La Borgogna di Madame Leroy -2. Il Domaine Leroy

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La mitica madame Lalou

Il precedente articolo sulla storia di Madame Leroy

Uscita dalla DRC, Madame Lalou si mise all’opera per acquistare un insieme di prestigiosi Terroir che rispecchiassero il più possibile la vera anima dei diversi comuni e dei diversi cru della Cote D’Or.
Il suo sogno non troppo nascosto? Rivaleggiare a pari livello con la produzione DRC.
E in particolare, riuscire a produrre un vino migliore di quello proveniente da La Tache.

Un Terroir d’elezione che glielo poteva consentire lo identificò con certezza: Richebourg!
Degustatrice impareggiabile, la più esigente e la più sapiente di Borgogna, realizzò il suo sogno. Assaggiare oggi un Richebourg Leroy è esperienza mistica per ogni appassionato. L’applicazione quasi integralista della Biodinamica, le rese infime in vigna, il savoir faire in cantina, la lunghissima esperienza maturata negli anni, hanno portato ad una visione architetturale del sapore e del profumo che ogni cru può esprimere. Preziosi valori propri ad ogni cru, imprigionati dentro ogni bottiglia.

Non importa se prodotti in poche centinaia di pezzi, o in poche migliaia per gli appezzamenti più grandi, comunque grandi vini identificativi di una filosofia che si esprima coerentemente ad ogni stadio, ad ogni età del vino.


Nove Grand Cru, dove ogni peculiarità è scolpita: Corton-Charlemagne (l’unico bianco Grand cru) , Corton-Renardes, Richebourg , Romanée-Saint-Vivant, Clos de Vougeot, Musigny, Clos de la Roche, Latricières-Chambertin, Chambertin .
Dalla potenza inaudita di un Corton Renardes al ricamo gentile di Musigny. Ancora un bouquet di fiori per Romanèe St.Vivant, oppure un virile e complesso Chambertin.
Otto i premier cru, due in Cote de Beaune : Volnay-Santenots Les Santenots du Milieu e Savigny-les-Beaune Les Narbantons, e sei in Cote de Nuits: Nuits-Saint-Georges Les Vignerondes, Nuits-Saint-Georges Les Boudots , Vosne-Romanée Aux Brûlées , Vosne-Romanée Les Beaux Monts, Chambolle-Musigny Les Charmes , Gevrey-Chambertin Les Combottes.

Richebourg Leroy '81

Ma è sui cru village, sui lieux dits, che salta all’occhio la differenza con la concorrenza. Vini di una piacevolezza estrema ed immediata come il Vosne Genaivrieres e lo Chambolle Fremieres, affiancano cavalli di razza come il Pommard Vignots o le singole espressioni di diversi terroir di Nuits St.Georges.
L’altro bianco del Domaine deriva dall’umile cepage Aligotè, spesso relegato al ruolo di bianchetto da osteria da mischiare con liquore di Cassis per farne un modesto kir-cassis, quello targato Le Roy è in grado invece di esprimere eleganza e finezza inusuale per la tipologia.

Si tratta della massima espressione complessiva odierna in Borgogna sul tema del pinot noir. E i prezzi, spesso scoraggianti sui premier cru e grand cru, possono inizialmente far tremare i polsi, ma alla fine di ogni degustazione nessun pentimento offusca la mente.


Il Domaine ha sede a Vosne Romanèe.

2-continua

GDF

21 commenti

  • giancarlo maffi

    (14 giugno 2010 - 12:08)

    bravo’ gardien. esplicazione semplice e chiara .

    qui l’unico problema e’ che bisogna iniziare a mettere da parte i soldini, perche’ il web ancora non ci fa percepire i profumi figurati il palato. io compio gli anni questo mese ….. vedi tu :-))

    ps: in poche e precise parole mi puoi dire cosa intendi per biodinamica quasi integralista ?

    • Il Guardiano del Faro

      (14 giugno 2010 - 12:33)

      Su cosa sia la Biodinamica e il pensiero Steineriano troverai tomi alti quattro dita e interi siti web che ti consentiranno di spaccare il capello in quattro sul tema, e quindi non lo voglio menare a nessuno su questo tema così gà approfondito in ogni dove.
      Ma oltre all’applicazione tecnica e manuale di ogni procedimento necessario perché sia certificata come Biodinamica una produzione vinicola diventa importante anche il pensiero del singolo individuo che si incammina in quella direzione.
      Vorrei riportare un brandello di dialogo su questo argomento.
      La domanda fu:
      “Madame, ma se le vostre parcelle coltivate in biodinamica sono così piccole e se attorno ad alcune di esse ce ne saranno sicuramente altre coltivate con chimica distruttiva non pensa che marginalmente ad esse la contaminazione sia inevitabile? “
      La risposta?
      “ No, la forza delle mie piante respinge anche la chimica degli altri! “

      Capito?
      La forza del pensiero…
      Quasi integralista perchè va anche oltre la tecnica applicata,

      Sai che non sono pochi a credere che molti produttori biodinamici facciamo comunque dei vini mediocri perché in fondo non credono intimamente a cosa stanno facendo ma semplicemente cavalcando una moda remunerativa…

      Le tue galline sono biodinamiche? :-)

      p.s. l’etichetta Richebourg che ha scovato Pignataro è ovviamente del periodo Leroy DRC che finì verso il 1989/1990, e fa capire quale “attaccamento” al marchio ci fosse da parte dei Leroy che indicavano in caratteri piccolissimi il mitico Domaine dominato ;-)

      • giancarlo maffi

        (14 giugno 2010 - 14:49)

        dunque…. le mie galline sono un bel casino. perche’ ci sono le dieci di LORENZO che vengono alimentate in segreto da LIBERO, il sommelier, che le porta anche a passeggio in spiaggia ed in borgogna. quelle mangiano uno strano pastone che comunque so contenere kamut ,pezzetti terminali di salumi di fornitori del ristorante del forte ed in stagione piselli di una piccola azienda biologica di torre del lago e naturalmente il latte di bufala del mio solito marchio di riferimento. delle mie mie non parlo anche perche’ insieme ad un grande ristoratore italiano stiamo studiando il caso : vogliamo arrivare a far si che l’uovo sia fatto da tuorlo e l’albume venga sostituito da un semiliquido che dovrebbe avere consistenza e gusto di una stracciatella di bufala…
        poi c’e’ la gallina spagnola , quella conosciuta a francoforte. ma lei ha una corsia preferenziale ed ultimamente viaggia a pizza ma solo quella di COCCIA o di GINO SORBILLO. gliele porta direttamente da napoli un amico ( suo mica mio ) molto cortese, che si chiude nel pollaio con lei per un’ oretta.

  • giulia

    (14 giugno 2010 - 12:56)

    tres intéressant Gardien, la Biodinamica è una filosofia difficile da far passare soprattutto al pubblico comune, sono certa che questa rubrica saprà essere di riferimento per gli appssionati de La France ma anche per i neofiti e gli “autarchicii” a tutti i costi:) Mien Compliments a Vous, come si fa a far diventare bodinamiche le galline di Maffi:)? lo so…… la sua forza intrinseca! la specie Maffi è unica :)

  • Angelo Di Costanzo

    (14 giugno 2010 - 13:08)

    Bellissimo articolo, profondo come la storia d’amore di Madame Lalou per la sua terra.
    Si commuoverebbero, a parte qualche accento (sti maledetti accenti!), anche i borgognoni più integralisti.

  • Lello Tornatore

    (14 giugno 2010 - 13:24)

    La storia di madame Leroy è indubbiamente molto avvincente,non riesco a ricordare nessuna donna della vitivinicoltura italiana che abbia avuto tale e tanto carattere da arrivare ad affermare “la forza delle mie piante respinge anche la chimica degli altri”. Certamente non è così, ma quello che conta è la convinzione con la quale questa grande donna persegue il suo obiettivo. La passione smodata nella produzione di vini che se la possano giocare alla pari, se non addirittura surclassarli,con quelli del suo ex Domaine, ne fa una donna unica, secondo me anche ” irripetibile”. Certo, insieme a tutto ciò, Madame Leroy deve essere stata dotata anche di un considerevole portafoglio! Perchè, caro guardiano del faro,al di là dell’impegno economico per gli investimenti immobiliari( I terreni), ” l’applicazione quasi integralista della Biodinamica, le rese infime in vigna, il savoir faire in cantina” sono tutti elementi che hanno costi di gestione altissimi che un neo-vigneron non può permettersi così facilmente senza un considerevole capitale iniziale!!! Il problema che si pone, ora,come dare la possibilità a chi ti legge di poter gioire di tali capolavori testandoli personalmente senza per questo dover sborsare cifre esorbitanti?
    Ti parlo naturalmente di gente comune come me, non di tipi che giocano con i Patek Philippe(non so manco come si scrive!) e comunque hanno cronicamente il braccino corto!!!

    • marco contursi

      (14 giugno 2010 - 14:29)

      Maffi braccino corto?GIAMMAI.Dai Giancarlo, dagli uno bello schiaffo morale e regala al buon Lello un Patek Philippe Nautilus e già che ti trovi ,restando in tema “marino”,regali a Me un bel luminor submersible che da tempo sogno di averlo.Ricambio con un bel “Grazie” e una cassa di dolcissimi pomodorini corbarini.Di più non posso, pur volendo. :-)

  • luigi Grimaldi

    (14 giugno 2010 - 13:32)

    Ma si può fare il parallelo Piemonte= Borgona e Toscana= Bordeaux? Ho come la sensazione che nl primo caso si riesca ad andare meglio incontro alle esigenze delle persone più colte mentre nel secondo si fa solo grande commercio, si cambia il prodotto a secondo di quello che chiede il mercato

  • ENRICO MALGI

    (14 giugno 2010 - 14:00)

    Fermo restando che Madame Leroy e DRC stanno alla Borgogna (e quindi al Pinot noir) come il compianto Jean Pierre Moueix sta a Pomerol nel Libournais bordolese col suo famoso Petrus merlottiano (appena 5% di cabernet franc in aggiunta), non pensa che ci siano altri grandi vini borgognoni? A parte qualche ottimo produttore della sottovalutata Cotè Challonnaise, tipo Michel Juillot col suo Clos des Barraults Premier Cru e Domaine Joblot che fa un ottimo Clos de la Servoisine Premier Cru, come dimenticare Dominique Laurent con i suoi due grandi vini chiamati Bourgogne AOC Premier Cru e Ruchottes-Chambertin Gran Cru, oppure il Domaine Tollot-Beaut con il Bourgogne AOC Rouge e poi Chorey-lès-Beaune AOC? E mi fermo qui, anche se si potrebbe continuare ancora. Aspetto una sua gentile e gradita risposta. Grazie.

  • Il Guardiano del Faro

    (14 giugno 2010 - 15:58)

    Si, gli argomenti non mancano mai quando si parla della Signora mito vivente della Borgogna storica e contemporanea, e non si può giustamente non finire sui temi economici , sull’aneddotica infinita che la circonda e sull’alone di non troppo celato snobismo che sottintendono certe affermazioni.

    Certo è che quando hai in mano la gerenza de La Romanée Conti per una cinquantina di anni, di cui almeno una ventina di continuo boom economico e speculativo, poi quando ne esci la liquidazione sarà tale da poterti permettere di mettere in piedi un Domaine di 22 ettari con questi criteri volti esclusivamente alla ricerca della massima qualità.
    Però non saranno le circa 50-60mila bottiglie del Domaine a giustificare la scelta di vivere parte dell’anno a Montecarlo (non credo solo per il clima…) ma anche tutto il lavoro relativo all’attività da Negociant, di cui si parlerà più avanti a dare un senso economico .

    Oltre a quella sulla biodinamica, altre affermazioni carine sono quelle relative all’assaggio di un raro Clos de Goisses rosè : “mais pourquoi mettre des bulles dans le bon vin?”
    “ Ma perché mettere delle bolle dentro un vino buono? “
    Oppure verso gli Chateau Bordolesi : “ Les melangeurs Parkerisè…”
    Verso Chalon o Chablis, che sempre Borgogna è e sempre monovitigno è, l’unico modo che per lei si possa intendere un grande vino, anzi, semplicemente “ c’est du bon vin” ma da cui prende le distanze perché lassù e laggiù è lo Chardonnay che marca il terroir mentre in Cote de Beaune de è il terroir che marca lo chardonnay.

    Enrico, si, ho visitato tre anni fa il Domaine Michel Juillot a Mercurey, ed è stata una bella sorpresa, anche perché tra i pochi a cavarsela nel complicato 2004
    Tra l’altro fanno anche un ottimo Corton Charlemagne e Corton rouge, che ovviamente hanno una marcia in più rispetto a cugini del Chalonnaise.
    Conosco relativamente anche altri che citi, il Negociant haut couture Dominique Laurent, parecchio irregolare ma quando ci prende, nei suoi magic casque trovi dei vini superbi .
    Così come l’eccellente qualità prezzo dei vini Tollot-Beaut . Tutta roba che si trova agevolmente anche in Italia, mentre non conosco l’altro che citi della zona di Chalon (Joblot) ma ho letto in giro che gode di buona considerazione e quindi mi impegnerò a cercarne qualche bottiglie.Merci!

  • Il Guardiano del Faro

    (14 giugno 2010 - 16:16)

    … dimenticavo, un ultima cosa per risponedere meglio a Lello:
    non serve essere ricchi per potersi permettere di bere i grandissimi vini, basta avere amici molto ricchi che ti stimano ;-)

    E in ultimo, è tra i miei propositi vendere il mio vecchio Patek Philippe e convertirlo in una cassetta di Leroy e chiudermi in casa un settimana con un cavatappi ed un bicchiere, il resto è superfluo.

    • Lello Tornatore

      (14 giugno 2010 - 17:41)

      Ti giuro non sapevo che tu possedessi un Patek Philippe, il mio riferimento era ad un comune amico!
      Ma visto che anteponi la cassa di Leroy all’orologio,appena l’avrai convertita fammi un fischio…

      • giancarlo maffi

        (14 giugno 2010 - 17:47)

        tu fai il vivaista, l’agriturismista, il vignaiuolo che basta e avanza.

        gli orologi lasciali a me , e anche qualcosa d’altro, please :-)

  • francesco.c

    (14 giugno 2010 - 17:08)

    Certo che siete partiti fortissimo ma adesso mi chiedo come si possa tenere questo livello.
    Per carità, meglio leroy di un mentecatto, però sono curioso di vedere il seguito ora.
    Una domanda: quanto costano in Francia i vini di Leroy? più o meno che in Italia?
    Grazie.

    • Il Guardiano del Faro

      (14 giugno 2010 - 19:50)

      Nel ginepraio dei prezzi non vorrei entrare. Per il seguito cercheremo di non deluderti.

  • Monica Piscitelli

    (14 giugno 2010 - 20:22)

    Molto interessante propongo di pubblicare il calendario delle uscite di questo approfondimenti perchè meritano di essere studiati con attenzione. Io cerco amico ricchissimo per berli. Ma intanto il blog si fa via via piu’ internazionale, bene!

  • ENRICO MALGI

    (14 giugno 2010 - 21:51)

    Grazie per la sollecita e precisa risposta al GdF, sempre attento e puntuale. Più di uno ha scritto che vorrebbe assaggiare qualcuno di questi vini borgognoni e non sa a chi rivolgersi. Ebbene state tutti tranquilli, perchè alcuni di essi li posso mettere a disposizione di tutti gli aficionados di questo blog. In modo particolare ho in cantina alcuni dei sei Grands Crus dei vigneti di Vosne-Romanée, contrassegnati da ottime annate come la 1990 e la 1996. Li ho comprati da Fauchon a Place de la Madeleine a Parigi. Quindi fatevi sentire e poi vedremo… Naturalmente la mia fornitissima cantina non ha solo queste bottiglie, s’intende…

    • Lello Tornatore

      (14 giugno 2010 - 23:39)

      Enricooooooooo, dove seiiiiii? Aspettiamo tue notizie a …bocca aperta!!!

  • ENRICO MALGI

    (15 giugno 2010 - 14:36)

    Mi sarei aspettato un plebiscito di adesioni al mio invito di degustare questi nettari borgognoni e invece ha risposto soltanto Lello Tornatore. Ebbene, allora ho deciso: inviterò a breve soltanto lui e pochi altri. Luciano Pignatatro, naturalmente, che gentilmente ci ospita sul suo blog e poi Mauro Erro, col quale ho scambiato appena qualche impressione sul vini della Champagne e, ovviamente, qualche gentile signora di questo entourage, perchè noblesse oblige… Ciao.

  • breg

    (18 giugno 2010 - 15:49)

    Lo Chambolle della prima foto è stato il compagno del miglior piatto che abbia mai assaggiato al Louis XV di Montecarlo. Mi hai riportato alla mente il ricordo….

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