Impervio 2006 Aglianico Cilento doc

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BOTTI
Uva: aglianico
Fascia di prezzo: da 5 a 10 euro
Fermentazione e maturazione: acciaio e legno

Carmine Botti continua a produrre conservando lo stile austero e tradizionale di sempre, cioé, in sintesi, senza cercare particolare concentrazione. Rispetto al passato ha progressivamente eliminato le uve di provenienza extraregionale che caratterizzavano la doc Cilento concentrandosi sempre più sul fiano per il bianco e l’aglianico per i rossi ottenendo ottimi risultati: poco conosciuto al di fuori dell’areale cilentano, è invece profondamente radicato nel territorio del Parco dove i suoi vini sono facilmente e immediatamente reperibili per la gioia di chi ama i sapori forti della zona. L’Aglianico nella versione base è una scelta obbligata quando vi trovate di fronte a qualche piatto, diciamo una melanzana imbottunata che da queste parti viene fatta con il cacioricotta di capra, oppure davanta alla rianata, tipica pizza casalinga della zona di Lentiscosa, ove per rianata si intente origanata. Di fronte a queste ricette è necessario un rosso capace di controbilanciare struttura, grassi e succulenza e questo Aglianico svolge il suo lavoro perchè ha dalla sua buon alcol, tannini robusti anche se comunque più facili di quelli irpini, e soprattutto una buona freschezza che conserva a lungo questo vino come abbiamo avuto modo di verificare in più di una occasione. L’annata è da cosiderarsi buona, frutta ma non fruttato, un vino elegante e tagliente. Carminuccio lavora sulla collina di Agropoli, il nome della contrada è Moio, in un zona tradizionalmente vocata all’agricoltura perché ben esposta ai venti di mare e di terra che conserva la frutta integra, ma soprattutto buona e vivace perché i terreni non sono mai stati stressati da agricoltura intensiva tradizionale conservando meli e peri, fichi e corbezzoli, borragine e fiori di ginestra, in un vero e proprio festival alla biodiversità. Ne abbiamo goduto in abbondanza con amici rifugiati oltre lo specchio di Alice, pensando a come il destino di queste produzione sia ormai completamente avulso dalle decisioni politiche, ché lo sviluppo di questi territori è affidato a menti eccelse, come questa di Carminuccio, filosofo eleatico e viticoltore che non ha la crescita come obiettivo primario, bensì lo stare fermo su quel numero di bottiglie necessario a fare reddito e dar da vivere e da studiare ai propri figli. Il percorso circolare della campagna, se ben conservato, è in grado di per se stesso di garantire la crescita perché tutela il bene ambientale senza esautorarlo della sua linfa vitale. Di questo mi parla il rosso di Carmine, di una filosofia sempre più necessaria non perché d’antan, ma perché è l’unica risposta moderna possibile all’impazzimento dei consumi a cui siamo tutti quanti noi soggetti in questo periodo. E la risposta è mollare la marcia e proseguire a folle, con molta calma. Quella serafica di questo Aglianico, che ha bisogno di molto tempo per esprimersi oppure, di converso, di piatti rudi e maschi.

Sede ad Agropoli, Contrada Moio 3.
Tel. 0974.822195
Enologo: Marco Stefanini
Ettari: 5 di proprietà
Bottiglie prodotte: 40.000
Vitigni: fiano, trebbiano, malvasia, aglianico, barbera