I tre volti del Barolo nelle Langhe

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26 gennaio 2002

Una volta nella vita alla Mecca, almeno una volta all’anno nelle Langhe per avvolgersi nella coperta di colline coltivate a Nebbiolo, un miliardo e duecento milioni ad ettaro e non c’è contadino che abbia intenzione di vendere un metro quadro. Prima di cominciare a salire verso Barolo per mangiare alla locanda del Borgo Antico (tra i migliori del Piemonte, telefono 0173 56355), fermatevi nel grande e avveniristico stabilimento di Terre da Vino, inaugurato nel settembre 2000 a via Bergesia, 6 (telefono 0173 564611) dove si passeggia osservando dall’alto tutto il processo di produzione, dalla consegna delle uve all’imbottigliamento. Tra Donne Sole, La Luna e i Falò, La Bella Estate: non sono solo i libri scritti da Cesare Pavese ma alcuni dei prodotti di Terre da Vino (Monferrato Bianco, Barbera, Langhe Rosso e Moscato Passito). Così una iniziativa pubblica, promossa venti anni fa dalla Regione, si trasforma in impresa privata, una società per azioni tra 14 cantine a cui sono iscritti 3000 soci che insieme mettono 3500 ettari di vitigni tipici piemontesi. L’azienda, diretta da Piero Quadrumolo, è riuscita ad imporsi contenendo i prezzi al consumo. Da bere, allora il Barolo Poderi Parussi. Ai nostri langaroli in salsa borbonica suggeriamo anche due altri indirizzi preziosi: Domenico Clerico (Località Manzoni, 67 a Monforte d’Alba. Telefono 0173 781171), smadonnatore dal fare guascone che si fa perdonare il difetto di non aver mai visto Napoli (ma quanti ce ne sono al Nord!) con tre Baroli da sballo: Percristina, Pajana e Ciabot Mentin Ginestra. Gli fa da contraltare il silenzioso Flavio Roddolo (sempre a Monforte, località Sant’Anna, 5. telefono 0173 78535), contadino silente e schivo, che un tempo vinificava e vendeva in damigiana tutta la sua produzione, poi arrivato alla celebrità. Vi segnaliamo il suo Barolo Ravera, anche se nessuno come lui fa vivere a lungo il Dolcetto, il vino preferito del nostro amico Sasà Toriello.