Intervista a Daniele Cernilli sul Mattino

Letture: 35

di Santa Di Salvo

Sembra proprio che la filosofia del «chilometro zero» funzioni anche per i vini. Daniele Cernilli, assaggiatore di vini per sua definizione, per noi soprattutto cofondatore e condirettore del Gambero Rosso, nonchè governatore del nuovo sito Gambero Rosso Vino on line, conferma che si va verso una accentuata «regionalizzazione» dei consumi.
«È ormai una tendenza significativa, ogni regione italiana beve i suoi vini. E i vitigni locali (preferisco definirli così, la parola ”autoctono” si presta a equivoci) hanno avuto un grande boom. Meglio così, visto che siamo il Paese meno globalizzato del mondo. La Campania ne è esempio straordinario con la quasi purezza dei suoi vitigni».

Se dovesse scegliere tra i più grandi?
«Non c’è dubbio, Taurasi e Greco di Tufo, i cui grandi interpreti non cito perchè stranoti. Il Taurasi è un aglianico di grandissime e particolarissime doti, il Greco è una rarità come il bluesman bianco che canta come un nero. È l’equivalente irpino dello chardonnay, con lui si possono fare grandi cose».

Che cosa vede allargando lo sguardo a tutta la produzione del Sud?
«Una netta cesura tra la viticoltura moderna e quella tradizionale. La Sicilia, ad esempio, è la nostra California, produce vini trendy, una trentina di produttori sono ai vertici della classifiche mondiali. La Campania mantiene un passo più tradizionale, più classico, più familiare».

Gambero Rosso Vino ha debuttato al Vinitaly. Una filiazione della Guida dei vini?
«Assolutamente no. Questo è il primo esperimento di rivista di vino italiana on line. Io dico scherzando che abbiamo fatto il Parker all’amatriciana. Ma sui vini italiani siamo molto più completi di lui… Quanto alle degustazioni, si tratta di votazioni singole e non collettive, come accade per la Guida, e il punteggio viene espresso in centesimi e non in bicchieri».

Piccoli consigli a un neofita che voglia avvicinarsi al mondo del vino.
«Fare un corso di degustazione agile, come il nostro. Poi procedere per conto proprio, cominciare a girare, frequentare cantine, aziende ed enoteche. Formarsi un gusto, senza troppi fanatismi».

La sua autobiografia enologica, «Memorie di un assaggiatore di vini», non contempla rimorsi o rimpianti. Possibile?
«In verità qualcosa c’è. Per esempio, non ho capito subito un grande vino come il Taurasi di Mastroberardino, ingiustamente trascurato nei primi anni. Ma eravamo giovani, Gigi Piumatti e io, con un approccio meno classico e meno consapevole. E poi ricordo una scheda cattiva su Marta Galli, produttrice veneta amica di Veronelli. La vidi piangere, me ne dispiace ancora».

Previsioni oltre la crisi?
«Io sono ottimista. Basta guardare all’accoglienza del Road Show che abbiamo organizzato in dieci metropoli del mondo con molte aziende di qualità tra cui Mastroberardino e Feudi San Gregorio. E se si parla di contrazione dei consumi interni, bisogna pur ricordare che l’export è aumentato del 7,8%. Il vino di alta qualità regge, bisognerà trovare sostegno alla produzione media, che è quella che sta soffrendo di più».

Il Mattino, 25 maggio 2008