l Fiano di Rocca del Principe: verticale 2014-2004

27/11/2016 1.6 MILA
Fiano di Rocca del Principe
Fiano di Rocca del Principe

di Teresa Mincione
Tre round a suon di Fiano alle Parùle di Giuseppe Pignalosa ad Ercolano.

Nove le annate proposte (cinque nel primo e quattro nel secondo) e l’assaggio del Cru Tognano ha chiuso il terzo giro di bicchiere. Dieci calici firmati Ercole Zarrella. Il patron dell’azienda Rocca del Principe ha dato voce al territorio di Lapio e ha svelato l’essenza dei suoi Fiano in purezza. Nel raccontare le vigne e il vino, Ercole ha condiviso con tutti la passione e la grinta che ha guidato la sua azienda sino ad oggi.

Dare al Fiano la possibilità di esprimere se stesso significa anche scegliere di proporre il proprio bianco ad almeno un anno della trascorsa vendemmia. Gli si concede tempo ma il vitigno sa essere generoso con chi sceglie di attenderlo. Una filosofia questa che in tempi non recenti, fece rumore nel wine world, ma che al contrario, oggi, testimonia una corrente non rara. Anche Ciro Picariello, vigneron d’esperienza, a Summonte (in provincia di Avellino), ha fatto la stessa scelta, ossia la strada della maggior decifrabilità sia all’olfatto che al gusto. Un vitigno particolare quanto straordinario, il Fiano, capace di dar vita ad un vino in grado, si di camminare ad occhi chiusi nel tempo ma bisognoso di “riposo” in cantina per intarsiare la sua acidità e cucire il perfetto equilibrio (gustolfattivo).

Fiano di Rocca del Principe
Fiano di Rocca del Principe

Lapio è un piccolo borgo sulle colline della verde Irpinia e il comune più vitato a Fiano di Avellino. Il territorio è particolarmente vocato alla coltivazione di questo vitigno ed è favorito, dal punto di vista climatico, dalla presenza dei monti Picentini. Una delle sue vette, il monte Tuoro (1400 mt.) si trova a brevissima distanza e funge da termoregolatore nel modulare il caldo e nell’accentuare le escursioni termiche di notte. L’azienda di Ercole è nata nel 2004. Il suo impegno, unito e condiviso dalla moglie Aurelia Fabrizio e dal fratello Antonio, hanno dato vita ad un’azienda sana e testimonial di un grande territorio quale quello di Lapio. Ercole e Antonio, figli di contadini e viticoltori da sempre, dopo lunghi anni trascorsi a conferire le uve a terzi, decisero di vinificare ed imbottigliare le uve autoprodotte.

Le pizze  d’autunno di Giuseppe Pignalosa
Le pizze d’autunno di Giuseppe Pignalosa

Dieci gli 10 ettari di proprietà dei quali ben 5 coltivati a Fiano. Collocati sulle pendici del colle Arianiello, la parte più alta del comune di Lapio, i tanti filari danno vita ad un Fiano riconoscibile all’olfatto degli esperti. Una particolarità che tocca l’azienda è che i vigneti sono allocati (dal 1990 al 2011) su due opposti versanti del colle, versante Nord e versante Sud.

Sul versante Nord i tre ettari di vigneti si trovano dai 600 mt s.l.m. di contrada Arianiello ai 520 mt di contrada Tognano. Godono di un clima decisamente (più) fresco e ventilato con escursioni termiche decisamente più accentuate rispetto all’intero territorio.

I terreni che delineano i filari di questo versante sono sciolti, di origine vulcanica, costituiti da uno strato superficiale di limo, sabbia, arenarie e lapilli con presenza di argilla solo in profondità. Questo comporta che i vini risultano più ricchi in acidità e mineralità.

Sul versante Sud, sono collocati i vigneti di contrada Arianiello e contrada Lenze entrambi a 570 mt s.l.m. la cui esposizione è a Sud/Ovest, mentre il vigneto di contrada Campore a 500 mt s.l.m. è esposto a Sud/Est. In questo versante il clima è più caldo ed asciutto, con una tipologia di terreno più compatta, di natura argilloso calcareo. I vini qui nati si presentano con una maggior ricchezza di sentori fruttati e una maggior morbidezza al palato.

I vini ottenuti con le uve provenienti da entrambi i versanti confluiscono nell’unico Fiano di Avellino prodotto dall’azienda e da cui si ottengono circa 23.000 bottiglie annue. La vendemmia è un momento particolare – precisa Ercole. Ci si adopera quando si ritiene che le uve abbiano raggiunto la giusta maturazione tecnologica, facendo molta attenzione a preservare le acidità, che in base all’andamento climatico delle annate, avviene tra la fine di settembre e la prima metà di ottobre.

L’uva attentamente selezionata, raccolta manualmente, viene immediatamente portata in cantina, diraspata, immessa in pressa a membrana e sottoposta a pressature soffice. Il mosto fiore è ottenuto dopo la chiarifica statica. Il suo vino non fa alcuna fermentazione malolattica. Affina in acciaio su fecce fini per 8 mesi e successivamente, passa in bottiglia per almeno 4 mesi.

I tre round sono stati accompagnati dalle pizze d’autunno di Giuseppe Pignalosa che ha realizzato vere e proprie chicche gastronomiche in perfetto abbinamento al Fiano di Lapio.

Il primo round ha visto il confronto dei millesimi 2014, 2013, 2012, 2011e 2010. Il secondo, della 2009, 2008, 2007, e 2004. Il terzo round è stato dedicato all’assaggio del Cru Tognano 2014.

Ai calici.

Primo round
Fiano di Avellino Rocca del Principe 2014
A Lapio il millesimo 2014 si è caratterizzato per la presenza di forti e continue piogge fino agli inizi di Luglio. Dalla seconda metà le temperature e le piogge sono andate stabilizzandosi.

Giallo paglierino. Le note floreali e fruttate sono state dominanti anche a successive verifiche. Mela verde croccante, pera coscia, fiori freschi di campo. Iris e muschio bianco. L’assaggio ha svelato una intrigante sapidità in apertura accompagnata da un buon nerbo. E’ ancora giovane ma promette bene. Spiccata acidità seppur ancora da calibrare. Un buon corpo. Chiusura leggermente ammandorlata.

Fiano di Avellino Rocca del Principe 2013
Il millesimo 2013 è stato caratterizzato da una presenza più moderata di precipitazioni.

Giallo paglierino luminoso. All’olfatto predomina la componente fruttata a pasta bianca matura. Certamente un passo in avanti rispetto all’annata precedente. L’assaggio svela immediatamente la sua compostezza rispetto al precedente campione. Più calibrato e definito. In bocca ha un’acidità più decisa, un sorso più compatto, più integrato e disegnato. Grande acidità, sapidità e persistenza. Succulento.

Fiano di Avellino Rocca del Principe 2012
Il millesimo si è rivelato caldo con una performance simile alla 2010 ma con temperature mai oltre la norma per la stagione. Giallo color del sole. Brillante. L’annata si riconosce immediatamente sia nei sentori che all’assaggio. Più rotondo e intarsiato. All’assaggio è più opulento ma leggermente meno fresco dei precedenti. Buona l’acidità con una salinità che vira verso tracce di iodio.

Fiano di Avellino Rocca del Principe 2011
Annata calda la 2011che ha accelerato la maturazione dell’uva e quindi inevitabilmente anche del tempo di vendemmia. Malgrado ciò, i vini grazie alle escursioni termiche sono riusciti a conservare una buona acidità e un bouquet interessante.

Giallo paglierino brillante. Il ventaglio olfattivo è ricco e variegato. Spazia dalle note floreali e fruttate alle piccole spezie dolci. Iris, pera, anice stellato. Sottile la traccia fumè (tipica del Fiano che evolve). Le spezie entrano lentamente nel novero delle tracce olfattive. Tabacco dolce, zafferano e noce moscata. Un’acidità sferzante e mai scissa accompagnata da una mineralità composta. Un equilibrio perfetto che chiama al riassaggio.

Fiano di Avellino Rocca del Principe 2010
La 2010 è stata la prima vendemmia di questo decennio.

Giallo paglierino con riflessi dorati. All’olfatto le tracce di pepe bianco, pesca bianca, muschio, gesso, gelsomino ne delineano un tripudio olfattivo. Ancora refoli di zafferano e zenzero. L’assaggio è lungo, sapido e ben calibrato in acidità. Grande equilibrio e coerenza gustolfattiva.

A ben sei anni non mostra alcun segno di cedimento. Grintoso.

Secondo Round
Fiano di Avellino Rocca del Principe 2009
La 2009 si propose come un’annata disastrosa. Dal 15 giugno al 15 settembre, a Lapio ci fu assenza totale di precipitazioni. Le viti si ritrovarono inizialmente in stress idrico, ma con l’avanzare del mese di Settembre ricomparvero le piogge. Ercole racconta che decise di aspettare qualche giorno in più per consentire alle piante di riassestarsi.

Un’annata complicata che tuttavia non ha mancato di regalare un buon calice.

Giallo paglierino tendente all’oro. Un naso verticalizzato su sentori di idrocarburi. Le tracce floreali e fruttate sono leggermente in sordina. Reggono la presenza le piccole spezie di zafferano e curcuma. All’assaggio svela un’anima più snella. Buona acidità e sapidità. Chiude con il classico tono ammandorlato comune a tutti i campioni.

Fiano di Avellino Rocca del Principe 2008
Un millesimo che si è caratterizzato per le temperature piuttosto elevate, ma che nel complesso ha conservato un andamento regolare. Giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso svela tracce evolute. All’assaggio si mostra più fresco della 2009.

Note iodate e minerali marcano l’olfatto. Refoli di frutta matura seguono ad un secondo giro di calice. Potrebbe dirsi che esprime la tipicità olfattiva dei Fiano di Lapio. Opulento nel suo ventaglio olfattivo e verticale nell’assaggio. Buona chiusura di bocca leggermente ammandorlata.

Fiano di Avellino Rocca del Principe 2007
Un’annata caldissima che in parte ha ricordato la storica 2003, ma mai così estrema.

I toni più evoluti di frutta matura e succosa hanno preso il posto delle tracce gessose e minerali dei precedenti campioni. Sembra un salto all’indietro di tre anni per i sentori avvertiti. Esplosivo nei suoi refoli di papaia e mango. Al palato svela l’anima di un vino vibrante ma allo stesso tempo affascinante. Più si rotea, maggiore è l’ampiezza del bouquet. Iris, incenso, fiori di campo. Rotondo e sapido, morbido e armonico. Ogni spigolosità è solo un ricordo.

Fiano di Avellino Rocca del Principe 2004
La sua prima annata. Il millesimo dei suoi quarant’anni.

Riassaggiarlo è un’emozione, confessa Ercole. Una grande emozione traspare dai suoi occhi e dal tono della voce. E’ felice, e non fa fatica a nasconderlo. Il calice del ricordo, del suo inizio.

Giallo paglierino tendente al dorato. L’olfatto parla di miele di castagno, idrocarburi, ambra, mandorla nuda. All’assaggio è opulento, grasso e maestoso. Sapido, lungo e armonico. Un calice che quando venne realizzato, non fu creato per durare fino ad oggi, ma che stasera ha regalato l’ennesima dimostrazione della straordinaria capacità del Fiano.

Terzo round
Cru Tognano 2014

Una vigna di ben 25anni dalla quale nasce un vino che è immesso in commercio dopo due anni di sosta in cantina. 2700 le bottiglie prodotte.

Un cru, alla francese maniera che diversamente da tutti i calici sin qui assaggiati fa una malolattica parziale. Giallo paglierino che svela immediatamente la sua gioventù sia all’olfatto che al gusto. Racconta una grande potenza e un sorso ricco di energia. Un vino destinato a durare nel tempo … mas senza fretta di esser stappato.

Che dire? Ancora una volta il Fiano si è dimostrato un grande protagonista e Lapio uno dei suoi grandi terroir d’elezione. Un vitigno che parla di territorio dalla straordinaria personalità e rappresentatività. Certamente un alleato del tempo che chiede pazienza ma che, come un galantuomo, sa ricambiare con grande stile ed eleganza.

Le pizze  d’autunno di Giuseppe Pignalosa
Le pizze d’autunno di Giuseppe Pignalosa
Le pizze  d’autunno di Giuseppe Pignalosa
Le pizze d’autunno di Giuseppe Pignalosa

 

ROCCA DEL PRINCIPE
di Fabrizio Aurelia
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