La Guida delle Pizzerie di Napoli su Apple Store, internet e i nuovi mercati. Ma anche Masnaghetti e Intravino

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Guida alle migliori pizzerie di Napoli su iPhone e iPad

La prima guida delle pizzerie di Napoli nasce solo per chi usa iPhone e iPad. Perché questa scelta?
Chi è napoletano e campano sente ripetere sempre la stessa domanda qualche minuto dopo che si è presentato: dove si mangia la migliore pizza a Napoli? La cosa bella è che non è facile rispondere in modo insindacabile perché esistono diversi stili di pizza e diverse propensioni del palato. La guida messa a punto da Monica cerca di dare questa risposta: le migliori pizzerie con indicazioni specifiche. Come capita ai pastifici artigianali, ciascuno è specializzato in qualcosa. Qui meglio la margherita, lì meglio la marinara.

 

Si fa un gran parlare di pizza. Perché?
La pizza è moderna, nasce non a caso in città per chi lavora e non può rientrare a casa. In più è veloce, costa poco, mantiene un fascino ancestrale perché viene cotta in un forno a legna e lascia ampio spazio alla creatività in quanto prodotto artigianale e irripetibile. Lo stesso pizzajuolo non fa sempre la stessa pizza. Proprio come il caffé, i primi non soddisfano mai come quelli ottenuti da una macchina che ha lavorato un po’. Inoltre costa poco e in questo momento di depressione la gente ha bisogno di tornare alla semplicità e alla immediatezza. Vale per la riscoperta dei valori etici dopo l’incredibile abbuffata di minchiate anni ’80-’90 in cui l’ideologia della destra ha riportato tutti nella legge della giungla, del più forte, della mancanza di regole e della licenza di rapina. Vale per il cibo che torna alla essenzialità e alla certezze della tradizione elaborata e condivisa.

Ma davvero la pizza è sempre la stessa?
La pizza sì, i pizzajuoli invece si stanno rendendo conto che bisogna muoversi in modo moderno per non perdere il passo. Proprio come è successo ai ristoratori una ventina di anni fa: nuove domande esigono artigiani capaci di uscire dal folklore e che studiano lievitazione, prodotti e avviano nuovi modi di comunicare. Questo non è facile a Napoli perché come tutte le città dal grande passato, vedi Firenze o Venezia, è spesso prigioniera di un provincialismo rovesciato. Si ha la sensazione di stare sempre al centro di qualcosa mentre il mondo ha preso un’altra direzione. Questo per dire che spesso i napoletani, di tutti i ceti sociali, non sentono il bisogno di comunicare oltre San Giovanni a Teduccio, difficilmente sanno collocare Taurasi piuttosto che Controne e che purtroppo non si rendono neanche conto invece quanto sia essenziale farlo. Per fortuna la tv e soprattutto internet stanno cambiando le cose e la percezione di se nel mondo.

 

linotype

Un dinosauro nato nell’era cartacea. Come si cambia pelle?
Vero, quando entrai al giornale era appena in corso la trasformazione dal caldo al freddo, il fax fu accolto come una diavoleria e la trasmissione foto avveniva su un rullo. Non erano certo bei tempi! Non rimpiango il piombo e non avverto la sua poesia: mi ricorda il cancro. La stampa è stato un grande strumento di modernizzazione e accelerazione della cultura. Impossibile pensare all’Illuminismo senza la nascita dei libri moderni disponibili a tutti, il sapere sottratto agli scribi. Ma vivere nel feticcio dello strumento significa essere destinato ai tarli mentre sei ancora in vita. Internet è rapido, veloce, ti aggiorna, ti rimette in gioco. E’ bellissimo, purché non si resti vittima anche in questo caso, del feticismo fine a se stesso.

Cioé?
Spesso la critica al cartaceo nasconde solo la volontà di nuovi gruppi, di potere e generazionali, di farsi largo, conquistare spazio. In realtà le regole di lavoro professionali restano sostanzialmente le stesse con particolari accorgimenti. Ma dal punto di vista del consumatore finale fuori dal circo, internet non ha risolto il nodo della questione, l’indicizzazione e la gerarchizzazione dello scritto. Ecco perché le guide sopravvivono e sono ancora comprate da migliaia di persone dopo tanti anni di diffusione della rete, dove persino in Italia si è superato il 50% di uso internet tra la popolazione. C’è poi un dato storico molto preciso che sinora nessuno ha evidenziato: la rivoluzione enogastronomica italiana ha conosciuto il suo nadir quando la carta era ancora l’unico strumento di comunicazione nella cerchia degli appassionati mentre internet prende il sopravvento in una fase di ripiegamento sociale ed economico. In poche parole, mancano gli editori che pensano seriamente di investire su questo strumento perché non ci sono i soldi e le disponibilità degli anni ’90. Il sapere dunque si disperde in mille rivoli, alcuni autorevoli, altri divertenti, la maggior parte diaristici e il consumatore, l’appassionato, non ha quella risposta immediata alle sue domande base: chi, dove, quanto, perché, come.
Paradossalmente Trip-advisor è il vero nemico delle guide cartacee, i blog che le combattono e le criticano invece le alimentano e le tengono in vita.

Luoghi comuni insopportabili
“Quelli della carta”, “Quelli del web”. Può sembrare incredibile detto da me, ma nella polemica Intravino-Masnaghetti hanno sicuramente ragione Cossater e Morichetti. Non si può avere un atteggiamento di sufficienza, gridare alla lesa maestà per una frasetta su Veronelli. Sbagliato non usare il 2.0 per confrontarsi direttamente: se non reputo degno di replica qualcuno o qualcosa non ne parlo, ma se scendo in polemica non posso restare nel mutismo del mio fortino sicuro dove nessuno viene a rompere la mia sacralità. A parte che l’argomento più forte contro la tesi di Masnaghetti non è stato ancora usato e lo faccio io adesso: Veronelli oggi vive soprattutto grazie al web dove è ricordato di continuo, a differenza dei giornali e della tv. Bisogna argomentare, entrare nel merito, criticare, sostenere le proprie tesi e, soprattutto, evitare frasi tipo “quelli del web” che sono il contraltare al giovanilismo stanco “quelli della carta”. Battersi per creare una gerarchia di qualità nel web anche se è molto più difficile perché la carta aveva bisogno di soldi e di editori e viveva di posizioni consolidate mentre la rete ha accesso gratuito, chiunque può aprirsi un blog e imporre il proprio punto di vista. Ma  proprio questo per me è il bello: prenderle e darle. Altrimenti è solo uno scontro tra quasi quarantenni e post cinquantenni, dai trenta in giù questa tematiche hanno lo stesso valore della diatriba tra destra e sinistra hegeliana che infervorò l’800. Vedo la mia nipotina di cinque anni lasciare la tv e dirigersi sul Mac e poi leggere il libro di favole: un gesto che vale diecimila post.

 

Pizza Blog di Gino Sorbillo!

Ma l’applicazione iPhone-iPad sulla pizza napoletana a quale esigenza risponde?
Alla necessità di indicizzazione. In fondo si paga questo, mentre la rete è gratuita. Si paga cioé il lavoro sul campo reale e non virtuale, a sua volta sottoposto al giudizio di chi lo acquista. Questo lavoro giornalistico professionale ovviamente ha un costo come tutte le guide. Altrimenti ciascuno di noi dovrebbe impiegare molte settimane di ricerca in rete, su carta e di verifica personale per rispondere alle domande chi, dove, quanto, perché, come e raccogliere 46 indirizzi affidabili, testati da una esperienza pluridecennale, con la storia e tutte le utility annesse (geolocalizzazione, prenotazione diretta, anagrafica, posti da vedere vicino, specialità da provare, lista dei vini e delle birre). Con 1,59 euro ogni problema è risolto.

 

Apple store

Il futuro delle guide è dunque l’App?
Presto per dirlo. Certo è la prima volta che si parte da qui per arrivare al cartaceo e non viceversa. Noi riteniamo che siano due pubblici completamente diversi. Lo scarso successo delle guide in App sinora è dovuto al carto-centrismo: invece di farti spendere, poniamo, 20 euro per la guida cartacea, te ne chiedo 6 o 7 per app. Secondo noi è sbagliato: le app navigano tra la gratuità e prezzi che difficilmente superano un euro (ossia quasi un dollaro e mezzo), è con questo che bisogna confrontarsi. Chi compra su Apple vuole informazioni utili, rapidi, veloci, sincere e sicure. Chi compra la guida vuole leggere: sono due strumenti che hanno in comune solo lo stesso oggetto. Ma usato in modo completamente diverso. Dunque non serve riprodurre tout court lo scritto cartaceo in App, bisogna pensare diversamente il materiale altrimenti si fa la fine di chi scannerizza le pagine del libro sul proprio spazio rete.

Perché non su Android?
In italiano siamo andati dove al momento c’è la maggiore concentrazione di tablet. Entro l’anno faremo la versione in inglese: puntiamo dritti anche su Android, non c’è dubbio.


 

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