Il Greco di Cantine dell’Angelo, il Cirò di De Franco e l’Aglianico del Cancelliere all’Abraxas

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Angelo Muto (Cantine dell'Angelo), Nadia Romano (Il cancelliere), Francesco De Franco all'Abraxas

Il Bianco, il rosso e il nero nella locanda con la Chiocciola Slow Food a Pozzuoli

di Giulia Cannada Bartoli
Una cena degustazione scorrevole, senza fronzoli all’ insegna della semplicità e del piccolo è bello. Nando Salemme e sua moglie Vanna hanno capito che bisogna offrire il vero, essere, piu’ che apparire. Tre micro produttori , Greco di Tufo, Aglianico di Taurasi e Cirò.

Tre aziende giovani, tutte di terza generazione, storie diverse alle spalle, accomunate dalla stessa passione: la propria terra, l’agricoltura lenta e sostenibile.

Cantine dell’Angelo a Tufo, cinque ettari di vigna nella zona cru detta “campanaro “ di proprietà della famiglia Muto, ha scelto di puntare sul reddito agricolo vinificando in proprio dal 2008.Il vino, Greco molto varietale, “blanc de noir”, sapido e naturalmente minerale ha accompagnato il baccalà in crosta di pistacchi di Bronte e il tortino di carciofi e patate dello chef Tommaso Di Meo.

Da Abraxas hanno compreso che per andare avanti si deve investire nel futuro, il giovane chef, nei periodi più tranquilli va in giro per stages presso noti ristoranti stellati e non del centro Italia e i risultati si vedono tutti. Il menu va avanti, scendiamo in Calabria: Cirò, terra di gaglioppo, qui, da cinque anni Francesco De Franco e sua moglie Laura, hanno investito nel passato per puntare sul futuro. Entrambi liberi professionisti, lui architetto e poi enologo, lei impegnata nel teatro e nella musica, mollano tutto e dal nord tornano nella terra di Francesco per dare voce all’Agricoltura in regime biologico nelle vigne di famiglia. Nel 2008 il primo imbottigliamento: ‘A Vita , gaglioppo che piu’ gaglioppo non si può. Colore rubino scarico, bella trasparenza al bicchiere, tannino maestoso, potenza alcolica, forse un pò meno sapido e fresco di quello che ci aspettavamo. In queste serate affollate c’è sempre il rischio che il cibo surclassi il vino, stavolta no, la passione comune ai tre vignaioli e a Nando, patròn di Abraxas ha catturato tutti: domande sul vino, sul costo, su dove acquistarlo, entusiasmante.

Dal rosso scarico del Cirò al rubino intenso , fitto, quasi nero, dell’Aglianico del Cancelliere di Montemarano, vigne in “zona Molettieri” per capirci. Anche qui giovani ragazzi hanno raccolto l’eredità di famiglia con l’unica volontà di rispettare la propria terra, intervenire sul vino il meno possibile. Qui sono del tutto assenti trattamenti in vigna e le piu’ comuni pratiche di cantina, il vino fermenta senza controllo della temperatura, non viene filtrato e affina in legno grande di secondo e terzo passaggio. Si fa tutto in casa, con i consigli di Antonio di Gruttola. Gioviano Aglianico 2007 e Neronè Taurasi 20o5 hanno accompagnato l’ultima lasagna della stagione e il filetto di manzo cotto a bassa temperatura in crosta di broccoli e riduzione di aglianico. Il Taurasi è ancora un bambino, tannini imponenti, ma eleganti, hanno solo bisogno di tempo, freschezza strepitosa. Un format di successo questo di Abraxas, understatement, difesa dell’ Agricoltura sostenibile come filosofia di vita e via di sviluppo, costo super accessibile, qui Striscia non arriverà. Abbiamo chiuso in dolcezza con una strepitosa zeppolina fritta e cuore di fondente.

Un commento

  • Angelo Di Costanzo

    (26 febbraio 2010 - 20:22)

    …mentre il patron correva tra un tavolo e l’altro [per bere, non per altro :-) ] la moglie Vanna teneva in mano le redini della sala inferiore dove cenavano i clienti abituali. Ogni tanto citiamola! ;-)

    Bella serata, belle persone, mi rammarico di non essere rimasto sino alla fine, colgo l’occasione per salutare Nadia Romano poichè preso dal “furor della pargoletta” non ho avuto modo di farlo. Piacevole la chiacchierata con Francesco De Franco, da ammirare e seguire in futuro.

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