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	<title>Commenti a: Il colore dell&#8217;Aglianico e l&#8217;omologazione del passato</title>
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	<description>tutti i sapori e i colori di Napoli e dell&#039;Italia, da bere, da mangiare, da raccontare</description>
	<lastBuildDate>Sun, 12 Feb 2012 23:39:38 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Vito</title>
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		<dc:creator>Vito</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 21:58:33 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo pienamente con quanto detto da Luciano. 
Secondo me, oggi sono molte le lacune che affligono il sistema produttivo viticolo-enologico, dall&#039;impianto dl vigneto alla commercializzazione dei vini.
Per esempio, anno dopo anno si assiste all&#039;aumento delle uve raccolte meccanicamente con conseguenze deleterie per la qualità dei vini (in particolar modo i vini bianchi); tecniche di vinificazione non adatte a determinate cultivar; per non parlare dell&#039;utilizzo indiscriminato di lieviti commerciali che provocano un appiatiimento delle caratteristiche sensoriali dei vini, ottenendo profumi non tipici, che non rispecchiano ciò che può conferire un territorio vocato.
Le università dovrebbero impegnarsi maggiormente nell&#039;apportare al settore conoscenze utili al miglioramento di tutta la filiera ed evitare lavori di ricerca che restano fine a se stesse, non portanti a risultati concreti perchè non applicabili &quot;nella pratica&quot;. 
Quindi, sarebbe bene, una maggiore sinergia tra enti di ricerca e aziende vitivinicole, in modo tale da sfruttare al meglio le risorse umane ed economiche che abbiamo a disposizione.

Dott. Vito Mezzapelle</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo pienamente con quanto detto da Luciano.<br />
Secondo me, oggi sono molte le lacune che affligono il sistema produttivo viticolo-enologico, dall&#8217;impianto dl vigneto alla commercializzazione dei vini.<br />
Per esempio, anno dopo anno si assiste all&#8217;aumento delle uve raccolte meccanicamente con conseguenze deleterie per la qualità dei vini (in particolar modo i vini bianchi); tecniche di vinificazione non adatte a determinate cultivar; per non parlare dell&#8217;utilizzo indiscriminato di lieviti commerciali che provocano un appiatiimento delle caratteristiche sensoriali dei vini, ottenendo profumi non tipici, che non rispecchiano ciò che può conferire un territorio vocato.<br />
Le università dovrebbero impegnarsi maggiormente nell&#8217;apportare al settore conoscenze utili al miglioramento di tutta la filiera ed evitare lavori di ricerca che restano fine a se stesse, non portanti a risultati concreti perchè non applicabili &#8220;nella pratica&#8221;.<br />
Quindi, sarebbe bene, una maggiore sinergia tra enti di ricerca e aziende vitivinicole, in modo tale da sfruttare al meglio le risorse umane ed economiche che abbiamo a disposizione.</p>
<p>Dott. Vito Mezzapelle</p>
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		<title>Di: giovanni pirozzi</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-459</link>
		<dc:creator>giovanni pirozzi</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Feb 2010 13:26:06 +0000</pubDate>
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		<description>ottimo lo scambio tecnico/giornalistico sull&#039;argomento perchè si dimostra che attraverso un network si possa ragionare e approfondire tematiche tecniche non facilmente  presenti in sedi  istituzionali competenti che a mio avviso hanno abdicato la discussione ad una più comoda interpretazione burocratica delle scelte del comparto vitivinicolo campano. Chi vi parla fa parte di una di queste istituzioni. 
ho letto le diverse opinioni e credo si possa annunciare un link dedicato aperto ad addetti ai lavori - tecnici, ricercatori,agronomi , curiosi - su tutte le problematiche tecnico-scientifiche che sono tante in una materia affascinante come la vitivinicoltura  che passa per la biologia, l&#039;agronomia, la fisiologia,la meteorologia, la pedologia, la chimica., la tecnologia,....
si potrebbe aprire un forum di discussione permanente e perchè no attivare seminari all&#039;uopo predisposti anche ricorrendo ad una forma di autofinanziamento visto i tempi di crisi che ci attraversano.
mi riservo di fornire un contributo tecnico sull&#039;aglianico nei prossimi giorni, comunque complimenti per la trasmissione!!!!!
giovanni pirozzi</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>ottimo lo scambio tecnico/giornalistico sull&#8217;argomento perchè si dimostra che attraverso un network si possa ragionare e approfondire tematiche tecniche non facilmente  presenti in sedi  istituzionali competenti che a mio avviso hanno abdicato la discussione ad una più comoda interpretazione burocratica delle scelte del comparto vitivinicolo campano. Chi vi parla fa parte di una di queste istituzioni.<br />
ho letto le diverse opinioni e credo si possa annunciare un link dedicato aperto ad addetti ai lavori &#8211; tecnici, ricercatori,agronomi , curiosi &#8211; su tutte le problematiche tecnico-scientifiche che sono tante in una materia affascinante come la vitivinicoltura  che passa per la biologia, l&#8217;agronomia, la fisiologia,la meteorologia, la pedologia, la chimica., la tecnologia,&#8230;.<br />
si potrebbe aprire un forum di discussione permanente e perchè no attivare seminari all&#8217;uopo predisposti anche ricorrendo ad una forma di autofinanziamento visto i tempi di crisi che ci attraversano.<br />
mi riservo di fornire un contributo tecnico sull&#8217;aglianico nei prossimi giorni, comunque complimenti per la trasmissione!!!!!<br />
giovanni pirozzi</p>
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	<item>
		<title>Di: Angelo Di Costanzo</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-364</link>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 12:40:07 +0000</pubDate>
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		<description>:-(</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>:-(</p>
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		<title>Di: ENRICO MALGI</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-316</link>
		<dc:creator>ENRICO MALGI</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 14:13:02 +0000</pubDate>
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		<description>Ringrazio di cuore il professor Luigi Moio di avermi onorato di una sua risposta e prendo  atto del suo squisito invito che mi è stato rivolto. Ringrazio, altresì, anche l&#039;amico Luciano per averci dato questa grande possibilità di interloquire con tante personalità del mondo ampelografico. E&#039; stato veramente un successo. Ora, se tutti gli intervenuti sono d&#039;accordo e naturalmente lo stesso Luciano, penso che possa calare il sipario su questo argomento. Come si dice: le jeux sont faits, riien ne va plus!
Ad majora!  E grazie ancora.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio di cuore il professor Luigi Moio di avermi onorato di una sua risposta e prendo  atto del suo squisito invito che mi è stato rivolto. Ringrazio, altresì, anche l&#8217;amico Luciano per averci dato questa grande possibilità di interloquire con tante personalità del mondo ampelografico. E&#8217; stato veramente un successo. Ora, se tutti gli intervenuti sono d&#8217;accordo e naturalmente lo stesso Luciano, penso che possa calare il sipario su questo argomento. Come si dice: le jeux sont faits, riien ne va plus!<br />
Ad majora!  E grazie ancora.</p>
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	<item>
		<title>Di: Luigi Moio</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-304</link>
		<dc:creator>Luigi Moio</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 19:08:16 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile Sig. Malgi,
le chiedo scusa se non rispondo ai suoi quesiti su questo blog, richiederebbero tempo ed approfondimenti tecnici complessi. Sarò lieto, invece, di approfondirli e discuterli presso la mia sede universitaria dove, tra l’altro,  se lei vorrà  potrò fornirle anche lavori scientifici specifici. 
Il mio indirizzo di posta elettronica è il seguente: moio@unina.it.
Leggere gli interventi che si sono susseguiti  su questo sito è stato estremamente utile ed interessante, un momento di confronto che io ritengo molto importante per tutti gli appassionati di vino e per tutti gli operatori della filiera. 
Ovviamente l’invito per un eventuale incontro di approfondimento e di discussione è rivolto a tutti coloro che ne hanno voglia. Sono a loro completa disposizione per sviscerare ed approfondire ogni argomento presso il mio studio all’Università.

Grazie e cordiali saluti a tutti.
Luigi Moio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Sig. Malgi,<br />
le chiedo scusa se non rispondo ai suoi quesiti su questo blog, richiederebbero tempo ed approfondimenti tecnici complessi. Sarò lieto, invece, di approfondirli e discuterli presso la mia sede universitaria dove, tra l’altro,  se lei vorrà  potrò fornirle anche lavori scientifici specifici.<br />
Il mio indirizzo di posta elettronica è il seguente: <a href="mailto:moio@unina.it">moio@unina.it</a>.<br />
Leggere gli interventi che si sono susseguiti  su questo sito è stato estremamente utile ed interessante, un momento di confronto che io ritengo molto importante per tutti gli appassionati di vino e per tutti gli operatori della filiera.<br />
Ovviamente l’invito per un eventuale incontro di approfondimento e di discussione è rivolto a tutti coloro che ne hanno voglia. Sono a loro completa disposizione per sviscerare ed approfondire ogni argomento presso il mio studio all’Università.</p>
<p>Grazie e cordiali saluti a tutti.<br />
Luigi Moio</p>
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	</item>
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		<title>Di: fabio mecca</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-301</link>
		<dc:creator>fabio mecca</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 15:27:23 +0000</pubDate>
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		<description>... tra qualche anno verranno commercializzate le prime bottiglie di Pinot Nero prodotto a 850 metri sul Vulture... A PIEDE FRANCO !!

ma... questa è un&#039;altra storia !

Buon Lavoro
Fabio Mecca 
347 600 33 48</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; tra qualche anno verranno commercializzate le prime bottiglie di Pinot Nero prodotto a 850 metri sul Vulture&#8230; A PIEDE FRANCO !!</p>
<p>ma&#8230; questa è un&#8217;altra storia !</p>
<p>Buon Lavoro<br />
Fabio Mecca<br />
347 600 33 48</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: ENRICO MALGI</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-300</link>
		<dc:creator>ENRICO MALGI</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 14:28:32 +0000</pubDate>
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		<description>Voglio riservarmi un ultimo intervento. prima di mettere la parola &quot;fine!&quot;  a questo corollario di pareri e suggerimenti vari. Abbbiamo discusso ampiamente dell&#039;Aglianico in terra irpina e magari non  tutti sono d&#039;accordo sulla sua enorme potenzialità. Affermo ciò,  anche perché ho letto su questo stesso blog  le schede di presentazione a proposito delle &quot;verticali&quot; sui vini di Caggiano e Molettieri, non propriamente  lusinghiere . Ebbene, fermo restando che io sono del parere che l&#039;Aglianico campano resta sempre uno dei migliori vitigni del mondo, rivolgo un&#039;ultima domanda al prof. Moio (il quale mi è debitore ancora di una risposta ): non si potrebbe sperimentare in zona il &quot;Pinot noir?&quot;  Non sembri un&#039;eresia quest&#039; ultima ipotesi, perché se le mie riminiscenze  agronomiche non mi ingannano , unite ad un prolungato soggiorno dalle parti di Macon (oltre a quello fatto nel Libournais) questo vitigno (molto difficile da coltivare senz&#039;altro) predilige escursioni termiche, zone ventilate e non molto calde (questo perché lo indurrebbe a maturare in fretta a scapito dell&#039;acidità), altezze consistenti, niente piogge ( anche perchè i suoi piccoli acini hanno una buccia sottile e soggetti all&#039;attacco dell&#039;umidità e delle muffe)  e terreni mineralli. Ora,a parte il problema delle piogge, il &quot;terroir&quot; irpino, e specialmente quello dalle parti di Tufo, non le sembra l&#039;ideale? D&#039;altra parte in Italia lo si coltiva dappertutto, anche in Sicilia con quel caldo, anche se ha trovato la sua terra di elezione soprattuto nell&#039;IOltrepo pavese (secondo territorio al mondo ,dopo la Borgogna, per estensione e coltivazione) ed in parte nel vicino  versante piemontese, nell&#039;Alto adige (qui chiamato &quot;Blauburgunder), nel Trentino e nel Veneto. Se pensa di delucidarmi, le sarò grato. Grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Voglio riservarmi un ultimo intervento. prima di mettere la parola &#8220;fine!&#8221;  a questo corollario di pareri e suggerimenti vari. Abbbiamo discusso ampiamente dell&#8217;Aglianico in terra irpina e magari non  tutti sono d&#8217;accordo sulla sua enorme potenzialità. Affermo ciò,  anche perché ho letto su questo stesso blog  le schede di presentazione a proposito delle &#8220;verticali&#8221; sui vini di Caggiano e Molettieri, non propriamente  lusinghiere . Ebbene, fermo restando che io sono del parere che l&#8217;Aglianico campano resta sempre uno dei migliori vitigni del mondo, rivolgo un&#8217;ultima domanda al prof. Moio (il quale mi è debitore ancora di una risposta ): non si potrebbe sperimentare in zona il &#8220;Pinot noir?&#8221;  Non sembri un&#8217;eresia quest&#8217; ultima ipotesi, perché se le mie riminiscenze  agronomiche non mi ingannano , unite ad un prolungato soggiorno dalle parti di Macon (oltre a quello fatto nel Libournais) questo vitigno (molto difficile da coltivare senz&#8217;altro) predilige escursioni termiche, zone ventilate e non molto calde (questo perché lo indurrebbe a maturare in fretta a scapito dell&#8217;acidità), altezze consistenti, niente piogge ( anche perchè i suoi piccoli acini hanno una buccia sottile e soggetti all&#8217;attacco dell&#8217;umidità e delle muffe)  e terreni mineralli. Ora,a parte il problema delle piogge, il &#8220;terroir&#8221; irpino, e specialmente quello dalle parti di Tufo, non le sembra l&#8217;ideale? D&#8217;altra parte in Italia lo si coltiva dappertutto, anche in Sicilia con quel caldo, anche se ha trovato la sua terra di elezione soprattuto nell&#8217;IOltrepo pavese (secondo territorio al mondo ,dopo la Borgogna, per estensione e coltivazione) ed in parte nel vicino  versante piemontese, nell&#8217;Alto adige (qui chiamato &#8220;Blauburgunder), nel Trentino e nel Veneto. Se pensa di delucidarmi, le sarò grato. Grazie.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: luca miraglia</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-299</link>
		<dc:creator>luca miraglia</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 13:55:37 +0000</pubDate>
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		<description>.... e non solo, ma anche l&#039;Adam (un vero Greco!) e l&#039;incredibile Sophia, emozione allo stato puro!
Daniela, con tutta la simpatia e la stima che mi legano a te e ad Antonio, vi dico: andate avanti, avanti, avanti sulla strada della ricerca, nei vostri vini, della suggestione e del coinvolgimento emotivo; tanti altri sono sulla vostra lunghezza d&#039;onda e &quot;Parlano i vignaioli&quot; è stato un happening non solo di vini dell&#039;anima, ma soprattutto di vignaioli autentici, e chi ha snobbato la manifestazione non sa quello che si è perso.
Lasciamo ad altri l&#039;erudizione, e teniamoci la vera cultura della terra!!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;. e non solo, ma anche l&#8217;Adam (un vero Greco!) e l&#8217;incredibile Sophia, emozione allo stato puro!<br />
Daniela, con tutta la simpatia e la stima che mi legano a te e ad Antonio, vi dico: andate avanti, avanti, avanti sulla strada della ricerca, nei vostri vini, della suggestione e del coinvolgimento emotivo; tanti altri sono sulla vostra lunghezza d&#8217;onda e &#8220;Parlano i vignaioli&#8221; è stato un happening non solo di vini dell&#8217;anima, ma soprattutto di vignaioli autentici, e chi ha snobbato la manifestazione non sa quello che si è perso.<br />
Lasciamo ad altri l&#8217;erudizione, e teniamoci la vera cultura della terra!!</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Marco</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-297</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 12:52:49 +0000</pubDate>
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		<description>Ho bevuto il vostro le fole e ne sono rimasto entusiasta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho bevuto il vostro le fole e ne sono rimasto entusiasta.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: alberto</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-292</link>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 22:42:17 +0000</pubDate>
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		<description>Gentile dottor Fabio sottoscrivo il Suo pensiero!
cordialità
alberto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile dottor Fabio sottoscrivo il Suo pensiero!<br />
cordialità<br />
alberto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: alberto</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-291</link>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 22:41:31 +0000</pubDate>
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		<description>Mi spiego meglio; 
mentre leggevo con molta attenzione i commenti non ci ho capito più nulla. 
Sì egregio Luciano siete tutti una manica di s.uper eroi, per combattere battaglie non certo semplici, però l’idiosincrasia nasce  non nei confronti di chi con rigore scientifico ricerca (che Dio illumini sempre la mente del Professore) e di chi con amorevole professionalità divulga (dottor Pignataro sempre troppo poco lodato), ma alla sottomissione che la ricerca e la dottrina “devono” al mercato.  
Oggi la qualità è in alcuni termini che il marketing ci ha imposto:
“prodotto da lievito naturale”,  meglio sarebbe “lievito indigeno o selvaggio”, ma perché il cerevisiae è innaturale?;
“prodotto naturale da agricoltura biologica”, ma non è la natura che ha creato i veleni più potenti?.
“OGM-free”, ma l’uomo non modifica la natura da qualche milione di anni? 

E poi, tutta questa specializzazione ha cambiato la fisiologia di tanti di noi, se al ristorante ti versano il vino deve partire il nervo simpatico che ti fa roteare il bicchiere, altrimenti sei un disgraziato, e poi naso nel bicchiere per sentire se il vendemmiatore aveva le mani sudate, se dici due cose ovvie sul piatto appena mangiato “sei uno del settore”, no, solo uno che mangia e beve, e tutto questo deve che non capisco.
La conoscenza solo vorrei, come mia nonna, vorrei conoscere personalmente la bestia e la scarola che mangiava.
Vorrei chef-cuochi, in cucina a cucinare, non vorrei chef-p.r. che girano per la sala a raccogliere plauso, vorrei parlare con i loro piatti, non dei loro piatti, non so cosa dirgli.
E poi, non se la prenda con me quelle cose mica sono mie. 
Il vino serve anche a rendere più leggeri argomenti complicati. 
Mi è rimasto l’ultimo dito di rosso (sangiovese grosso) di Canalicchio (sfuso) lo finisco e vado a dormire.
Prosit
alberto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi spiego meglio;<br />
mentre leggevo con molta attenzione i commenti non ci ho capito più nulla.<br />
Sì egregio Luciano siete tutti una manica di s.uper eroi, per combattere battaglie non certo semplici, però l’idiosincrasia nasce  non nei confronti di chi con rigore scientifico ricerca (che Dio illumini sempre la mente del Professore) e di chi con amorevole professionalità divulga (dottor Pignataro sempre troppo poco lodato), ma alla sottomissione che la ricerca e la dottrina “devono” al mercato.<br />
Oggi la qualità è in alcuni termini che il marketing ci ha imposto:<br />
“prodotto da lievito naturale”,  meglio sarebbe “lievito indigeno o selvaggio”, ma perché il cerevisiae è innaturale?;<br />
“prodotto naturale da agricoltura biologica”, ma non è la natura che ha creato i veleni più potenti?.<br />
“OGM-free”, ma l’uomo non modifica la natura da qualche milione di anni? </p>
<p>E poi, tutta questa specializzazione ha cambiato la fisiologia di tanti di noi, se al ristorante ti versano il vino deve partire il nervo simpatico che ti fa roteare il bicchiere, altrimenti sei un disgraziato, e poi naso nel bicchiere per sentire se il vendemmiatore aveva le mani sudate, se dici due cose ovvie sul piatto appena mangiato “sei uno del settore”, no, solo uno che mangia e beve, e tutto questo deve che non capisco.<br />
La conoscenza solo vorrei, come mia nonna, vorrei conoscere personalmente la bestia e la scarola che mangiava.<br />
Vorrei chef-cuochi, in cucina a cucinare, non vorrei chef-p.r. che girano per la sala a raccogliere plauso, vorrei parlare con i loro piatti, non dei loro piatti, non so cosa dirgli.<br />
E poi, non se la prenda con me quelle cose mica sono mie.<br />
Il vino serve anche a rendere più leggeri argomenti complicati.<br />
Mi è rimasto l’ultimo dito di rosso (sangiovese grosso) di Canalicchio (sfuso) lo finisco e vado a dormire.<br />
Prosit<br />
alberto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Raffaele Pagano</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-290</link>
		<dc:creator>Raffaele Pagano</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 22:00:58 +0000</pubDate>
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		<description>Ci preme una precisazione.

Probabilmente a Fabio Cimmino non è stato detto che il JQN 104 06. é coraggiosamente una provocazione all&#039;interno di Anteprima Taurasi, dello scorso anno,  infatti è quello che restava in appena 5 barrique, dalla lavorazione di questo Vino:  

http://euthimya.spazioblog.it/158922/I+VIAGGI+%28Aglianico+Taurasi+in+Bianco%29+2006+JOAQUIN.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ci preme una precisazione.</p>
<p>Probabilmente a Fabio Cimmino non è stato detto che il JQN 104 06. é coraggiosamente una provocazione all&#8217;interno di Anteprima Taurasi, dello scorso anno,  infatti è quello che restava in appena 5 barrique, dalla lavorazione di questo Vino:  </p>
<p><a href="http://euthimya.spazioblog.it/158922/I+VIAGGI+%28Aglianico+Taurasi+in+Bianco%29+2006+JOAQUIN.html" rel="nofollow">http://euthimya.spazioblog.it/158922/I+VIAGGI+%28Aglianico+Taurasi+in+Bianco%29+2006+JOAQUIN.html</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Daniela De Gruttola</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-289</link>
		<dc:creator>Daniela De Gruttola</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 19:22:39 +0000</pubDate>
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		<description>Salve a tutti, siamo rientrati ieri dalla Francia, abbiamo partecipato alla Remise www.laremise.info evento che secondo noi guarda il mondo vitivinicolo con prospettive future, nella stessa settimana c&#039;era Lion Passion e Millesime Bio a Montpellier... una concentrazione davvero interessante, sarebbe bello affiancare a Parlano i Vignaioli in Campania una serie di eventi con queste vedute.
Come d&#039;abitudine faccio sempre un giretto nel sito di Luciano e mi è saltato agli occhi questo bel confronto che leggo da ieri visti gli innumerevoli interventi. Due o tre cose lette mi hanno stimolata nel dire la mia.
Vorrei portare all&#039;attenzione un discorso molto semplice; mio marito prima di essere un professionista del mondo del vino è un grande appassionato e bevitore e questo ha fatto sì che nella nostra casa e nel cerchio delle nostre amicizie siano entrate un numero abbastanza elevato di bottiglie di Taurasi Mastroberardino 1968 appartenenti a tre cru diversi: Montemarano - Castelfranci - Piano dell&#039;Angelo (Taurasi)... queste le entrate e non vi dico le uscite economiche!!! Tre cru prima dei fatidici anni 90 ora in Irpinia non si sa neppure che cosa è un cru! (Sto scherzando che nessuno se la prenda!)
Questi Mastroberardino 1968 sono stati confrontati in varie occasioni e con personaggi di varie provenienze, con vini di quegli anni francesi (Bordeaux e Borgogna - Chateau Petrus, Chateau Haut-Brion, Leroy) e italiani (Brunello e Barolo - Biondi Santi, Montefortino) e per dirla tutta anche con vini spagnoli della zona della Rioja (Lopez). L&#039;Aglianico è sempre uscito fuori a testa alta e in molti casi è risultato il vino meno evoluto di fronte agli altri, nel senso che trasmetteva ancora una cera giovinezza, qualche altro era nettamente in dirittura di arrivo. Questo ci insegna qualcosa e cioè che quell&#039;aglianico prodotto da una viticoltura non specializzata e per riprendere le parole del Professor Morio: “improntata soprattutto all’ottenimento di alte rese, addirittura in alcune aree le coltivazioni erano consociate. I vini erano prodotti da uve spesso non perfettamente mature e non perfettamente sane. In quegli anni non si dava molto peso alla qualità dell’uva…” ha superato i quaranta anni di vita in splendida forma. Forse una viticoltura sana anche se non specializzata come oggi e quindi senza l’utilizzo di prodotti di sintesi, concimazioni e quant’altro associata ad un’enologia sicuramente di maggior rispetto nei confronti di tutti ha preservato l’annata 1968 e poche altre successive ad una fine certa! (visto il numero estremamente limitato di produttori nell’epoca e la difficoltà a reperire altre vecchie annate non posso testimoniare su altre).
Noi a casa non abbiamo una palla di vetro che ci possa dire come saranno dopo quaranta anni  gli aglianici prodotti dopo gli anni ’90, oggi si punta a prodotti di pronta beva e non posso neanche sostenere che sia una cosa sbagliata perché altrimenti nessuna cantina potrebbe avere una vita commerciale ma mi permetto di dubitare che gli aglianici prodotti da culture intensive, basse rese e stressati in cantina dall’enologia possano darci tanta soddisfazione nel futuro.
Noi quando sosteniamo di produrre vini naturali e veniamo banalmente  attaccati con frasi del tipo che “i vini naturali non possono esistere” intendiamo che con filosofie come la nostra l’industria enologica e quella chimica non avrebbero gli aumenti di fatturato che di converso hanno distrutto la nostra agricoltura e il sapore di cibo e vini.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve a tutti, siamo rientrati ieri dalla Francia, abbiamo partecipato alla Remise <a href="http://www.laremise.info" rel="nofollow">http://www.laremise.info</a> evento che secondo noi guarda il mondo vitivinicolo con prospettive future, nella stessa settimana c&#8217;era Lion Passion e Millesime Bio a Montpellier&#8230; una concentrazione davvero interessante, sarebbe bello affiancare a Parlano i Vignaioli in Campania una serie di eventi con queste vedute.<br />
Come d&#8217;abitudine faccio sempre un giretto nel sito di Luciano e mi è saltato agli occhi questo bel confronto che leggo da ieri visti gli innumerevoli interventi. Due o tre cose lette mi hanno stimolata nel dire la mia.<br />
Vorrei portare all&#8217;attenzione un discorso molto semplice; mio marito prima di essere un professionista del mondo del vino è un grande appassionato e bevitore e questo ha fatto sì che nella nostra casa e nel cerchio delle nostre amicizie siano entrate un numero abbastanza elevato di bottiglie di Taurasi Mastroberardino 1968 appartenenti a tre cru diversi: Montemarano &#8211; Castelfranci &#8211; Piano dell&#8217;Angelo (Taurasi)&#8230; queste le entrate e non vi dico le uscite economiche!!! Tre cru prima dei fatidici anni 90 ora in Irpinia non si sa neppure che cosa è un cru! (Sto scherzando che nessuno se la prenda!)<br />
Questi Mastroberardino 1968 sono stati confrontati in varie occasioni e con personaggi di varie provenienze, con vini di quegli anni francesi (Bordeaux e Borgogna &#8211; Chateau Petrus, Chateau Haut-Brion, Leroy) e italiani (Brunello e Barolo &#8211; Biondi Santi, Montefortino) e per dirla tutta anche con vini spagnoli della zona della Rioja (Lopez). L&#8217;Aglianico è sempre uscito fuori a testa alta e in molti casi è risultato il vino meno evoluto di fronte agli altri, nel senso che trasmetteva ancora una cera giovinezza, qualche altro era nettamente in dirittura di arrivo. Questo ci insegna qualcosa e cioè che quell&#8217;aglianico prodotto da una viticoltura non specializzata e per riprendere le parole del Professor Morio: “improntata soprattutto all’ottenimento di alte rese, addirittura in alcune aree le coltivazioni erano consociate. I vini erano prodotti da uve spesso non perfettamente mature e non perfettamente sane. In quegli anni non si dava molto peso alla qualità dell’uva…” ha superato i quaranta anni di vita in splendida forma. Forse una viticoltura sana anche se non specializzata come oggi e quindi senza l’utilizzo di prodotti di sintesi, concimazioni e quant’altro associata ad un’enologia sicuramente di maggior rispetto nei confronti di tutti ha preservato l’annata 1968 e poche altre successive ad una fine certa! (visto il numero estremamente limitato di produttori nell’epoca e la difficoltà a reperire altre vecchie annate non posso testimoniare su altre).<br />
Noi a casa non abbiamo una palla di vetro che ci possa dire come saranno dopo quaranta anni  gli aglianici prodotti dopo gli anni ’90, oggi si punta a prodotti di pronta beva e non posso neanche sostenere che sia una cosa sbagliata perché altrimenti nessuna cantina potrebbe avere una vita commerciale ma mi permetto di dubitare che gli aglianici prodotti da culture intensive, basse rese e stressati in cantina dall’enologia possano darci tanta soddisfazione nel futuro.<br />
Noi quando sosteniamo di produrre vini naturali e veniamo banalmente  attaccati con frasi del tipo che “i vini naturali non possono esistere” intendiamo che con filosofie come la nostra l’industria enologica e quella chimica non avrebbero gli aumenti di fatturato che di converso hanno distrutto la nostra agricoltura e il sapore di cibo e vini.</p>
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	<item>
		<title>Di: luca miraglia</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-288</link>
		<dc:creator>luca miraglia</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 16:27:30 +0000</pubDate>
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		<description>Intanto, da campano sono estremamente soddisfatto dell&#039;interesse &quot;ultraregionale&quot; suscitato dall&#039;originario intervento del Prof. Moio (Ziliani, Giuliani ed altri).
Da umile appassionato vorrei però sottolineare sommessamente che, oltre al punto di vista scientifico - espresso in molteplici interventi - ed a quello &quot;emozionale&quot;, che pure ha guidato svariate osservazioni, non può essere trascurato l&#039;aspetto delle logiche commerciali, aspetto dal quale non si può prescindere, parlandosi, in fin dei conti, di un &quot;prodotto&quot; che deve essere &quot;consumato&quot;.
E da questo aspetto sicuramente il Prof. Moio, nei panni, sia pur recenti, di produttore, non ha prescisso, laddove, mi pare, ha fatto una scelta precisa e decisa: vini assolutamente riconoscibli per &quot;fattura&quot; e per prezzo, nati in una realtà assimilabile ad uno &quot;chateau&quot; e fortemente caratterizzata dalla figura del &quot;vigneron&quot;, il quale &quot;firma&quot; le proprie etichette, assumendosi la piena responsabilità di quanto contenuto nelle bottiglie.
Mi pare di ricordare che, durante un incontro di presentazione dell&#039;azienda, egli riconobbe, quasi paradossalmente, la più immediata fruibilità dei propri rossi rispetto ai bianchi, ma anche questo, forse, fa parte di un ineccepibile ragionamento di collocazione commerciale: fatto è che quei vini, tipici o non, &quot;francesizzanti&quot; o non, hanno riscosso un enorme successo, a riprova del fatto che, alla fine, è il mercato a decidere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Intanto, da campano sono estremamente soddisfatto dell&#8217;interesse &#8220;ultraregionale&#8221; suscitato dall&#8217;originario intervento del Prof. Moio (Ziliani, Giuliani ed altri).<br />
Da umile appassionato vorrei però sottolineare sommessamente che, oltre al punto di vista scientifico &#8211; espresso in molteplici interventi &#8211; ed a quello &#8220;emozionale&#8221;, che pure ha guidato svariate osservazioni, non può essere trascurato l&#8217;aspetto delle logiche commerciali, aspetto dal quale non si può prescindere, parlandosi, in fin dei conti, di un &#8220;prodotto&#8221; che deve essere &#8220;consumato&#8221;.<br />
E da questo aspetto sicuramente il Prof. Moio, nei panni, sia pur recenti, di produttore, non ha prescisso, laddove, mi pare, ha fatto una scelta precisa e decisa: vini assolutamente riconoscibli per &#8220;fattura&#8221; e per prezzo, nati in una realtà assimilabile ad uno &#8220;chateau&#8221; e fortemente caratterizzata dalla figura del &#8220;vigneron&#8221;, il quale &#8220;firma&#8221; le proprie etichette, assumendosi la piena responsabilità di quanto contenuto nelle bottiglie.<br />
Mi pare di ricordare che, durante un incontro di presentazione dell&#8217;azienda, egli riconobbe, quasi paradossalmente, la più immediata fruibilità dei propri rossi rispetto ai bianchi, ma anche questo, forse, fa parte di un ineccepibile ragionamento di collocazione commerciale: fatto è che quei vini, tipici o non, &#8220;francesizzanti&#8221; o non, hanno riscosso un enorme successo, a riprova del fatto che, alla fine, è il mercato a decidere.</p>
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	<item>
		<title>Di: fabio mecca</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-279</link>
		<dc:creator>fabio mecca</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 08:46:29 +0000</pubDate>
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		<description>... Ho letto entrambi i link suggeriti...

spero di poter bere presto una bottiglia di Terre d&#039;Eclano per poter essere maggiormente convinito di quello che ho detto... !!!

mi è molto piaciuto leggere la &quot;graduatoria&quot;  di Fabio Cimmino; ancora di più a conferma che se in un progetto &quot;vino&quot; c&#039; è passione e professionalità e rispetto e interpretazione del Terroir il progetto stesso risulta vincente !!

.. per molti tecnici o produttori è necessario &quot;mettere il vino in barriques nuove&quot; per far si che il prodotto possa diventare magicamente STAR !!! 
Il vero risultato è ben altro..... OMOLOGAZIONE E APPIATTIMENTO DI OGNI COSA!!

il mondo del vino è espresso i  tempi lunghi, lenti, da stagioni e maturazioni, bisogna saper interpretare l&#039;annata, ricordarsi se è piovuto o meno, quale andamento di temperatura abbiamo avuto dalla fioritura in avanti, assaggiare le uve e immaginarsi quale vino alla fine si può ottenere con quel vigneto; e ammettere alcune volte che il nostro vino, con legno o senza, non potrà essere STAR !

Invece si ragiona al contrario, si pianifica il venduto dell&#039;annata precedente per aumentare del 20% in più il numero di bottiglie da vendere, e quel vigneto, magicamente pur continuando a produrre 1 kg per pianta è capace di far commercializzare 4.000 bt in più !!

Al signor Alberto ricordo che...  &quot; non è tutto oro quello che luccica &quot;; quindi non tutte le persone che utilizzano dati linguaggi hanno padronanza specifica di quello che dicono... molti altri invece; essendo onesti, credendo nel loro lavoro e loro passione, fanno di quel linguaggio il mezzo per arrivare al &quot;pane quotidiano&quot;; per poter raccontare una semplice o immensa emozione...

Affanculo, alcune volte, occorre mandare non i termini ma le persone che le utilizzano in maniera usurpatrice !!!

Buon Lavoro 
Fabio Mecca 

347 600 33 48</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; Ho letto entrambi i link suggeriti&#8230;</p>
<p>spero di poter bere presto una bottiglia di Terre d&#8217;Eclano per poter essere maggiormente convinito di quello che ho detto&#8230; !!!</p>
<p>mi è molto piaciuto leggere la &#8220;graduatoria&#8221;  di Fabio Cimmino; ancora di più a conferma che se in un progetto &#8220;vino&#8221; c&#8217; è passione e professionalità e rispetto e interpretazione del Terroir il progetto stesso risulta vincente !!</p>
<p>.. per molti tecnici o produttori è necessario &#8220;mettere il vino in barriques nuove&#8221; per far si che il prodotto possa diventare magicamente STAR !!!<br />
Il vero risultato è ben altro&#8230;.. OMOLOGAZIONE E APPIATTIMENTO DI OGNI COSA!!</p>
<p>il mondo del vino è espresso i  tempi lunghi, lenti, da stagioni e maturazioni, bisogna saper interpretare l&#8217;annata, ricordarsi se è piovuto o meno, quale andamento di temperatura abbiamo avuto dalla fioritura in avanti, assaggiare le uve e immaginarsi quale vino alla fine si può ottenere con quel vigneto; e ammettere alcune volte che il nostro vino, con legno o senza, non potrà essere STAR !</p>
<p>Invece si ragiona al contrario, si pianifica il venduto dell&#8217;annata precedente per aumentare del 20% in più il numero di bottiglie da vendere, e quel vigneto, magicamente pur continuando a produrre 1 kg per pianta è capace di far commercializzare 4.000 bt in più !!</p>
<p>Al signor Alberto ricordo che&#8230;  &#8221; non è tutto oro quello che luccica &#8220;; quindi non tutte le persone che utilizzano dati linguaggi hanno padronanza specifica di quello che dicono&#8230; molti altri invece; essendo onesti, credendo nel loro lavoro e loro passione, fanno di quel linguaggio il mezzo per arrivare al &#8220;pane quotidiano&#8221;; per poter raccontare una semplice o immensa emozione&#8230;</p>
<p>Affanculo, alcune volte, occorre mandare non i termini ma le persone che le utilizzano in maniera usurpatrice !!!</p>
<p>Buon Lavoro<br />
Fabio Mecca </p>
<p>347 600 33 48</p>
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		<title>Di: Luciano</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-278</link>
		<dc:creator>Luciano</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 06:33:59 +0000</pubDate>
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		<description>Ok, ma il senso di quello che vuoi dire qual è? Siamo tutti una manica di s.?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ok, ma il senso di quello che vuoi dire qual è? Siamo tutti una manica di s.?</p>
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		<title>Di: alberto</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-277</link>
		<dc:creator>alberto</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 22:26:25 +0000</pubDate>
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		<description>Mentre leggevo i dettagliati e rigorosi interventi, che ho stampato per poterli comprendere più approfonditamente, mi sono ricordato di Mura in Confesso che ho bevuto...  
non faccio il sommelier, non faccio il ristoratore, non collaboro a nessuna guida, posso permettermi il lusso supremo dell&#039;ignoranza, della tabula rasa. Questo mi renderà socialmente poco gradito perché starò ai margini delle diatribe sul cuoio di Russia e la ginestra vesuviana, e pazienza. Nemmeno nel più scassato bar di Beaune ammetterò sentori di merde de poule. Dirò solo nome, cognome e numero di matricola se catturato dai nemici e invitato a identificare la rosa canina in un Rouché, o Ruchét. Non dirò più perlage, prise d&#039;écume, bidule, liqueur d&#039;expédition, pupitre, cru, cuvée. Non sarà una grande rinuncia. Continuerò a bere, sarò più impregnato che impegnato, più libero che libro, più d&#039;istinto che distinto, più corto che colto, piú nudo che nodo, piú aperto che esperto, più formato che informato (penso) e deformato (spero), più carnale che canale, più fanale che banale, più bocca che bacca, più sostanza che costanza, più tralcio che stralcio, piú piuma che puma, più ramo che remo, più palato che pelato, più grumo che gramo, più uomo che duomo, piú voglia che doglia, più ballo che bollo, più bello che bullo, più buono che suono, più felce che falce, più campagna che campana, più acino che acido, più mite che mito, più passito che passato, più storia che scoria, più riso che reso, più naso che raso, più luce che duce, più commosso che commesso, più caldo che saldo, più carezza che cavezza, più festa che testa, più gola che gaia, più fisarmonica che filarmonica, più colore che dolore, più tanto che tonto, più avvinto che avvento, più rose che pose.
Datemi quel che volete: Pallagrello o Dolcetto di Dogliani, Condrieu o Vermentino. Potrei stupirvi con parole nuove, ma non siamo a teatro, non datemi niente che mi arrangio da solo. Dimenticavo: gradi Babo, aborto floreale, cloni, nuances, tartrati. Affanculo anche loro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre leggevo i dettagliati e rigorosi interventi, che ho stampato per poterli comprendere più approfonditamente, mi sono ricordato di Mura in Confesso che ho bevuto&#8230;<br />
non faccio il sommelier, non faccio il ristoratore, non collaboro a nessuna guida, posso permettermi il lusso supremo dell&#8217;ignoranza, della tabula rasa. Questo mi renderà socialmente poco gradito perché starò ai margini delle diatribe sul cuoio di Russia e la ginestra vesuviana, e pazienza. Nemmeno nel più scassato bar di Beaune ammetterò sentori di merde de poule. Dirò solo nome, cognome e numero di matricola se catturato dai nemici e invitato a identificare la rosa canina in un Rouché, o Ruchét. Non dirò più perlage, prise d&#8217;écume, bidule, liqueur d&#8217;expédition, pupitre, cru, cuvée. Non sarà una grande rinuncia. Continuerò a bere, sarò più impregnato che impegnato, più libero che libro, più d&#8217;istinto che distinto, più corto che colto, piú nudo che nodo, piú aperto che esperto, più formato che informato (penso) e deformato (spero), più carnale che canale, più fanale che banale, più bocca che bacca, più sostanza che costanza, più tralcio che stralcio, piú piuma che puma, più ramo che remo, più palato che pelato, più grumo che gramo, più uomo che duomo, piú voglia che doglia, più ballo che bollo, più bello che bullo, più buono che suono, più felce che falce, più campagna che campana, più acino che acido, più mite che mito, più passito che passato, più storia che scoria, più riso che reso, più naso che raso, più luce che duce, più commosso che commesso, più caldo che saldo, più carezza che cavezza, più festa che testa, più gola che gaia, più fisarmonica che filarmonica, più colore che dolore, più tanto che tonto, più avvinto che avvento, più rose che pose.<br />
Datemi quel che volete: Pallagrello o Dolcetto di Dogliani, Condrieu o Vermentino. Potrei stupirvi con parole nuove, ma non siamo a teatro, non datemi niente che mi arrangio da solo. Dimenticavo: gradi Babo, aborto floreale, cloni, nuances, tartrati. Affanculo anche loro.</p>
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	<item>
		<title>Di: Angelo Di Costanzo</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-275</link>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 19:31:38 +0000</pubDate>
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		<description>:-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>:-)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Mauro Erro</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-274</link>
		<dc:creator>Mauro Erro</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 19:09:53 +0000</pubDate>
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		<description>Mi permetto di segnalare questo link (giusto per non essere autoreferenziali e non piacersi o commentarsi da solo) a proposito di quanto espresso dal Dott. Mecca, dal degustatore Fabio Cimmino, dopo anteprima Taurasi. Ah, ovviamente in questo caso, i campioni sono stati degustati alla cieca. Visto che qui si è bravi a pontificare, ma non a rispondere....

http://euthimya.spazioblog.it/154735/Taurasi+2005+(reportage).html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetto di segnalare questo link (giusto per non essere autoreferenziali e non piacersi o commentarsi da solo) a proposito di quanto espresso dal Dott. Mecca, dal degustatore Fabio Cimmino, dopo anteprima Taurasi. Ah, ovviamente in questo caso, i campioni sono stati degustati alla cieca. Visto che qui si è bravi a pontificare, ma non a rispondere&#8230;.</p>
<p><a href="http://euthimya.spazioblog.it/154735/Taurasi+2005+(reportage).html" rel="nofollow">http://euthimya.spazioblog.it/154735/Taurasi+2005+(reportage).html</a></p>
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	<item>
		<title>Di: Angelo Di Costanzo</title>
		<link>http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/comment-page-1/#comment-272</link>
		<dc:creator>Angelo Di Costanzo</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 18:32:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.lucianopignataro.it/a/il-colore-dellaglianico-e-lomologazione-del-passato/9009/#comment-272</guid>
		<description>Mi permetto di suggerire, appena sarà in commercio tra qualche settimana, di bere il Terra d&#039;Eclano 2007 di Luigi Moio, a conferma delle perplessità di quanto sopra espresso dal sig. Mecca e di quanto sia verosimile l&#039;approccio all&#039;aglianico di Quitodecimo.

http://www.lucianopignataro.it/a/quintodecimo-il-2007-nel-bicchiere/6856/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetto di suggerire, appena sarà in commercio tra qualche settimana, di bere il Terra d&#8217;Eclano 2007 di Luigi Moio, a conferma delle perplessità di quanto sopra espresso dal sig. Mecca e di quanto sia verosimile l&#8217;approccio all&#8217;aglianico di Quitodecimo.</p>
<p><a href="http://www.lucianopignataro.it/a/quintodecimo-il-2007-nel-bicchiere/6856/" rel="nofollow">http://www.lucianopignataro.it/a/quintodecimo-il-2007-nel-bicchiere/6856/</a></p>
]]></content:encoded>
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