Il Titolo dell'Aglianico

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11 dicembre 2003

Ancora la Basilicata sugli scudi, lo splendido Aglianico del Vulture cresce e lo adottiamo per queste feste segnate dal ritorno del tipico e dalla fine dell’era rucola e champagne. Titolo, questo è nome, nasce proprio sullo svincolo di Barile della superstrada federiciana gonfia di acqua e coperta da viti capace di collegare Melfi a Potenza. La prima vendemmia di Fucci è del 2000, ma la storia di questa azienda comincia con il bisnonno Nicola Salvatore arrivato dal Sannio per lavorare nella Tenuta Rotondo della famiglia Bozza dove oggi Vito Paternoster costruisce la nuova cantina e dove nasce il suo trebicchierato Aglianico doc. Si tratta di un poggio ben esposto e costantemente ventilato, con una buona escursione termica. Nel 1971 il figlio Generoso acquistò una parte della Tenuta, divisa dalla superstrada e una casa di campagna chiamata Torre Titolo che fu ristrutturata nel 1986 dal nipote Nicola Salvatore, il papà di Elena. Gli anni ’90 trascorrono, vendemmia dopo vendemmia, con il conferimento delle uve sino a quando Nicola Salvatore non decide di imbottigliare in proprio mentre Elena studia enologia in Toscana. All’inizio si appoggia al Consorzio Viticultori, da quest’anno ha cominciato a lavorare nella propria cantina ristrutturata e attrezzata. Con Titolo siamo in presenza di uno dei bicchieri più interessanti del Vulture nonostante la vigna oltre che a guyot presenti ancora l’alberello e il tipico capanno della zona. Il frutto è però esuberante, capace affermarsi in un giusto rapporto equilibrato con il legno. Prevalgono su tutto eleganza e freschezza, in bocca è caldo, sapido, di corpo e persistente. Lo beviamo convinti su agnello saporito, piccione farcito, cinghiale, sempre cucinati nella Locanda del Palazzo che sorveglia la famosa via delle Cantine a Barile, oggi il miglior ristorante lucano: servizio, sala e stanze da rimpianto. In Titolo non scorgiamo ancora riflessi aranciati e sicuramente, pur essendo già pronto, l’ulteriore evoluzione in bottiglia può regalare tono superiore senza temere il confronto con il tempo. Così parlò Plinio il Vecchio.