
Vizzari, Ducasse e Marchi
di Giulia Cannada Bartoli
Lusso della semplicità: potrebbero sembrare due termini antitetici e invece no. E’il tema di Identità Golose 2010, la sesta edizione del congresso della cucina italiana d’autore, ideato da Paolo Marchi.
Una tre giorni di lezioni di chef famosi ed emergenti che hanno spiegato, attraverso i propri piatti, il modo di concepire la semplicità in cucina, la direzione dell’alta ristorazione moderna. Il Convention Center di Via Gattamelata, affollato da centinaia di giornalisti, esperti di settore e amanti del buon cibo e del buon bere, si è trasformato in un teatro del gusto, protagonisti grandi prodotti e piatti di territorio. Per la Campania, Casa Barone ha letteralmente sbancato con i pomodorini del piennolo, utilizzati da tantissimi chef. Espressioni gastronomiche diverse, sospese tra innovazione e tradizione. Oltre 50 chef provenienti da tutt’Italia e dall’estero. Emilia Romagna e Friuli le regioni ospiti, Slovenia e Spagna le nazioni protagoniste. Da domenica a martedì si sono alternati chef stellati e non in lezioni e laboratori. Ha aperto il congresso Davide Oldani, con il suo nuovo modo di intendere la grande cucina popolare italiana, seguito da Antonino Cannavaciuolo da Vico Equense, a Villa Crespi in provincia di Novara, si è espresso con pane, amore e…fantasia. E’ stata poi la volta dei due fratelli Alajmo che la semplicità l’hanno applicata anche in sala con materiali assolutamente naturali. Poi un’esplosione di semplicità introdotta dal giornalista Antonio Paolini: Mauro Uliassi è salito sul palco con semplicità disarmante nelle parole e nei suoi piatti che raccontano il mare. Olio e pasta i prodotti protagonisti dei laboratori, interpretati da grandi chef: tra tutti, Corrado Assenza del Caffè Sicilia a Noto, Moreno Cedroni e il nostro Alfonso Caputo. Nel pomeriggio a sorpresa arriva Carlin Petrini, venuto a spiegare la filosofia di Terra Madre applicabile anche all’alta cucina italiana,Petrini ha esortato i ristoratori a farsi ambasciatori del valore del cibo. Lunedì è stata la giornata dell’irruzione di Striscia, subito oscurata dall’arrivo sul palco di due grandi: Alain Ducasse per la prima volta a Identità Golose, intervistato da Enzo Vizzari, e Massimo Bottura eclettico chef stellato, per me grande esempio di equilibrio tra innovazione e tradizione. Prima di loro, ad inizio mattinata, grandissimo chef della Terra, salvatore Tassa dalla Ciociaria, porta nel piatto i ricordi d’infanzia di quando, in assenza di altri divertimenti i bambini con la terra si divertivano a giocare. Nel pomeriggio sala gremita per Gennarino Esposito che ha presentato l’assoluto della pasta. Martedì mattina, mi sono sentita a casa, nell’aria odore di soffritto, Stefano Ciotti da Cattolica, trentenne chef allievo di Alfonso Iaccarino, ha parlato di soffritto come base storica della cucina creativa. Tre giorni di spensierato, scambio di esperienze, idee, passioni, nello spirito di Identità Golose: spingere i protagonisti della cucina italiana a fare squadra per affermarsi nel mondo senza rivalità, nè elucubrazioni e, soprattutto. senza prendersi troppo sul serio, all’insegna del piacere di stare in cucina e a tavola. Questi chef saranno gli ambasciatori della nostra cucina, il nostro ministro mangia panini da Mc Donald.
Le foto sono di Giulia Cannada Bartoli
Quelle con Corrado Assenza; saluto finale; Esposito, Ducasse e Bottura sono di Elisa del Moro

















Mi fa piacere che i pomodorini del Vesuvio di Casa Barone siano diventati un ottimo bigliettino da visita per il nostro territorio. Bellissime foto e splendida la voce intramontabile di Freddy Mercury.
un fedele e piacevole resoconto di una manifestazione alla quale avrei voluto prender parte e che per precedenti inderogabili impegni ho dovuto disertare. Belle foto e bell’articolo.
Accanto ai pomodorini di Casa Barone, la Campania ha schierato anche un altro simbolo della sua gastronomia, la pasta di Gragnano del Pastificio dei Campi, utilizzata da Gennaro Esposito nella sua lezione sull’assoluto della pasta.