Il Sannio dei ViniDiversi: tre esperti, sei vini per un racconto entusiasmante

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Paolo, Luciano e Gianpaolo
Paolo, Luciano e Giampaolo

di Pasquale Carlo

Si può parlare delle tante sfaccettature della viticoltura di una provincia “complessa” come quella sannita in soli sei vini. Certo. Ma dipende dal parterre chiamato a discuterne. Sono riusciti a centrare l’obiettivo Giampaolo Gravina Paolo De Cristofaro e Luciano Pignataro che si sono ritrovati a Benevento dietro invito del Consorzio tutela vini Samnium. L’occasione è stata la manifestazione ‘Il Sannio dei ViniDiversi’, promossa dal Consorzio ed ospitata nella straordinaria cornice di Palazzo Paolo V. E così, mentre circa cinquecento persone affollavano in maniera ordinata la sala al piano terra dove i sommelier dell’Ais hanno curato il banco d’assaggio con i vini delle aziende aderenti al Consorzio, i quaranta fortunati prenotati del laboratorio-seminario hanno goduto della guida da parte dei tre rappresentanti delle guide nazionali del vino (Gravina, L’Espresso – De Cristofaro, Gambero Rosso –  Pignataro, Slow Wine) in un laboratorio che si è mostrato di estremo interesse.

I sei vini in degustazione
I sei vini in degustazione

La grande particolarità dell’incontro è stata anche la scelta del direttore del Consorzio, Nicola Matarazzo, che aveva invitato gli ospiti a scegliere due vini a testa da cui prendere spunto per l’approfondimento. Queste le scelte: Greco – Taburno Doc 2009 di Fattoria La Rivolta D’Erasmo – Aglianico del Taburno Doc riserva 2006 di Nifo -Sarrapochiello per Gianpaolo Gravina; Falanghina Guardia Sanframondi Doc 2010 e Vigna Cataratte – Aglianico del Taburno Doc riserva 1995 di Fontanavecchia per Paolo De Cristofaro; Armonico – Barbera Sannio Doc 2009 di Anna Bosco e Bosco Caldaia Solopaca Doc rosso 2006 dell’Antica Masseria Venditti per Luciano Pignataro.

Un momento della degustazione
Un momento della degustazione

Le particolarità e le degustazioni. Giampaolo Gravina in realtà voleva scegliere un bianco con qualche anno sul groppo ed un rosso giovane. “Poi, per motivi di reperibilità, – ha spiegato – le cose sono andate diversamente. L’idea nasceva dalla convinzione che la terra sannita, da sempre la più difficile da interpretare dal punto di vista enologico anche per ragioni della spiccata individualità, si potrà caratterizzare in futuro, oltre che per le produzioni di falanghina e aglianico, anche per la particolarità di essere terra di bianchi capaci di reggere gli anni, così come di rossi di pronta beva”. Fin qui la spiegazione. In merito alla degustazione va detto che il greco di Paolo Cotroneo è stato “ritrovato” da Gravina in perfetta forma, ancora migliore della sua degustazione dell’estate scorsa. Un vino illuminante – l’aggettivo usato – per parlare delle potenzialità di questa terra. La riserva di Lorenzo Nifo è stata invece descritta come un vino “sanguigno”, magari non ancora compiuto, con un equilibrio ancora da raggiungere, ma certamente un vino con cui farsi accompagnare ancora a lungo.

La sala

La sala

L’obiettivo di cui ha parlato Gravina è stato centrato dal primo vino scelto da Luciano, che ha individuato i vini – per dovere di ospitalità – dopo le scelte dei due colleghi. Così è finita sul banco la barbera di Bosco, vino di grande tipicità, che anche nella versione 2009 mostra la sua saldatura alle caratteristiche del vitigno: grande frutto, estrema dolcezza ma mai stucchevole ed acidità rinfrescante la beva. Ecco il rosso immediato di cui aveva appena parlato Gravina. La seconda scelta sul Bosco Caldaia di Venditti, preferito come rosso senza utilizzo del legno, capace di raccontare la storia della viticoltura dell’areale telesino, nei decenni scorsi  sempre espressione di uvaggi.  Anche in questo caso, nonostante i cinque anni,  il vino si è mostrato particolarmente fresco e di piacevolissima beva.

Effetto novità anche per gli addetti ai lavori per quel che concerne i vini proposti da Paolo De Cristofaro. Nel primo caso, la falanghina 2010 di Marcellino Pascale, la novità era data proprio dalla nuova annata, che tutti hanno provato per la prima volta. A colpire in questa caso è stata la particolare croccantezza del calice, grande impianto olfattivo, sostenuta freschezza e buona struttura. In conclusione, l’annata 1995 dell’aglianico riserva di Libero Rillo (bottiglia prodotta all’epoca esclusivamente da papà Orazio, Libero ancora non “scendeva” a tempo pieno in cantina). E si è concluso con la riflessione (in piedi) di Giampaolo Gravina che, dopo le belle parole spese da Paolo sul vino, lo ha classificato come un grande vino che si presenta con estrema timidezza. Ecco le grandi potenzialità dell’aglianico: sedici anni ed essere ancora bambino.

Un commento

  • francesco abbruzese

    (7 aprile 2011 - 08:23)

    bravi salvaguardare e valorizzarare attraverso qualdsiasi iniziativa i nostri prodotti è un dovere di tutti e in special modo degli addetti al settore

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