I vini naturali di Emidio Pepe, sino a 20 anni di garanzia. Verticale di Trebbiano e Montepulciano (2005-2003-2001-1983)

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le sei annate in degustazione

La filosofia di produzione spiegata da Sofia Pepe alla degustazione organizzata dalla delegazione Ais Penisola Sorrentina

di Giulia Cannada Bartoli

Degustazione eccezionale dei vini di Pepe: Ais Penisola Sorrentina presenta l’evento ufficiale con Nicoletta Gargiulo, Neo – Presidente Ais Campania, in veste di Delegata di zona. Tutti gli ospiti accolti al ristorante Le Tre Arcate a Piano di Sorrento dalla professionalità e cordialità di Elvira Coppola e GianAntonio Aiuolo membri del Consiglio Direttivo di delegazione.

 La Famiglia di Emidio Pepe, viticoltori a Torano Nuovo dal 1899, ha dedicato una vita intera a dimostrare cheMontepulciano e Trebbiano d’Abruzzo, possono essere vini eccezionali, se trattati con rispetto, senza volerne alterare le caratteristiche varietali. E’ con noi Sofia Pepe, un’altra delle figlie di Emidio.
Stefania Pepe produce invece con un suo marchio, sempre nell’ambito della grande famiglia.
Sofia, appassionata e carismatica ci spiega che in azienda si trattano le vigne solo con zolfo e acqua di rame, cristalli sciolti, e lo zolfo è quello di miniera, cioè prodotti che vengono dalla natura. Le lavorazioni nel vigneto sono praticamente inesistenti, si mantiene integra la vita e la biodiversità: lombrichi, farfalle, ragni, e a maggio le lucciole. Ciò indica che si tratta di un vigneto vivo, i fertilizzanti ammazzano tutto anche se puliscono la vigna. La vite assorbe tutto dal terreno, ergo, ce lo ritroviamo nell’uva e nel bicchiere.

Sofia si entusiasma parlando: “vogliamo dare la gioia di bere un bicchiere di vino naturale, senza solforosa aggiunta, solo quella che prodotta dal vino in fermentazione. Cerchiamo di mantenere integre tutte le caratteristiche delle annate, infatti, non abbiamo enologo, e i nostri vini non vengono corretti in cantina. Ogni annata ha la sua personalità che noi rispettiamo. La vendemmia è tutta a mano, anche noi andiamo con gli operai per selezionare e riportare in cantina uva sana, per lasciare che sia la natura a fare il proprio corso. In cantina non ci sono né presse, né pigiadiraspatrici, pigiamo con i piedi e diraspiamo a mano. Abbiamo solo una vasca di legno, “la pistarola” dove romanticamente quattro persone pigiano con i piedi. Certo, continua Sofia, la gente ci prende per pazzi. Noi invitiamo i clienti in vendemmia, per far capire che non lo facciamo per divertimento, ma, è un lavoro pesante, che ci accolliamo volentieri per passione e perché solo in questo modo riusciamo a produrre vini che rispecchiano l’annata e che invecchiano alla grande con tutta la loro parte vitale integra.

 I vini riposano in vasche di cemento per 2 anni, fermentazione naturale senza lieviti selezionati, che danno il profumo desiderato con i loro ceppi al vino.
Al contrario, la fermentazione con lieviti indigeni fa si che siano miriadi di ceppi a lavorare, ciascuno con il suo compito, un patrimonio di profumi che la natura ci offre, dando vita a vini unici, complessi, che si aprono nel tempo, (  in Italia solo 300 aziende non usano lieviti selezionati). Durante i 2 anni in cemento il vino è travasato da una vasca all’altra, ma i travasi sono pochi, perchè ogni  volta, il vino lascia qualcosa di sè nella vecchia vasca, si spoglia e alla fine rimane nudo, perdendo tutta la forza per l’invecchiamento, proprio come per gli uomini. In ogni annata si avvertono le caratteristiche del tempo che c’è stato nel vigneto, è il vino che lo racconta.

 Dopo 2 anni, il vino viene imbottigliato a mano con sifone e cannella, senza chiarifiche e filtrazioni. Sono comunque operazioni rapide, per non farli arieggiare troppo in assenza di solforosa che è un antiossidante. I vini vengono subito tappati e messi in cantina a riposare dove ci sono 350. 000 botttiglie in invecchiamento dal 1964 al 2005, caso più unico che raro in Italia. La messa in commercio dopo due anni non è automatica, avviene solo se il vino è pronto, altrimenti lo si lascia riposare fino al momento giusto.

Naturalmente il vino si spoglia durante invecchiamento e produce il deposito, per questa ragione prima dell’immissione sul mercato, ogni bottiglia viene singolarmente decantata e re imbottigliata, un investimento notevole. Il deposito è la parte vitale del vino, quella che lo tiene in vita e lo fa invecchiare e non va demonizzato, sostiene Sofia, esso è parte integrante del vino, basta avere la pazienza di versarlo lentamente. Oggi si dice che i grandi vini se non hanno deposito non sono grandi vini, ma nel passato è stato difficile far passare la nostra filosofia. La fase della decantazione è molto importante, se ne occupa la mamma di Sofia, con altre 2 signore che lavorano in cantina da più di 20 anni.

E’ un momento fondamentale di controllo del colore, dello stato evolutivo, di possibili difetti, per questo l’azienda Pepe riesce a vendere ogni bottiglia di Montepulciano con 20 anni di garanzia. Prima di cedere la parola ai degustatori, Sofia Pepe procede ad un breve excursus sulle annate in degustazione:2008 e 2006 trebbiano, la 2008 annata calda e molto matura nel bicchiere, la 2006 molto delicata, fresca e piovosa. 2005, 2003,2001,1983 Montepulciano: 2005 giovane, una bella annata con frutto scalpitante.
2003 famosa annata calda, il vino lo racconta nel bicchiere.
2001 grande annata, tra le migliori, equilibrata, pioggia e sole al momento giusto, un vino che tra 20 – 30 anni sarà meraviglioso. 1983, 27 anni sulle spalle, ed è ancora forte, vitale e senza legno, arrivano i sentori evoluti.

Sofia Pepe, anche i gesti esprimono naturalezza

La degustazione
Nicoletta Gargiulo introduce ricordando con emozione che si tratta del suo ultimo evento da delegato Ais Penisola Sorrentina, vista la recente elezione alla Presidenza regionale.

Trebbiano d’Abruzzo 2008 doc
 il vino si presenta di colore giallo paglierino carico, brillante e vivace, in roteazione è omogeneo, un bel corpo e struttura dovuta agli estratti secchi naturali. All’olfatto intenso, complesso ed elegante, primo naso di frutta gialla, pesca, floreale dei fiori gialli che sono nel vigneto, durante la vendemmia, spiega Sofia Pepe, studiamo i lieviti dove c’erano fiori e piante da frutto la quantità e le specie di lieviti erano molto più rilevanti, in retro nasale si avvertono note erbacee di ulivo e nocciola non matura. Al palato è secco, caldo, 12, 5 gradi, fresco e sapido, decisamente avvolgente ed equilibrato, nel retro nasale io, confortata dall’opinione di Salvatore Correale, percepisco un leggerissimo speziato di pepe bianco. @@@

Trebbiano d’Abruzzo 2006 doc
L
a degustazione non segue la scaletta classica, retrogusto fresco e balsamico, sentore di fieno non fresco, un vino che ha grandi potenzialità in evoluzione, questo è sul minerale, mentre il 2008 gioca su frutta e fiori, precisa Nicoletta Gargiulo. Il colore vivace denota una bella acidità e, in roteazione una buona consistenza. Al naso è intenso e abbastanza complesso, mentre, in bocca è secco con una nota dolce, piena che avvolge, pur essendo il vino decisamente fresco e sapido. In retropalato, arancia candita dolce – amaro e mandorlato. Il vino è lungo, equilibrato e maturo,in realtà hanno entrambi grande capacita evolutiva, il 2006 più del 2008 che è stata un’annata più calda.@@@ ++

Nicoletta Gargiulo Neo Presidente Ais campania

Montepulciano d’Abruzzo 2005 doc
Il 2005 paga il fatto di essere un po’ un bambino, colore vivace, vitale, sentori classici di more di rovo, mirtillo, marasca e secondo naso più nascosto, un intreccio di note erbacee, vegetali e floreali molto intriganti ed eleganti al naso. Il finale è nettamente minerale molto marcato con un accenno di grafite coperta dal frutto. In bocca entra morbido, avvolgente ma sorretto da una grande spalla acido – tannica ed è sapido. La mineralità si ritrova in una lunga scia sapida che prolunga la persistenza. il tannino è ben presente, robusto, ed offrirà belle sorprese in evoluzione, ricorda qualcosa delle annate vecchie, da tenere d’occhio, emozionante. @@@ Per inciso chiedo a Sofia Pepe qualche notizia sul territorio: natura dei terreni, composizione, esposizione etc.I vigneti sono tutti a circa 240 mt slm, a 12 km dal mare e a 20 dalla montagna, in collina, esposi a sud sude est con un’ottima ventilazione ed un importante escursione termica giorno – notte, dovuta alla vicinanza del Gran sasso, che favorisce i profumi difficili da trovare cosi’ complessi nel Trebbiano d’Abruzzo in purezza. Il terreno è argilloso di medio impasto tanto da spaccarsi nelle annate calde.

Montepulciano d’Abruzzo 2003 doc
Il vino è limpido, molto ricco in frutto, abbastanza evoluto, colore rosso granato con lacrime lente e strette, a dimostrare una buona struttura glicerica. Al naso è intenso e complesso, con eleganti sensazioni di viola, frutta, amarena, cassis e frutti di bosco, chiude con leggere note minerali e speziato, pepe nero e cuoio. In bocca entra avvolgente e morbido, il tannino è presente ma non aggressivo, aiuterà il vino ad invecchiare bene, l’acidità si avverte, bella struttura in equilibrio. Nel 2003, ci racconta Sofia, c’erano 42 gradi, il vino è stato in cantina per 5 – 6 anni perché non si apriva, da poco l’abbiamo messo sul mercato, ha avuto bisogno di più tempo per maturare, è diverso, qui l’acidità è più bassa e l’estratto è più alto, abbiamo registrato un calo del 40% in produzione nel 2003. L’allevamento è sia a tendone, che filare, nel 2003 le uve del filare erano cotte, perciò non le abbiamo utilizzate, nel tendone, invece, i grappoli sono stati protetti dalle foglie. Questi due sistemi ci consentono di dare equilibrio annate Quando c’è pioggia, meglio il filare, con troppo caldo, meglio il tendone. Abbiamo 15 ettari di vigneto, 70% Montepulciano 30 % trebbiano. La resa media è 90 – 100 q ha che per noi rappresenta l’equilibrio. Le vigne del tendone hanno più di 40 anni, sono i nostri tesori, i vini migliori vengono da qui, le radici vanno a 2 – 3 mt di profondità, reagiscono bene sia al caldo che alla pioggia. Non c è nessuno che dà da mangiare ai vigneti, la pianta è costretta a cercarsi il nutrimento da sola in profondità, negli altri sistemi, le radici sono poco profonde e non devono lottare. Qui la vite combatte, affronta tutto con forza e resistenza. Una parte del vino, quella da filare, va in commercio dopo 2, 3 anni, l’altra, quella da tendone va nelle vasche di riserva. Ci sono poi annate, come la ’99, ’96, e ’86, dove non facciamo proprio il vino vendiamo l’uva se non la riteniamo conforme ai nostri standard.

Montepulciano d’Abruzzo 2001 doc
Annata omogenea, ottima, giusta concentrazione e maturazione tecnologica, giusta sintesi di tannino, acidità, zuccheri e, quindi alcool. La nota cromatica è vivace, indice di buon supporto tartarico. La concentrazione è buona come i precedenti, il naso si fa più interessante, intrigante, timidamente avvolto in una nuvola di affumicatura che accoglie gli altri descrittori di fruttato, floreale e speziatura. Al gusto è intenso ma non spavaldo, l’apporto tannico è più moderato ed elegante, la maturazione della componente fenolica è avanti e nel ritorno di bocca si va verso l’equilibrio. Gli aromi di bocca sono straordinari, la persistenza è perfettamente coerente con il primo naso, frutta viva prugna fresca, fiori, a dispetto del fatto che si dice che questi vini siano piatti, sono invece uno spettacolo per la complessità degli aromi di bocca e non c è legno, qui le componenti speziate e tostate vengono solo dal vino, che si avvia verso uno splendido elevamento. @@@@

Montepulciano d’Abruzzo 1983 doc
Vino difficile da commentare, il degustatore stravolge la scaletta dei canoni didattici: alla cieca, naso e colore avrebbero tratto in inganno, perché questo vino ha un naso da Porto, da passito rosso liquoroso, segno di grandissima evoluzione, il famoso etereo. Questo è uno dei pochi esempi in cui veramente c’ è l’evoluzione verso l etereo. Il colore ricorda un pinot nero di 4, 5 anni, invece ne sono trascorsi 27.Nonostante il granato e l’unghia aranciata, il colore è ancora vivace ad indicare freschezza. Rispetto agli altri si è molto spogliato e si muove più leggero nel bicchiere, ha perso un po’ di grassezza e compostezza nel bicchiere, è più delicato ed elegante. Il naso è strabiliante, si direbbe liquoroso, cipria, rossetto, ceralacca, note dolci di cioccolato al latte. Poi, in bocca la sorpresa, il vino è secco, asciutto, austero. Sembra ancora chiuso, vellutato e morbido, ma rivela ancora una forte acidità, il tannino è levigato, ma si avverte tutta la sapidità, il salmastro, le note iodate, marine, con note finali di eucalipto e chiodi di garofano, terziari evoluti non da legno, insomma puro linguaggio di territorio.@@@@+

Il vino annuncia lunga vita per la cantina – famiglia Pepe, la bimba che è nella pancia di Sofia, magari degusterà l’annata 2010. Sofia ringrazia e chiude dicendo che ci sono 2 modi di fare vino: “noi diamo la possibilità al cliente di scegliere, tutti e due sono giusti. Oggi chimica e tecnologia sono entrate in cantina in maniera predominante, noi facciamo il vino come 100 anni fa e ne siamo convinti ed orgogliosi”.

Uno sguardo ai prezzi: Per il Trebbiano si parla di circa 20 euro in enoteca. Per il Montepulciano a seconda delle annate, siamo intorno ai 25 – 30 euro in enoteca, naturalmente le annate vecchie seguono un listino separato.

da sx Elvira Coppola, Nicoletta Gargiulo, Antonio del Franco, Sofia Pepe, GianAntonio Aiuolo

 

10 commenti

  • Giancarlo Moschetti

    (1 luglio 2010 - 08:09)

    Grandi vini, sono reduce da un’ emozionante degustazione di Trebbiano Pepe 2006. E poi si parla la stessa lingua: biodiversità, lombrichi, fermentazione naturale, assenza di filtrazione….

  • giancarlo maffi

    (1 luglio 2010 - 08:15)

    giulia: mi hai convinto . mandami 24 bottiglie di trebbiano 2006 e altrettante di montepulciano 1983. facciamo una piccola degustazione qui in versila con gli amici e tumbiolo certificatore poi ti diciamo la nostra .baci

  • Marina

    (1 luglio 2010 - 08:36)

    Sono una accanita fun e sostenutrice di questa azienda, nel bichiere la cura dedicata con estremo impegno e generosità si evidenzia ad ogni sorso. Manca il loro rosato in questa degustazione, è uno dei miei preferiti.

  • Il Guardiano del Faro

    (1 luglio 2010 - 08:48)

    Ultimamente ho ribevuto un paio dil rossi 2003: vino originalissimo , figlio dell’annata anomala ma non così “cotto” come si potrebbe supporre. Ricco di materia e profondissimo di sensazioni in bocca.
    Al naso, come dire, anche qualche sentore di sella di cavallo sudato allontana il naso dal bicchiere all’approccio, ma poi vengono fuori anche le altre sensazioni qui sopra descritte.

    i bianchi sono mediamente tra le mia bevute preferita quando cerco leggerezza, freschezza, bevibilità.
    Veramente tra i bianchi italiani che bevo più volentieri quando sono in imbarazzo di fronte a certe carte dei vini fatte con la fotocopiatrice riprendendo i testi sacri . C’è il prezzo, c’è naturalezza, c’è piacevolezza.
    Vino che appare normalmente più semplice di quanto invece ascoltandolo meglio può esprimere.
    L’annata 2008 non l’ho ancora provata ma alla prima occasione rimedierò.
    Il problema è che una bottiglia a testa non basta mai con il bianco di Pepe…
    Grazie per il pro-memoria ;-)

    • monica

      (1 luglio 2010 - 12:23)

      @Guardiano e Giulia: effettivamente riscontriamo sempre più spesso, credo siamo d’accordo, che anche un’annata difficile come la 2003, oppure la 2007, magari, per altri versi, ad esempio, la 2002, riservi belle sorprese. Nessuna cottura. Il vino se lavorato con cura e amore, sembra trovi il suo assetto anche in un millesimo del genere facendo mamamao a chi vuole per forza inquadrarlo in uno schema. Ogni annata è figlia della natura e quindi tutta bella per chi è disposto ad ascoltarla come proviamo a fare noi tutti. Gran bella degustazione!

      • ALESSANDRO

        (2 luglio 2010 - 00:56)

        Effettivamente, nella batteria dei rossi, tralasciando l’originalissimo 1983 e il giovanissimo 2005 che gridava come un neonato, per una beva da “ristorante” l’attenzione si è focalizzata proprio sul 2003 e sul 2001. Il secondo sicuramente più armonico e complesso, ma il primo, come dice il guardiano del faro, oltrepassato lo spiccato sentore animale,olpisce per la pienezza del colore e delle sensazioni con una buona spalla acida che non lo fa figlio di un’annata cotta.
        Con piacere riscontro che non è la prima azienda a tirare fuori un grande vino da un’annata che tutti davano fuori dai giochi.

    • Giancarlo maffi

      (1 luglio 2010 - 15:24)

      Per uno che dicono che non cApisca un tubo di vino mi e’ piaciuto senza neanche mai provarlo. E qui ho pure L’ok del gdf. Quindi Giulia mandami ‘ste bottiglie e non farla difficile :-))

  • Pasquale Brillante

    (1 luglio 2010 - 10:01)

    Quella che mi ha colpito nella degustazione 2 cose :
    La brillantezza e la lucentezza negli occhi di Sofia, quando con la passione di chi fa le cose per amore
    raccontava i vini. La sua attenzione mentre ascoltava come una mamma quando si parla dei suoi figli i commenti e le degustazioni dei suoi viini.

    La complessità e l’intrigante corredo di sfumature dell’annata 83.Vini che hanno bisogno di tempo e di ascolto..

    Quello che dovrebbe essere il vino.

  • Luca Miraglia

    (1 luglio 2010 - 11:40)

    Passione ed emozione: questi i connotati che, in un universo enoico ormai sovraffollato di presenze anche superflue, l’appassionato vorrebbe trovare nel bicchiere e, fortunatamente, trova nei vini della famiglia Pepe.
    Vini fatti col cuore ma, soprattutto, anteponendo la naturale evoluzione del “frutto” uva – con tutte le problematiche che ciò comporta – alle scorciatoie che conducono a vini “piacioni” ma senz’anima.
    I risultati sono sotto gli occhi: da un lato bicchieri indimenticabili e bottiglie che finiscono in un batter d’occhi, dall’altro vini che, al primo sorso, ti lasciano indifferente ed al secondo ti hanno già stancato.
    Ciò non vuol dire che le metodologie di vinificazione più “invasive” non possano portare, in alcuni casi, a vini anche straordinari (e Sofia Pepe mi confermava la grande stima sua e di suo padre per i Trebbiano ed i Montepulciano di Valentini), ma non è possibile (come pur qualcuno fa dall’alto di importanti cattedre accademiche) tacciare indiscriminatamente i vini “naturali” di essere, in sostanza, assimilabili all’aceto.

  • Alessandro Marra

    (1 luglio 2010 - 13:11)

    Che bella serata!
    Ad Agazzano provai il Trebbiano 2006 e il Trebbiano 2007. Anche in quella occasione il 2006 si lasciò preferire, mostrando -persino- una maggiore freschezza dell’annata più giovane. Una differenza che era resa ancor più evidente dai prezzi (sorgente): nel primo caso €25 e nel secondo €15.

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