La Caprense piazza il poker a tavola

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14 luglio 2001

Il più famoso champagne della terra, quello della maison Krug, sbarca al Quisi bar e Capri torna ad essere capitale del vino. In attesa dell’ennesimo avvenimento creato da Gianfranco Morgano, che conferma il Quisisana come presidio enogastronomico nazionale e internazionale, possiamo provare a degustare i prodotti dell’agricola La Caprense (via Marina Grande, 203 A, telefono 081 8376835), una delle due aziende che opera nell’isola (l’altra, di cui abbiamo già parlato, è la vinicola Tiberio ad Anacapri), fondata da un pool di imprenditori locali stanchi di bere vinelli sciocchi dalle brocche di ceramica. Due rossi e due bianchi, stimati dai critici, che ben si adattano ai ravioli capresi e alla cucina di pesce (appena scottato). Dal Piedirosso nascono il Solaro (Rosso Capri Doc), e il Ventroso. In questo caso le uve fermentano in piccole botti di rovere. Chi lo ha detto che nelle nostre isole non si possono fare dei rossi buoni e competitivi? Entrambi, il Solaro e il Ventroso, mantengono in bocca le promesse fatte al naso e confermano la piccola grande rivoluzione in corso nell’isola di Tiberio. Quanto ai due bianchi, li riteniamo decisivi sui ricci di mare crudi. Il Bordo Capri è ottenuto da un blend di uve, tutte comunque autoctone, mentre il Punta Vivara, considerato il top wine della giovane azienda, è fatto di Falanghina, Greco e Giunchese. Insomma, anche a Capri è finita l’epoca del finto folk, del tremendo vino spacciato per locale e rifilato ai turisti formato spaghetti e vongole più fritturina. Un prototipo forse eterno, ma che sicuramente non fa più tendenza, un ricordo di quel passato che volentieri abbiamo tutti dimenticato. Oggi nelle trattorie e nei ristoranti dell’isola di Tiberio è finalmente possibile esibire con orgoglio anche le etichette locali, senza per questo fare cattiva figura.