Il declino del Novello parabola dell’Italia dei condoni

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La famosa risata di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy

Ieri ho scritto sul Mattino, come ogni anno, una pagina dedicata all’uscita del vino Novello che da sabato 5 novembre potrà essere venduto ma che, come sempre, è già disponibile.
I dati parlano di un declino pesante:-20% rispetto al 2010, appena sei milioni di bottiglie in vendita (più o meno la metà di una azienda grande italiana): siamo ben lontani dai venti milioni sfiorati sino a qualche anno fa, 15 ancora nel 2006.

A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, si potrebbe dire che la fine di questo prodotto indica la crescita della maturità del consumo. Ma le cose non stanno così perché, come è noto, il mercato interno del vino italiano continua a decrescere inesorabilmente (sul bel blog di Marco Baccaglio trovate tutte le cifre su questo argomento).
Di converso, la produzione di Beaujolais Nouveau non registra alcuna difficoltà: si tratta di un prodotto agricolo che sostiene il reddito di una intera regione francese in tutto il mondo.

Il Novello non ha alcuna tradizione in Italia. Nasce come fenomeno dopo la crisi del metanolo per rispondere da un lato all’aggressiva campagna dell’industria della birra (“birra e sai cosa bevi”), primo esempio di pubblicità comparata, dall’altro all’idea che il mercato andasse allargato coinvolgendo donne e giovani con vini profumati e leggeri.
Come quasi tutte le cose italiane, la conclusione non viene da ricerche di mercato, bensì dal semplice orecchiare il chiacchiericcio. E ancora non esisteva il Saloon 2.0 con i dilettanti impegnati a spiegare tutto ai professionisti:-)

Pino Khail


Pino Khail, grande giornalista e signore, purtroppo scomparso a marzo, rilanciò con Civiltà del Bere l’idea della qualità nel mondo del vino e promosse a Vicenza il Salone del Vino Novello che aveva un po’ il sapore di sagra televisiva ann ’80 (come madrine i volti famosi dell’epoca), ma che era soprattutto un buon tentativo di mettere insieme tutta l’Italia vitivinicola a confronto. La Guida del Gambero-Slow Food era appena nata e il Vinitaly era un’attività minore per l’Ente Fiera di Verona, terza dopo la Fiera Agricola e la Fiera Cavalli, Merano non c’era. Fu insomma una idea apripista di cui purtroppo nessuno ricorda più l’importanza.

Con il senno di poi, il Novello sta al mondo del vino italiano come l’uomo di Neandertal all’Homos Sapiens. Una linea di sviluppo interrotta. Ed  è un peccato perché l’incremento di questa tipologia avrebbe risolto bene sia il problema dell’abbassamento continuo dei prezzi dell’uva sia regalato cash fresco alle aziende sempre alle prese con il ritardo dei pagamenti dei ristoranti e delle enoteche. E parlo anche di stellati.


Questa storia è però una parabola italiana, di come cioé invece di affrontare bene le questioni, ci si affidi sempre al’improvvisazione, alla capacità di fare un bel packaging e dare nomi orecchiabili, sullo stile e sulla estetica delle cose restiamo primi al mondo.



In Francia il
Beaujolais Nouveau è una cosa molto seria: viene prodotto solo nella omonima regione e con un determinato tipo di uva, il gamay. Non è dato di sapere di novello prodotto da Madame Leroy o Cheval Blanc mentre da noi grandi nomi del settore si sono spesi tranquillamente in questo segmento.

In Italia invece il Novello si è presente in tutte le regioni e si fa con la bellezza di 62 vitigni diversi, è ammessa l’aggiunta anche di una parte di vino ottenuto da fermentazione alcolica oltre che alla macerazione carbonica.

Tutti fanno tutto. Va lo Chardonnay? Via dal Trentino alla Sicilia. E’ la volta del Fiano? E vai dal Tirreno all’Adriatico? Montepulciano, come no: dall’Abruzzo alla Calabria.
Alla base del declino del Novello c’è dunque soprattutto la totale mancaza di serietà produttiva e commerciale: facile dunque che entri in competizione con i vini freschi prodotti a basso costo e presenti in ogni regione, per non parlare di quelli in tetrapack. Quella vecchia volpe di Farinetti lo ha ben capito e si gode il successo e i soldi del Langhe doc Già… già alla seconda edizione.

Già, il Langhe rosso doc di Fontanafredda

Ecco dunque come il Novello sia la parabola di un’Italia sempre diletantesca, tanto io poi me la cavo. Nessun territorio, nessuna azienda si è specializzata esclusivamente in questo segmento, eppure penso a zone della Sicilia e della Puglia che avrebbero potuto benissimo farlo.

Invece no. Purtroppo molte  aziende vitivnicole italiane somigliano un po’ ai nostri parlamentari che cambiano casacca due o tre volte nel corso della legislatura. Il fatto è che la conversione agricola richiede tempi un po’ più lunghi.

A tutto questo c’è una sola risposta possibile, non è mia ma di Carlo Petrini: “Fate il vino che vi piace, ma fate solo quello”.

Anche perché ora siamo già alla replica con le bollicine, fatte ovunque in Italia ma lavorate quasi solo nel Veneto e un po’ in Piemonte.

8 commenti

  • Mauro Stopponi

    (30 ottobre 2011 - 13:10)

    Analisi perfetta.

  • giancarlo

    (30 ottobre 2011 - 14:35)

    AHIMè è un discorso da ampliare in altri settori

  • enrico malgi

    (30 ottobre 2011 - 14:55)

    Caro Luciano, come sempre tu vai direttamente al cuore del problema e fai una disamina ampiamente condivisibile.
    Esattamente un anno fa (e permittimi di dirti che fai bene ad evidenziare il mio post attinente questo argomento su questo blog ) io stesso ho denunciato le molteplici lacune di questo singolare metodo di vinificazione, che è stato inventato – o meglio copiato e mutuato dalla fortunata e datata esperienza francese, come sovente accade purtroppo in questo settore, in cui spesso siamo costretti a recitare la parte di comprimari, di subalteni, di “copisti” o “copioni” nei confronti dei cugini francesi – come giustamente sottolinei tu, “come fenomeno dopo la crisi del metanolo” e, naturalmente, come pura operazione commerciale o di marketing, perché i produttori potessero subito rientrare economicamente dalle loro esposizioni. Ma fin dall’inizio si è capito che il Novello era un prodotto decisamente diverso dal Beaujolais Noveau e destinato a fallire nell’arco di alcuni anni, per tanti motivi che ho cercato di spiegare nel mio precedente post. Il mercato, infatti, a distanza di anni l’ha giustamente bocciato, perché il consumatore nel frattempo è diventato più esigente, più attento e più esperto. E’ un bene o un male? Chi lo sa… Fatto sta che, mentre i francesi continiuano ad esprotare olre 50 milini di Noveau nel mondo, non siamo scesi a sotto la soglia di sopravvivenza!
    Abbracci.

    • giancarlo

      (31 ottobre 2011 - 11:07)

      il problema italiano è non saper fare sistema.nel mondo eravamo conosciuti per il nostro comparto alimentare per il nostro made in italy nel lusso per le auto e per alcune nicchie industriali come l’areonautica e la difesa oltre che per la cantieristica!!!oggi tutte questi comparti sono miseramente falliti perchè vivendo solo di campanilismi ed egoismi siamo diventati provincia dell’impero!!!il nostro agro alimentare o è vittima di falsificazioni mondiali a cui non sappiamo far fronte o diventato preda di buyer stranieri soprattutto francesi i quali si sono comprati la maggior parte dei nostri brand nel lusso ed oggi è notizia che si compreranno anche edison ed avio!!!sullìauto stendiamo un velo pietoso cosi’ come sul comparto difesa cioè su finmeccanica che è diventata la fonte di sostentamento dei vari lavitola e faccendieri!!!mi scuso per essere andato off topic ma la storia del novello è la spia dell’approssimazione e della scarsa avvedutezza di questo paese ma non c’è nulla di cui soprendersi se pensiamo che negli ultimi 5 anni abbiamo avuto 3 ministri dell’agricoltura che pensavano ad altro che a creare una vera politica dell’agro alimetare in italia!!!uno pensava ad andare in europa per evitare le multe per le quote latte dei suoi compari e alla campagna elettoraleper essere il nuovo governatore del veneto un altro pensava che era stato trombato da governatore del veneto e alle polemiche con la lega e con tremonti l’ultimo pensa a come vivacchiare nella speranza di non andare in galera per mafia

  • Giancarlo Maffi

    (30 ottobre 2011 - 15:00)

    Mi sono convinto che il GIÀ quest’anno avra’ un sentore di mortadella.

  • Francesco Annibali

    (31 ottobre 2011 - 12:43)

    grande articolo Lucianone, molto interesante il rapporto prezzo dell’uva/novello, che francamente non avevo mai considerato

  • Alessandro Bandini

    (2 novembre 2011 - 14:24)

    Apprendo qui che il “Già” si è rivelato un successone. Avevo percepito che si fosse trattato di un flop, evidentemente avevo capito male.

  • […] anche questo articolo di Luciano Pignataro sul novello e l’italianità, un articolo serio e […]

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