Il Carato 2003 per il 50 anni della Cantina

Letture: 54

La terra riposa dopo la terribile esplosione del vulcano, l’uomo coltiva la vite lungo l’Appia, quando la Lucania degrada verso le Murge tra Venosa, Lavello, Minervino e Canosa e l’Aglianico si intreccia al Nero di Troia. Rossi di razza, entrambi trainano la viticoltura moderna di questi straordinari terroir così contigui e, per questo, tanto diversi. Il Carato Venusio 2003, allora, simbolo della festa per i cinquant’anni della Cantina presieduta da Teodoro Palermo: un punto di riferimento irrinunciabile negli anni difficili della fuga dai campi, ancora adesso che l’Aglianico del Vulture è capace di far sognare gli appassionati in tutto il mondo. La festa inzia domani alle 10 nell’incredibile castello federiciano che sorveglia il paese bianco insieme all’anfiteatro romano, a due passi dalla splendida piazza intitolata al poeta Orazio. Poi, nel pomeriggio, in cantina insieme ai 500 soci e le loro famiglie a bere vino affrontando importanti verticali. La Cantina è uno dei pochi esempi di cooperazione riuscita nel Mezzogiorno e uno dei pochi punti di riferimento collettivi che ha resistito alla crisi del metanolo e al passaggio dalla produzione di quantità alla ricerca della qualità. Discorso sempre difficile ma possibile: non è necessario essere piccoli per poter funzionare, basta avere gente come Antonio Teora dimentico delle ore e dei giorni trascorsi fra le botti, le cisterne e in giro per l’Italia. Il Carato Venusio resta una delle migliori espressioni dell’enologia vulturina, esempio di abbinamento fra il legno ben dosato e la frutta della terra nera, fra la freschezza imperante e longeva e la mineralità che racconta la storia di esplosioni tremende, fuoco, lava, fatica. L’esperienza racconta, ma non poteva essere diversamente con questi presupposti, di lunghi invecchiamenti, di abbinamenti all’agnello della transumanza o alle bistecche di podolica. Un vino a cui pensare in vista del pranzo di Natale se si vuole trascorrerlo con uno dei classici del Sud nel bicchiere, dall’incredibile rapporto fra qualità e prezzo. E allora, perchè no, la festa è l’occasione per conoscere questa realtà associativa, rossi come il Terre d’Orazio 2004, il Vignali 2004, il mitico Dry Muscat, moscato vinificato in secco, che ha cambiato l’estate venusina e ancora la nuova Malvasia, segno di una vocazione anche al bianco ancora inespressa. E, per ricordare tutta la gamma, il gradevole sfuso a circa due euro che riconcilia con questa tipologia in forte ripresa dopo la crisi degli anni passati. Un Carato per festeggiare, un Carato per Orazio, un Carato per la Basilicata silente e preziosa.