Il Merano Wine Festival 2015: ormai un festival del vino italiano

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Merano WineFestival 2015, i Cult Oenologist nella giornata - immagine tratta da www.meranowinefestival.com
Merano WineFestival 2015, i Cult Oenologist nella giornata – immagine tratta da www.meranowinefestival.com

di Maurizio Valeriani

Il Merano Wine Festival è una delle manifestazioni più attese ogni anno da appassionati e operatori del settore. Giunto alla ventiquattresima edizione, l’evento ha visto anche quest’anno, nonostante un significativo incremento del prezzo (95 euro il giornaliero), l’aumento delle partecipazioni, con oltre 7 mila biglietti venduti ed un importante afflusso in tutti e tre i giorni principali della manifestazione (7-9 novembre), ed una gestione degli ingressi e delle uscite affidata ad una Security con controlli, a volte un po’ sopra le righe, quasi da stadio di calcio.

Le novità di quest’anno sono state principalmente due: Cult Oenologist nella giornata di Venerdì 6 novembre, dedicata ai vini delle aziende seguite da 10 grandi enologi italiani (Franco Bernabei, Maurizio Castelli, Giuseppe Caviola, Stefano Chioccioli, Roberto Cipresso, Riccardo Cotarella, Luca D’Attoma, Carlo Ferrini, Salvo Foti ed il prof. Luigi Moio) e nella giornata di Martedì 10 novembre Catwalk Champagne, dedicata appunto ad una buona rappresentanza degli Champagne distribuiti in Italia.

La tradizionale disposizione dei produttori nelle sale del bellissimo Kurhaus sul lato nazionale, ha visto un lieve calo di presenze dei produttori alto-atesini ed una tenuta del Piemonte e della Toscana. La partecipazione della Union des Grands Crus de Bordeaux (meno di 20 le aziende presenti), ormai ridotta ai minimi termini, è stata compensata dall’incremento di vini italiani ed in particolar modo siciliani.

Anche la confinante Austria, ha fortemente limitato le sue rappresentanze, per non parlare della Germania e della Spagna (ormai praticamente quasi assente).

Sul fronte nazionale non passa inosservata quest’anno per la prima volta l’assenza della Tenuta San Guido.

Ciò nonostante, è stata una bellissima occasione d’assaggio, e la selezione italiana è risultata molto interessante.

Chissà che sorprese ci riserverà la prossima edizione del 2016.