Il Falerno di Migliozzi

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di Marina Alaimo

La neo azienda Viticoltori Migliozzi il 26 gennaio ha presentato il suo Falerno del Massico Rampaniuci organizzando una gustosissima cena con piatti a base di maialino nero casertano al rinomato ristorante Vairo del Volturno, unica stella Michelin della provincia di Caserta. Ricevuto l’invito ho subito deciso di non perdere l’occasione di partecipare al battesimo di una nuova cantina, la ritengo sempre un’esperienza importante in quanto un giorno potrò dire c’ero anch’io e che l’ho vista nascere, quindi mi sono immessa in autostrada con grande entusiasmo rapidamente freddato da un terribile acquazzone, ero piuttosto in ansia per la scarsa visibilità, ma per non perdermi d’animo ho velocemente inserito a gran volume un cd della Joplin che mi ha ridato carica e buon umore, trovo sempre nella musica la soluzione ai miei pensieri.
Iniziata la cena l’enologo Fortunato Sebastiano ha cominciato a descriverci il suo lavoro con grande passione e siccome ero curiosissima di conoscere il suo Falerno l’ho tartassato di domande, spero non me ne voglia. La cantina nasce nel 2004 dall’intenso desiderio dei fratelli Migliozzi, Giovanni e Benito, anche se già da tempo producevano vino per uso personale e comunque hanno una lunga storia legata all’agricoltura essendo da generazioni produttori di frutta. Il nome del vino, unico prodotto, deriva dalla collina di Rampaniuci, dove sono impiantati i vigneti, cinque ettari per ora, ad un’altitudine di 150 metri s.l.m., coltivati a guyot bilaterale su terreno franco-sabbioso di origine vulcanica, oltre i due metri di profondità diventa tufaceo ed argilloso.
La vendemmia comincia a fine settembre con la raccolta del primitivo, essendo un vitigno precoce, e termina a metà ottobre con la raccolta del piedi rosso e dell’aglianico, l’uvaggio è infatti quello classico del territorio 70% aglianico, 20% piedi rosso e 10% primitivo e le uve vengono vinificate separatamente rispettando la singola natura dei vitigni., lunga macerazione, filtrazione solo all’imbottigliamento. La prima annata in degustazione è la 2005, 13,5% vol., 12 giorni di macerazione, 6 mesi in barrique, di un vivace color rubino, profumi delicati ed intriganti ricordano frutta rossa, ciliegia e prugna, la speziatura è dolciastra di cacao, cannella e vaniglia, in bocca il tannino ha gran nerbo, un po’ corto il finale, ma è il primo tentativo, quasi un esperimento, infatti non è commercializzato. Poi è la volta del 2006, 32 giorni di macerazione, malolattica sulle bucce, botte grande di rovere da 750 litri per 12 mesi, 16-18 mesi in bottiglia, cambia totalmente il profilo gusto-olfattivo, i tannini hanno subito una maggiore evoluzione sono infatti delicati al palato, naso di gran profumi fruttati, frutti del sottobosco e ciliegia, speziatura sottile di rabarbaro e china, piacevolissima balsamicità di mirto e raffinati sentori di viola.
In bocca è fine, di buona persistenza, lineare, di grande piacevolezza, molto versatile negli abbinamenti dalla tagliata di maialino nero alla selvaggina, formaggi stagionati e ricchi timballi di pasta. Il 2007 non è ancora in commercio, ma promette molto bene, fa 45 giorni di macerazione, 12 mesi in botte grande, 16-18 mesi in bottiglia, essendo l’annata più calda la gradazione alcolica sale al 14% vol. Nel complesso molto elegante, è avvolgente al naso con piacevolissimi sentori di arancia rossa e cannella, intense note vinose, ben equilibrato al gusto morbido, fresco e sapido.
Complimenti quindi al grande impegno ed all’entusiasmo del giovane enologo Fortunato, sicuramente nel tempo sentiremo un gran parlare di lui.