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Il sito cambia: traduzione in inglese e pubblicità

2 settembre 2007

Ma il tuo vanto non
era il sito sponsor-free? Come mai questa caduta di stile della
pubblicità? Mi dirai: non sono aziende vinicole, ma da lì il passo è breve. Come la mettiamo?
Tuo affezionato lettore,
Cristiano Ermenegildo
Cristiano, grazie per l’attenzione. La pubblicità è gestita da Google e
da Vinoclic. Nel primo caso non può influenzarmi in alcun modo perché
la ricerca degli annunci è automatica sulla base di alcune parole
chiave. Nel secondo caso si tratta di campagne su un network ben
qualificato che posso di volta in volta accettare o meno: ho chiesto di
non inserire il vino, naturalmente. La necessità di mettere il sito a
reddito nasce dalla voglia di crescere in inglese. Per fare questo
dovrò affrontare molte spese, oltre al webmaster e ai due server ( i
siti sono due) anche al traduttore che mi dovrà seguire ogni giorno.
In ogni caso non credo di poter essere influenzato su quello che scrivo e tu stesso potrai verificarlo.
Bacioni
Grazie per il chiarimento, Luciano.
Era preoccupante vedere l’ultimo (o quasi) baluardo del free thinking
pericolosamente vicino ai margini del vortice pubblicitario. E’interessante la scelta di avere anche la pagina in inglese. Io mi
occupo da oltre 15 anni di food export a livello
mondiale e l’inglese è la mia seconda lingua, per cui saprò dirti se la
pagina sarà ben tradotta, se vorrai il mio parere.
Un abbraccio e in bocca al lupo!
Cristiano Ermenegildo
Il lettore Cristiano Ermenegildo mi perdonerà se uso il
nostro breve scambio privato di mail, ma siccome ho ricevuto anche
altre mail e telefonate da parte di amici che hanno notato
l’inserimento di banner pubblicitari, approfittiamo di questa domenica
di rientro per poter chiarire la novità in attesa delle due campagne
che partono domani.
Per oltre tre anni il sito è stato sponsor free, come i miei libri sul
vino del resto, e le spese per tenerlo aperto erano tutto sommato
compatibili anche grazie all’apporto entusiasta di numerosi e
qualificati collaboratori che lo hanno arricchito con i loro
contributi, ma la crescita nel 2007 è andata davvero ogni previsione e
si è posto un problema, già sollevato lo scorso anno da Therry Hughes,
il blogger newyorkese di vino italiano che trovate linkato sotto la
voce Mondosapore: aprire il sito, la filiera enogastronomica e i
produttori del Mezzogiorno, anche al resto del mondo dove, non
dimentichiamolo, la stragrande maggioranza degli 80 milioni di italiani emigrati
è di origine meridionale. Tenere il sito di questa ricchezza
agroalimentare in italiano, scriveva Therry, è perfettamente inutile:
il riscontro che ho avuto in questi tre anni e mezzo di richieste
provenienti dall’America, ma talvolta anche dall’Australia e dal
Giappone, è stato in effetti incredibile. Per crescere c’è bisogno
dell’inglese e questo farà lievitare notevolmente, come potete
immaginare, i costi di gestione che da amatoriali diventano
professionali. Di qui dunque la necessità di ammortizzare le spese
grazie alle possibilità di libertà offerte dal web: l’alternativa,
forse più remunerativa, sarebbe stata quella di raccogliere
direttamente la pubblicità ma a parte i condizionamenti, questo è un
lavoro che richiede molta professionalità e non si può certo
improvvisare a 50 anni.
Google è una macchina, mi si passi il termine, attraverso la quale a
seconda del pezzo inserito appaiono gli avvisi pubblicitari affini e
corrispondenti, e questo vale tanto più per il mercato in lingua
inglese. Non c’è alcuna possibilità di condizionamento.
Il Network di Vinoclic nasce da TigullioVino, il primo ad aver
realmente creduto nelle possibilità offerte da internet, e le campagne
saranno concordate di volta in volta. Non a caso queste due soluzioni,
o altre simili, sono state adottate da quasi tutti i siti e i blog del
food&beverage italiani. Questa settimana di prova è servita a
rodare il motore e ad apportare alcune modifiche per evitare cambiamenti grafici sgradevoli, da lunedì 3 si parte.
Del resto, come da giornalista professionista dipendente del Mattino
non posso certo essere influenzato dalla pubblicità raccolta sul mio
giornale, e lo stesso vale ovviamente per tutti i colleghi che scrivono
sugli altri giornali, così accadrà in rete su questo sito.
Considero tra l’altro questa l’unica risposta possibile al dibattito
sul rapporto con la pubblicità in cui è incastrato da anni gran parte
del mondo della critica e del giornalismo enogastronomico del nostro
Paese dove alcuni mangiano, bevono e scrivono, non capisco perché,
sempre incazzati: come l’agricoltura, anche l’autonomia professionale
può essere tutelata con metodi compatibili e non invasivi.
L’alternativa è curare il proprio orticello cantandosela e suonandosela
da soli, farsi interpreti dell’eterno lamento dei produttori contro i
commercianti o, a contraltare, della filosofia molto diffusa a Napoli
secondo la quale è meglio non far conoscere agli altri le cose buone
per godersele da soli.
Il sito continuerà ad avere le caratteristiche di servizio territoriale
esclusivamente sul Mezzogiorno, parliamo cioé della culla
dell’agricoltura di qualità e della biodiversità europea, di schede
personalizzate sempre verificate in prima persona, usando lo zoom su
realtà altrimenti fuori da ogni circuito, ma con una differenza
fondamentale: da dicembre oltre che in Italia si potrà leggere in tutto
il mondo collegandosi su www.lucianopignataro.com.