Il Pinot Nero di Ricci Curbastro

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Il film Sideways ha rilanciato il Pinot Nero come vitigno non omologato, un’alternativa insomma al Cabernet Sauvignon e allo Chardonnay di cui la fascia alta del mercato anglosassone sembra essersi stancato. In realtà è noto come questa uva possa considerarsi a tutti gli effetti internazionale perché dalla Borgogna e dallo Champagne si è rapidamente diffusa in California, in Oregon, persino in Australia. Una frutta difficile da lavorare, molto avara, dalla quale si ricavano vini considerati sino a qualche anno fa poco moderni perché poco concentrati. Per queste sue caratteristiche il Pinot è spesso il sogno proibito di molti produttori, anche se nell’Appennino Meridionale possiamo dire che l’Aglianico certo non presenta meno difficoltà e, per questo, fra gli autoctoni, è molto trendy. In Italia non mancano esempi di ottimi Pinot, soprattutto in Alto Adige dove il clima è più favorevole grazie alla rigidità e alle escursioni termiche estive. Noi però siamo particolarmente affezionati al Sebino di Riccardo Ricci Curbastro, noto soprattutto per i suoi straordinari Franciacorta, capace di regalarci sempre molte emozioni nonostante sia considerato un rosso di fascia media: franco cantina esce infatti a circa 11 euro, più o meno come la maggioranza dei Taurasi ma, questo è il punto, si aspettano molti anni prima di metterlo in commercio, a parte i 18 mesi di maturazione in barrique. Basti pensare che solo a fine anno sarà disponibile il 2003. Noi dunque vi parliamo del 2001 (il 2002 è saltato come millesimo) che a distanza di sette anni comincia a rendere al meglio: dal punto di vista olfattivo, intanto, la speziatura e la tostatura del legno si è ben compenetrato con gli aromi di frutta rossa matura regalando una certa complessità aromatica al frutto. In bocca il primo impatto rispecchia perfettamente il naso soprattutto per la dolcezza e la morbidezza dei tannini ben levigati e risolti dallo scorrere del tempo, poi però, ed è questo il punto, acquista grande dinamicità grazie ad uno scheletro di freschezza integro e piacevole nel quale si ritrovano perfettamente le note balsamiche tonificanti scovate all’olfatto. Ecco dunque un Pinot Nero elegante e potente, da bere sulle preparazioni di carne di bufala di Rosanna Marziale o su un risotto di Gennaro Esposito, oppure da godere in meditazione piluccando di tanto in tanto un buon Asiago di media stagionatura.