Il Riserva 2000 di Vinicola Taurasi

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Il volto più antico del Taurasi

Per alcuni bicchieri del Mezzogiorno bisognerebbe seguire l’esempio del négociant vesuviano Umberto Matricano che anni fa acquistò in blocco tutta la prima vendemmia del Taurasi Vigna Andrea di Clelia Romano quando era ancora in legno, poi rivenduta con calma al prezzo da lui fissato in giro per l’Italia. Ma per riuscire a fare una cosa del genere assolutamente usuale in Francia, mi riferisco alla figura professionale del «negoziante», bisogna conoscere la produzione del territorio sin nelle pieghe più nascoste. Ecco perchè non è possibile vendere e comprare bottiglie o scrivere e leggere di vino senza girare davvero molto. Altrimenti ci si limita ai depliant e a quello spiegato sui pochi siti aziendali degni di questo nome senza mai raggiungere un livello accettabile per il consumatore di fascia alta costretto spesso a fare da solo. Il vero intenditore, scrive bene Cernilli nel suo «Memorie di un assaggiatore», è anche un buon geografo. E questo assunto di civiltà culturale è tanto più vero in Irpinia dove la stragrande maggioranza dei produttori ha poca esperienza di commercio perchè sino a quindici anni fa si limitava a conferire le proprie uve. Così avvengono belle scoperte altrimenti impossibili: come il Bosco Faiano de I Capitani, il Nude di Cantina Giardino o i Taurasi di Manimurci, I Favati, Cortecorbo, Barrasso, Caspariello, D’Antiche Terre tanto per citare gli ultimi provati. E come questo incredibile Riserva 2000 di Vinicola Taurasi-Gmc, una piccola azienda di due famiglie, De Matteis e Di Placido, che hanno messo insieme le loro risorse agricole e che reggono bene sul mercato ormai da una decina di anni. Sei ettari a Contrada Costa delle Rose, ben esposti, regalano un rosso di grande stoffa capace di evolversi molto bene nel corso degli anni. Conoscendo l’enologo, non ci stupiamo più di tanto: Carmine Valentino non ama le lavorazioni spinte e l’eccessiva concentrazione in cantina sicché i suoi prodotti vengono davvero fuori alla distanza come in questo caso perché all’inizio sono in genere poco intensi al naso e bisognosi di morbidezza tannica. Il Taurasi 2000 Riserva è un piccolo gioiello, dalla buona complessità olfattiva in cui convivono sentori terziari e leggere note speziate del legno mentre in bocca trae vigore dalla buona spinta di freschezza tipica dei vini da invecchiamento. Insomma, la Campania può vantare almeno 250 ottimi produttori di cui pochi, credo non più di una quarantina, sanno davvero commerciare ed imporsi all’attenzione dei media e della stampa specializzata. Quando potremo avere al lavoro almeno una ventina di buoni «negozianti» stile Marc de Grazia capaci di annusare il vino mentre è ancora nelle botti senza limitarsi a fare franchising?