grande Mimmo … d’istinto un vino-azienda che mi risulta simpatico ed allo stesso tempo raffinato … bella scelta quela dell’etichetta …
    … venendo al vino, al di là dei vari apporti lignei, delle variabili di annata ecc …, in valore assoluto, mi incuriosisce il ruolo giocato dalla malvasia nera, giustamente in percentuale adeguata … ma data la sua portata, sufficiente a farsi sentire nonostante le “sfumature” conferite dalle praiche enologiche e dal tempo … a tal proposito non sembrano emergere “indizi” in degustazione, specie nelle ultime annate … che gli aromi delle tostature si siano fusi con quelli intrinsechi del vitigno? …
    … cmq grazie Mimmo per la bellissima esperienza-reportage, estremamente preciso e dettagliato …

  • Mimmo Gagliardi

    (2 febbraio 2012 - 11:25)

    Confermo che, a mio modo di percepirlo, Il vino si presentava assolutamente equilibrato ma con una tendenza sulle durezze tali da non farti percepire il calore dell’alcol. Ma sono uno studente, devo ancora imparare tanto e mi scuso di eventuali imprecisioni. :)

  • Valentina Taccone

    (2 febbraio 2012 - 16:30)

    Caro Mimmo,
    mi unisco ai ringraziamenti che Annito ti porge. Un’esperienza di tal guisa, condivisa con alti appassionati, tra esperti, intenditori e neofiti e curiosi, merita un GRAZIE sincero. Complimenti davvero. Chiaramente non posso commentare sull’etichetta che ci proponi, non avendola degustata. Mi hai stuzzicato la curiosità. E’ noto che il sommelier è un ambasciatore, un comunicatore, e per questo tu ti qualifichi come un generosissimo sommelier. Prosit a tutti

  • Mimmo Gagliardi

    (3 febbraio 2012 - 02:30)

    Grazie valentina! :)

  • Alessandro Cellai

    (3 febbraio 2012 - 17:18)

    Ringrazio il Sig. Gagliardi ,come tutti gli altri partecipanti , per aver contribuito a rendere indimenticabile la serata . Vi aspetto tutti a Castellare. Cari saluti e buone degustazioni a tutti . Alessandro Cellai

    • Mimmo Gagliardi

      (3 febbraio 2012 - 23:24)

      Grazie a Lei (te) delle indispensabili informazioni fornite durante la degustazione. E’ stato veramente un momento di elevato valore per il sottoscritto.
      Se posso, alcuni curiosi lettori mi hanno chiesto chi fosse l’enologo o enotecnico prima di Lei (te) dal 1977 al 2002 (mi pare prima vendemmia marcata cellai se la memoria non mi inganna). Se è possibile soddisfare la loro curiosità Le (te ne) sarei grato. Un saluto ed a presto, spero, a Castellare che ho molta curiosità di visitare. Sono conscio, come gli altri partecipanti, di aver assistito, partecipato e goduto di una cosa unica. Grazie.

      • Alessandro Cellai

        (4 febbraio 2012 - 11:21)

        Carissimo, con molto piacere ti rispondo;
        La mia prima vendemmia nel senso di preparare il vino all’imbottigliamento è stata la 1995. La mia prima vendemmia invece come gestione generale (dal vigneto alla cantina) è stata la 1997. Prima di me si occupava della gestione tecnica Maurizio Castelli
        Resto a disposizione per qualisasi altra tua necessità . Cari saluti.

        • Mimmo Gagliardi

          (18 febbraio 2012 - 01:20)

          Ok, ho fornito le informazioni che mi hai passato. Ancora grazie. Spero di venire a Castellare, ma prima ci vediamo a Vinitaly. Un caro saluto.

          • Mimmo Gagliardi

            (19 aprile 2012 - 10:55)

            Non potevo perdermi a Vinitaly l’occasione di degustare il vino delle 30 vendemmie. E’ stato emozionante. Ancora grazie!

  • Mimmo Gagliardi

    (4 febbraio 2012 - 18:48)

    Grazie!!!! :)

  • Valeria Spinelli

    (4 febbraio 2012 - 21:47)

    Assaggiare 1 anno di vino è assaggiare la “vita” di un vino. Quel vino nasce tra vigne e muore in bocca. Bella la storia dei “sodi” del borgo santo. Ci sono vite speciali che nascono dalle pietre, con un volo di uccelli diversi in un cielo che cambia ogni giorno. Questi 25 vini sembrano nascere così, ed anche da una terra dura. Per questo, già preziosi. Sono 25 anni di 1 sola vita o 25 vite diverse? Il vino è un po’ come il sangue della terra. Il tuo è un racconto fortemente simbolico e molto bello, come questa splendida terra del Chianti. Complimenti. Valeria

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