Il post-Striscia. Con Enzo Vizzari al Don Alfonso

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Con Enzo Vizzari

Giovedì 21 maggio ore 13,30: al tavolo nel Don Alfonso per il pranzo
<Domani sarò il quinto ispettore a visitare il Don Alfonso per la Guida 2010. Vuoi essere il sesto?>. Così Enzo Vizzari, responsabile delle Guide Espresso, apre l’epoca post-Striscia ed io percorro per la centesima volta quella strada tra gli olivi e le rocce appese al cielo, una curva Napoli, l’altra la Costiera Amalfitana, come fosse la prima.
L’orario è piemontese, le 12,30 per il pranzo significa un anticipo di circa due ore per chi sta a Napoli. Ma a me sta bene perché devo rientrare al giornale.
Una bella mossa dopo tutto quello che è accaduto e di cui vi potete fare una idea su Dissapore che ha seguito tutta la vicenda nei dettagli e oltre.
In sintesi: in una intervista a Striscia, nell’ambito dell’attacco di questa trasmissione ad Adrià e ai cuochi molecolari estesa poi alle guide gastronomiche italiane, Livia Iaccarino aveva criticato duramente l’Espresso e Vizzari accusandolo di conflitto d’interessi. E diffidandolo dal giudicare il Don Alfonso nella Guida di prossima uscita perché non sono chiari i parametri di valutazione e perchè in ogni caso lo storico locale della famiglia Iaccarino sarebbe stato eccessivamente penalizzato negli ultimi anni. Accuse respinte poi da Vizzari in una intervista a Striscia.
Pensavo. Mi piace farlo quando guido intorno a Capri.
Della manganellata mediatica resteranno due conseguenze.
La prima è coltivare la paura italiana verso ciò che è nuovo e innovativo, angosce rurali rimestate in una società ormai a pezzi, un Medioevo in cui si torna a giudicare la gente per il colore della pelle e per come la pensa sull’Aldilà invece di pesarla su come si regola nell’Aldiquà.
Il pestaggio condotto da Laudadio, il conduttore di Striscia, non ha colpito solo la scuola molecolare, ma tutta l’alta ristorazione. Ce ne vorrà per far capire ai villici che i pomodori non sono velenosi e possono essere mangiati oltre che usati come piante ornamentali.
Stili collaudati nei secoli e rilanciati con mezzi moderni. In fondo è stata gente come Laudadio a bruciare libri, dire che il Diavolo è tra le gambe delle donne o a spaccare le vetrine degli ebrei. Facce feroci di bravi ragazzi, obbedivano solo agli ordini e dovevano campare. No?
Poi però c’è un aspetto positivo. Ossia ridisegnare i confini tra critici e criticati, ribadire alcune regolette semplici per garantire soprattutto chi legge e non tanto chi cucina. La degenerazione comportamentale c’era e Ricci, da assiduo cliente della cucina astratta di Cracco, ha fatto il blend perché lui è uomo di show.

Ancora Enzo, in sala da pranzo

Il personale impeccabile, Don Alfonso resta un mito, ma l’atmosfera quando siamo entrati e siamo stati ovviamente riconosciuti (la prenotazione era a nome di Fabio Talamo per due) mi conferma oltre ogni ragionevole dubbio come sia finita l’età dell’innocenza della rinascita enogastronomica italiana. Quando si aveva la sensazione di stare tutti dalla stessa parte, quella della qualità e del miglioramento della filiera.
Del resto, se le carte passano agli avvocati c’è sempre poco da stare allegri.
Ma alla fine meglio così: abbiamo bevuto solo acqua non frizzante, ghiacciata Enzo, a temperatura ambiente io. Marchesi avrebbe apprezzato.
Questa storia al momento non ha un lieto fine. Avrei voluto mostrarvi la foto di un sorriso ritrovato. Ma non è andata così. La ferita è profonda.
C’erano Livia, Alfonso, Mario ed Ernesto in cucina, ma Enzo è stato irremovibile: <Inutile parlare, ci pensano gli avvocati. Sono qui solo per mangiare. Mi date da mangiare o devo andare via?>
E così abbiamo mangiato, io ho fatto come sempre il mio bravo stage con Enzo, perché, vale per il vino come per il cibo, si impara solo frequentando chi è meglio di noi, con ampie panoramiche sulla situazione campana, eccellente nonostante le interviste di Iannone e della stessa Livia a Laudadio, e italiana.
Solo tre domande nella nostra conversazione: quale conflitto d’interessi? Perché dovrei essere contro la famiglia Iaccarino quando i nostri figli sono cresciuti insieme? Di cosa lamentarsi quando il nostro voto lo pone comunque al vertice italiano, sopra Marchesi, sopra Santin ed è in media con quello delle altre guide?
Definisco spesso gli chef come gli unici intellettuali del nostro tempo. A patto però che cucinino senza parlare aggiungo adesso dopo la Strisciata.
Come è andata? Lo leggerete l’8 ottobre sulla Guida Ristoranti d’Italia 2010.
Un mio pensiero? Se Enzo non fosse profondamente legato alla famiglia Iaccarino, come me del resto, non avrebbe mai preso la decisione di venire qui dopo quello che è successo. Un segnale, duro nella forma, ma positivo nella sostanza. Del resto le liti più furibonde non si fanno con i nemici, ma con i familiari e gli amici.
Ps per quelli impegnati nei corsi di recupero: il conto è stato di 278 euro. Noi dell’Espresso le ricevute le conserviamo per anni. Ci pensa la mitica Floriana.

Lettura consigliata
Joseph Roth, La tela del ragno. Bompiani 1975


Joseph Roth