Irpinia: Cantine Aperte? Enoturismo anno zero

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L’esperienza di un lettore

Egregio Signor Pignataro,
ho scoperto con vero piacere da alcuni mesi il suo sito che trovo ben fatto e funzionale, con recensioni di vero interesse e di ciò le faccio i miei più sentiti complimenti. Peraltro ho provveduto anche a segnalare opportunamente il tutto a vari amici. Fatta questa doverosa premessa vengo al dunque.
Da diversi anni ormai, in occasione delle Cantine Aperte e non solo, andiamo visitando io ed i miei amici, una dozzina, le cantine di varie regioni. Quest’anno per vari motivi, non ultimo le radici irpine, mia madre era di Castel Baronia, ho voluto organizzare un viaggio di tre giorni in Irpinia fra cantine, ristoranti, pecorino, ecc . dal momento che i miei amici non conoscono assolutamente la zona e solo marginalmente la produzione locale.
Viviamo quasi tutti a Roma, altri invece sono professionisti pugliesi. Quì casca l’asino, infatti non solo ho trovato grosse difficoltà nell’organizzare il viaggio, infatti a differenza degli altri anni in cui era sufficiente presentarsi negli orari desunti dai vari siti internet per avere tutta l’assistenza necessaria per la visita, la disanima delle caratteristiche produttive, la degustazione, ecc. ( sempre abbiamo acquistato i loro prodotti), in Irpinia mi sono trovato di fronte a situazioni non simpatiche e talvolta di vera forzatura.
Nello specifico io mi rendo conto che l’Irpinia non è una zona che attragga attualmente molti turisti per cui ho provveduto a telefonare preventivamente a varie cantine selezionate per riempire adeguatamente le tre giornate, ma una di queste, Caggiano da me contattata alcune volte telefonicamente ed una volta via mail mi ha risposto solo con una mail di ringraziamento e con un “le faremo sapere al più presto” sono passate ormai tre settimane senza alcuna risposta per cui ho provveduto a sostituirla adeguatamente. Feudi di San Gregorio invece ci ha chiesto € 65 a testa per la degustazione che può essere effettuata solo nel corso del pranzo. Ovviamente ho rifiutato, se voglio degustare dei vini a quel costo insieme agli amici è molto più semplice e economico comprare il prodotto in una buona enoteca e gustarlo a casa, in ogni caso è una vera e propria imposizione. Altra cosa invece è scegliere in proprio di degustare i vini nel corso del pranzo ma deve essere una propria scelta.
In varie regioni d’Italia mi sono trovato di fronte a richieste di un corrispettivo economico e ho accettato come a Castello Banfi, o da Mastroberardino, ecc. ma le richieste erano puramente simboliche. Tra l’altro la Pr Chiara Giorleo (Mastroberardino) per riceverci si tratterrà anche molto oltre l’orario di lavoro. Sicuramente i vini dell’Irpinia sono dei grandi vini ma ho l’impressione che la conoscenza degli elementi basilari del Marketing non vada di pari passo con l’approfondimento e l’affinamento delle tecniche produttive.
Nel lontano 1930 Peter Drucker, il padre del Marketing scriveva quello che rappresenta l’elemento cardine di questa disciplina “Un prodotto non si vende perchè è buono, ma è buono perchè si vende” forse a questi signori sarà il caso che qualcuno gli spieghi la filosofia che sottende questi concetti. Credo che Milena Pepe in questo senso abbia le idee molto chiare, come pure Pasqualino Di Prisco e Molettieri. Scusi lo sproloquio, ma è un peccato che prodotti di questa caratura siano promossi con tanta sufficienza e superficialità. Per concludere comunque ho contattato anche moltre altre persone di estrema gradevolezza ed ospitalità per cui il 29/30/31 maggio visiteremo 6 cantine da cui ci aspettiamo piacevoli sorprese, anche grazie a lei.
Certo della sua comprensione cordialmente

Giovanni Forina

Gentile signor Forina,
La ringrazio per l’apprezzamento al sito e per l’autorizzazione a pubblicare questa lettera che, più di cento miei articoli, sintetizza la situazione attuale irpina: grandi, grandissimi vini. Enoturismo zero.
In questo territorio di gente laboriosa manca l’educazione al contatto esterno che solo il commercio regala. Non a caso lei ha avuto corrispondenza dalla Mastroberardino, azienda storica che ha fatto il vino in Irpinia, e da Milena Pepe che si è formata in Belgio e fatto stage in Francia. Come da Pasquale Di Prisco e Molettieri abituati ormai da oltre dieci anni a muoversi e a ricevere.
Questo spaventoso ritardo organizzativo, la scarsa professionalità dell’accoglienza, lo sanno bene i carissimi amici che organizzano Anteprima Taurasi ai quali dovrebbe essere fatto un monumento, quando sarà, in ogni piazza della docg per quello che devono sopportare, è un elemento di grave rischio perché il futuro del vino delle piccole e medie aziende è tutto nella capacità di attrarre consumatori e appassionati nella propria cantina per realizzare la vendita diretta.
L’ottimizzazione dei costi, le pressioni per ulteriori abbassamenti dei prezzi, i ritardi dei pagamenti rischiano infatti di mettere in difficoltà chi non ha la capitalizzazione necessaria per superare questo momento.
In tutti questi anni di successo, ormai siamo almeno a quota 15, pochi, pochissimi, hanno capito l’importanza di investire nell’accoglienza e nella comunicazione. Questo determina episodi sconcertanti che spesso, se non si conoscesse il genius loci di questo terroir, potrebbero essere scambiati per puri segnali di cattiva educazione, come non rispondere alla mail, a volte neanche al telefono, ricevere un riconoscimento e non venire a ritirarlo senza neanche avvisare (è successo di recente con un produttore di olio premiato da Slow Food). In realtà io so che spesso si tratta di ritrosia, una situazione che paga lo scotto ancestrale di secoli e secoli di isolamento. Solo l’autostrada Napoli-Bari e la superstrada Ofantina hanno sbloccato in parte la situazione.
Mi auguro che tutto questo venga superato, perché se si coniugasse la capacità di accogliere e comunicare in modo professionale con la qualità dei vini, in Italia non ce ne sarebbe per nessuno.
Le auguro buona permanenza. (l.p.)

Qui la replica dei Feudi