La Guida Michelin: le origini della Rossa. In attesa dell’edizione Italia 2011

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Tutte le edizioni della Guida Michelin Francia collezionate al Ristorante Pic di Valence

– del Guardiano del Faro –

Tra breve arriverà in libreria l’ennesima edizione della Guida Michelin Italia, per alcuni l’unica vera Bibbia gastronomica, per altri più semplicemente una grande miniera di indirizzi e numeri di telefono, per altri ancora la scusa annuale per una polemica infinita, per tutti l’irrinunciabile termine di paragone quando si parla di turismo e di ristorazione di qualità.

 

Fu all’inizio del 1900 che finalmente venne coniata una definizione tuttora valida per definire il termine Turismo e cioè: l’insieme dei principi che regolano i viaggi di piacere.

E fu proprio nel 1900 che gli “autisti” francesi delle prime vetture (censite in 2987 esemplari sul territorio francese) si videro offrire gratuitamente un piccolo libretto di 400 pagine con la copertina rossa che conteneva già tantissime informazioni : stazioni ferroviarie, uffici delle Poste, del telefono e del telegrafo, medici e farmacisti, meccanici e benzinai, e gommisti ovviamente , collocati in almeno 2000 località di cui veniva fornito anche il numero di abitanti residenti.

In queste condizioni, dove incrociare un’altra automobile su una statale francese poteva essere paragonato ad un avvenimento da raccontare ai figli, sembrerebbe abbastanza azzardato mettersi a produrre 35.000 copie di un opera, che tra l’altro non sarebbe andata in vendita ma semplicemente offerta.

Quella non è ancora l’ epoca per riferimenti gastronomici, ma il lettore comincerà a conoscere indirizzi di hotel sconosciuti e a sbrigarsela da solo in caso che l’auto andasse “en panne”  oppure dove dirigersi per un cambio di gomme, Michelin ça va sans dire.

Certo che la lungimiranza non mancava ad André Michelin, che ovviamente non poteva  però  immaginare di aver realizzato il più grande colpo di marketing del secolo scorso, partendo dal  solido convincimento che l’automobile avrebbe certamente caratterizzato tutto il 1900, e non si sbagliò.

Nei primi anni a seguire il formato della guida s’ingrossò e l’attenzione verso un buon letto e una buona tavola fu messo in maggiore  evidenza,  le prime stelle apparvero, ma definivano la categoria di prezzo e non ancora di qualità. Importante anche lo spazio destinato alle “mappe” e cartine delle città che sono 13 nel 1900 e diventeranno 81 già l’anno dopo. Oggi saranno oltre cinquecento o seicento e possono sostituire ogni tomtom una volta arrivati sur place.

Ottima anche l’idea messa a frutto nel 1909 ,  quando appare  una fiche dove i lettori potranno inserire le loro informazioni e i loro giudizi e rinviarli alla Direzione della Guida, coinvolgendo intelligentemente sempre più persone all’ampliamento del progetto, mentre è del 1911 l’entrata in scena del Bibendum, che tra breve potrà quindi festeggiare il suo felicissimo centenario. Cambia look e atteggiamento, ma sempre Bibendum resta !

Precedentemente al primo conflitto mondiale la Guida comincia a definire le categorie degli hotel e ufficializza la decisione di non accettare più pubblicità esterna dal1908, rimane solo l’inserzione dell’Hotel Crillon per altre tre edizioni, edizioni che però non recensivano ancora gli hotel parigini. Poi ci fu la pausa nel grande conflitto e il ritorno con alcune novità, compresa la messa in vendita dell’opera annuale e non più omaggiata come in passato. Qui c’è da ricordare il famoso aneddoto secondo il quale  André Michelin entrando da un meccanico vide la “sua” Guida gettata in terra e utilizzata per bilanciare un tavolo zoppo su cui lavorava il maldestro meccanico, che così avrebbe provocato la celebre frase : la gente non apprezza e non da valore a quello che non paga, ma il concetto e la frase originale sarebbe ancora più tagliente : Faire payer au client notre pubblicité .

Questo fatto, pare  provocò anche la rinuncia  della pubblicazione dell’edizione 1921, che rimane l’unica mancante del secolo scorso sugli scaffali dei collezionisti,  oltre a quelle più comprensibilmente annullate per cause belliche.

Sarà nel 1923 che il lettore troverà l’indicazione di ristoranti che fanno della buona cucina, evidenziati con  i tre simboli a scalare… Asterischi? Losanghe?  Stelle? Macarons?

Simbologie e significati si accavallarano per quasi una decina d’anni creando abbastanza confusione finchè la definizione di Etoile Michelin si concretizzò prima sul territorio nazionale nel 1932 e in seguito  si completò con la rassegna allargata alla capitale nel 1933.

Le definizioni sono già nel 1933 quelle che conosciamo : *** la tavola vale il viaggio, ** la tavola vale un deviazione, * una buona tavola sul vostro cammino.

Dommage per l’ideatore del progetto iniziale, André Michelin, che morì nel 1931 senza così poter assistere all’assegnazione e alla promozione dei primi 23 ristoranti Tre stelle Michelin, o come codificato in Francia , trois macarons.

La copertura tristellare è già molto attenta a non tralasciare una sensibilità geopolitica mai abbandonata,  ma è sostanzialmente forzata a riconoscere da subito l’immenso giacimento di grandissime tavole esistenti già dai primi anni ’30 sull’asse Parigi-Mediterraneo , molti nomi sono ancora attuali, anche se ovviamente le generazioni o alcune proprietà sono cambiate.  A Parigi Troviamo Lucas Carton e Tour d’Argent , Plaza Athené e George V . A Lyon La Mere Brazier, a Saulieu La Cote d’Or, a Vienne La Pyramide,  a Valence una certa famiglia Pic. Insomma, sembra ieri.

Da Georges Blanc c'è quest'armadio con retina da gabbia di pollo che oltre a contenere tutte le edizioni, aggiunge le targhe commemorative del primo ingresso in guida, del conferimento della seconda e terza stella.

Ci sarebbero da raccontare ancora altri mille episodi, aneddoti, e pezzetti di storia che hanno marcato il secolo che diede vita al turismo così come lo intendiamo oggi.  Qualche anno dopo il secondo dopoguerra la Guida si allargò progressivamente a diversi paesi europei e in questo secolo ha varcato anche gli oceani in direzione Stati Uniti e Giappone.

L’utilizzo di simboli invece delle parole che la rese internazionale e universamente comprensibile,  il cumulo di simboli sempre più ricercato, poi la sentita necessita di ” prendere la parola” , poi la ricerca ambigua di differenziare gli esercizi fermi e assuefatti da quelli in crescita.

 Molte cose sono cambiate, non tanto nella comprensibile attualizzazione delle informazioni necessarie al moderno turista, ma quanto all’approccio diverso dal punto di vista politico-economico, perché la pubblicità esterna è tornata a far capolino tra le pagine e perché il punto di vista si è più spostato a difesa del ristoratore piuttosto che dell’utente, posizione discutibile quanto comprensibile in considerazione del pesante momento di crisi che affligge il settore.

Tutto prevedibilmente discutibile,  come al solito partirà l’annuale tiro al piccione, o come agli uccelli migratori,  per poi rientrare tutto nell’accettazione, perchè poi tutti noi quando saremo in viaggio e ci troveremo nel bisogno immediato di una informazione o di un indirizzo, queste informazioni le andremo a cercare in quella maledetta rossa. Ma dove sarà andata a finire stavolta? Quasi sempre sotto un sedile o sul lunotto posteriore, no, nella tasca laterale alla portiera o nel cassetto porta oggetti. E una volta ritrovata, e  quasi sempre trovando dentro di essa la soluzione al nostro piccolo o grande problema di viaggiatori non potremmo che essergli ancora una volta riconoscenti ,  dovendo con piacere o a malincuore  riconoscere   la definizione di Wikipedia  : La Guida Michelin rappresenta il maggiore riferimento mondiale per la valutazione della qualità dei ristoranti e degli alberghi sia a livello nazionale che internazionale.

 

gdf

 

8 commenti

  • roberto

    (1 novembre 2010 - 19:26)

    Perchè strano sistema di verifica? Se va bene ai clienti che rispondono ai questionari e agli ispettori… se non ti sta bene scrivigli anche tu , credo accettino anche questionari in bergamasco :-)

    • Vignadelmar

      (1 novembre 2010 - 20:34)

      Potrebbe scriverla persino in francese…..

      .

      Ciao

    • giancarlo maffi

      (1 novembre 2010 - 20:34)

      perche’ strano ? semplice , si chiama lobby in inglese e bufala in italiano . te la devo spiegare ? non credo . un loro estimatore , dotato di un certo seguito e di 4 soldi, acquista 50 guide michelin e spedisce alla michelin l’ambaradan ,con timbri di varie città , magari anche straniere. quante pensi che ne ricevano su un ristorante come il soriso : migliaia ? asini che volano ?

  • roberto

    (1 novembre 2010 - 20:52)

    Quindi basterebbe questo secondo te? … è più complicato, più complicato .
    Non fare l’ingenuo e non renderti falsamente ridicolo, puoi far di meglio che dissaporare un sorriso :-)

    • Vignadelmar

      (1 novembre 2010 - 23:13)

      Dissaporare…………………

      io dissaporo
      tu dissapori
      egli dissapora

      D’Annunzio dei tempi moderni

      .

      Ciao

    • giancarlo maffi

      (2 novembre 2010 - 05:46)

      bene , professor le pneu . allora perchè non ce lo spieghi tu come funziona. cercheremo di di-sbrigarci fra algoritmi e resistenze elettriche :-)

      • roberto

        (2 novembre 2010 - 09:04)

        io faccio il consulente, non il benefattore ;-)

  • gianni revello

    (2 novembre 2010 - 11:18)

    Tutte le volte che vado in una città che non sia quella in cui risiedo cerco di ritagliarmi un po’ di tempo per visitare una qualche grande libreria. Nel corso degli anni un po’ di occhio me lo sono fatto. Ebbene, nelle librerie che frequento abitualmente o che visito più sporadicamente, a proposito della rossa negli ultimi tempi osservo che le pile che arrivano ad ogni nuova edizione mi sembra fatichino sempre di più ad essere smaltite. Sulle vendite non so in quale modo e quali dati reali ci siano forniti, ma la percezione che ho è che il numero di copie vendute, come d’altronde quelle di molte altre cose in questi ultimi periodi, sia in calo. Fenomeni che si associano a mutamenti epocali e che difficilmente invertono la loro tendenza. Tutte le cose che incontrato il loro mercato hanno un inizio, a volte anche glorioso, hanno poi una crescita, una fase conservativa, cui segue un calo e una fine. Un discorso che nel nostro caso viene prima del certo discutibile, come quello di ogni cosa si spera, contenuto, e che deve far pensare al fatto che i canali di comunicazione stanno cambiando e cambieranno sempre più. Il know how acquisito negli anni non potrà essere pari pari trasferito in rete, lì inevitabilmente più o meno si diluirà. Da ultimo, bella la storia, l’avevo letta sul libro di Greenfields del 2000, ma le immagini dell’articolo del gdf, dalla prima all’ultima, invece che a una proiezione al futuro fanno più pensare ad una ‘operazione nostalgia’.

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