Acerra, il giorno del pane e della pizza cafona

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La signora Gaetana con il pane appena sfornato

di Tommaso Esposito

Lo confesso.
Un pizzico di fortuna ce l’ho.
Ad abitare vicino a Gaetana.


La signora Gaetana con il pane appena sfornato

Son mattiniero e me ne accorgo subito che è lo juorno de lo  pane.
E d’ a pizza.
Dallo schiocco dello scupolo che ripassa.
Dal tintinnio delle pale che accompagnano piezze, palate, palatoni e palatelle ‘nfurno.

Il forno di casa

E poi dal profumo di malto tostato.
Di origano o di basilico.
Che si insinuano piacevoli attraverso qualche spiraglio e giungono presso il mio letto.
Solitamente è di sabato.
Quasi ogni mese.
La fatta di pane per la casa e per i vicini.
Quelli più cari.
Gesto di affetto.
E di comunione.
Solidale presente.
Da dividere e condividere.
Come un tempo accadeva.
Come oggi, nonostante tutto, ho la buona sorte che mi accada.
Direbbe il poeta:
E po sogghiogne: mo s’è pane o pizza.

E che pane.

Il mio pane cafone

E’ pane de sciore e de casa.
Cresciuto,  janco e de ‘rano mmescato.
Co ll’uocchie e spognuso.
Sapurito sul’ isso.

E che pizza.

La mia pizza cu a pummarola cafona

Cu ‘a pummarola e niente più. Cafona cafona.

La mia pizza cu a pummarola cafona

Del pane mi tocca il pezzo rotondo segnato di sopra.

Il mio pezzo di pane cafone segnato

Più tardi assaggerò le freselle.
Ora riposano sotto forma di ciambelle in un cantuccio.

Le ciambelle di pane che diverrano freselle

12 commenti

  • fortunato raffaele

    (20 ottobre 2011 - 16:31)

    bellissimo ma posso avere l’indirizzo e il mumero di telefono della signora per acquistare queste delizie

  • Fabrizio Scarpato

    (20 ottobre 2011 - 17:22)

    Ecchellà…lo sapevo, tra poco, prima di sera, il dolce, così finiamo la giornata dell’acquolina stravolti e con la lingua di fuori. Dottor Esposito lei ci regala semplici doni preziosi, cose belle, cose buone, con dietro una storia di sapienza e gentilezza, soprattutto gentilezza, che non è roba da poco. Viverle, è come garantire loro un futuro, descriverle le salva dai musei delle finte feste medievali, della falsa antropologia culturale, mangiarle le toglie dai musei delle cere e dai presepi, condividerle evita loro l’ignominia del concorso mondiale del miglior fornaio. Io non so esattamente perché, ma quella zuppa di ceci neri, questa pizza e questo pane (che a ben guardare ll’uocchie e o ‘rano mmescato sembra lo stesso della zuppa) nelle sue parole, dottore, rappresentano squarci di futuro, alla faccia di tutti i generici minestroni della nonna, ormai stantii.

    • tommaso esposito

      (20 ottobre 2011 - 18:37)

      Grazie Fabrizio. Spero di condividere con te queste emozioni. Quanto prima!

  • tommaso esposito

    (20 ottobre 2011 - 18:37)

    :-)

  • Antonio Petrella (ormai "Monzù)

    (20 ottobre 2011 - 19:34)

    Il commento che lascio è amaro. Qualche anno fa sono stato ad Altamura per altri motivi, ma mi parve inverecondo non visitare qualche forno. Passai per Genzano e di nuovo le piacevoli forche caudine. Ma ad Acerra perchè non è mai capitato qualche altamurese o qualche genzanese? D’altra parte abbiamo letteralmente abiurato la maschera di Pulcinella, checchè ne dica qualcuno. Immaginate un fornaio a produrre e vendere pane con le sembianze della maschera acerrrana. Siamo quelli della tradizione tradita.

  • Gino Sorbillo

    (21 ottobre 2011 - 01:35)

    Stupendo !

  • Monica Piscitelli

    (21 ottobre 2011 - 12:53)

    Ti faccio da spalla: li mangiamo insieme? La pizza cafona, “arruscata” è la mia passione.

    • tommaso esposito

      (21 ottobre 2011 - 18:50)

      ;-)

  • antonietta

    (21 ottobre 2011 - 18:40)

    La sig.ra Gaetana fa un pane buonissimo, è vero, io ho la fortuna di assaggiarlo caldo, insieme alla pizza!! Che non trovo così in nessun’altro posto.
    Sapeste quanta fatica c’è in quel pane caldo,lavorato con le mani , di sera tardi, e all’alba infornato.
    Grazie, per questo bellissimo articolo, un dono inatteso e bello, come un giorno di sole.

  • Errico

    (22 ottobre 2011 - 12:44)

    Bellisso post. È bello sapere che tradizioni antiche vivono ancora. Abito ad Acerra e mi piacerebbe poter passare a salutare la signora Gaetana, se qualcuno potesse darmi delle indicazioni ne sarei felice

  • Antonio

    (25 ottobre 2011 - 22:42)

    Io il pane del cafone lo conosco bene ,ho fatto il garzone panettiere nel periodo estivo dal (64 al 68) e conosco altrttanto bene la pizza nel ruoto sia cotta in forno che cotta sulla brace delle fascine di castagno, quando il forno è pronto e la brace è in prossimita della bocca del forno si adagia la pizza (nel ruoto ) e in pochi minuti avviene la cottura. Profumi e sapori indimenticabili ,grazie <antonio

  • lorenzo

    (26 ottobre 2011 - 17:58)

    se possibile vorrei sapere l’indirizzo della sig. Gaetana e se il pane e la pizza la vende al pubblico grazie x chi mi risponde

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