Il Greco di Villa Matilde

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Combinazione? Il bianco più venduto in Italia è campano, si chiama Greco di Tufo ed è la punta di diamante dell’enologia regionale, una delle tre docg del Mezzogiorno. Parafrasando Marx, viene da considerare come anche la critica enologica sia in realtà falsa coscienza, ossia i produttori non hanno ben chiaro le radici della viticoltura regionale perché troppo distratti dal fatto che i premi principali si ottengono producendo rossi. Per questo tante aziende bianchiste per vocazione hanno debordado negli ultimi cinque anni con risultati a dire il vero non sempre gratificanti. Solo le grandi cantine, infatti, possono permettersi di spaziare dal bianco al passito con più disinvoltura. Magari anche da un territorio all’altro come è stato da sempre per la famiglia Mastroberardino con i Lacryma Christi del Vesuvio. Stavolta tocca a Villa Matilde, ben radicata nell’Ager Falernum in quel di Cellole, più volte premiata sulle guide specializzate italiane e americane, che ha comprato vigneti in Irpinia e nel Sannio con lo scopo di eseguire le vocazioni specifiche di questi due territori così come andiamo scrivendo da sempre: aglianico nelle belle colline di Torrecuso, Fiano e Greco in provincia di Avellino, precisamente nel comune di Altavilla dove il Greco di Tufo ha da tempo sistemato la sua culla. Tenute di Altavilla è il nome di questi vigneti. Una nuova occasione per Riccardo Cotarella di misurarsi con i classici della viticoltura campana che sinora aveva incontrato solo con i Feudi. I nuovi vini sono stati presentati all’inizio di gennaio da Maria Ida e Tani Avallone nella loro azienda: avevano bisogno di un po’ di bottiglia e ne parliamo adesso che stanno sugli scaffali delle enoteche e nei ristoranti. Nel caso del Greco di Tufo siamo in presenza di una esecuzione classica, collaudata, dove trionfa la mineralità di questo bianco travestito da rosso il cui estratto sesso supera quota 22. La forza del vitigno è la sua vocazione ad essere abbinato, sicuramente più del Fiano di Avellino. Eccolo dunque in grande spolvero sulla cucina di pesce, le carni bianche, i piatti della cucina vegetariana senza pomodoro, i formaggi poco stagionati, quelli freschi a pasta filata come la mozzarella di bufala, e ancora su paté, terrine e gran parte delle creazioni della cucina moderna. Tenute di Altavilla è la prova della vivacità del mondo vitivinicolo campano, la conferma che ha sempre avuto la testa sulle spalle contenendo i prezzi insistendo su tipicità e rapporto con la qualità media del vino. Due carte vincenti in un momento di riflessione del mercato, replicate in 25.000 bottiglie. Non male, vero?