La libertà di chiamarsi Michelin: da Scabin alla festa in concessionaria

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Guida Michelin 2016, la schermata fatidica di Scabin
Guida Michelin 2016, la schermata fatidica di Scabin

di Bruno Petronilli

Rimane per me un mistero come la Guida Michelin riesca, ogni anno, a far parlare di sé con un’enfasi mediatica così spaventosa. L’edizione 2016 è stata oggetto di ogni sorta di commento, nessuno si è sottratto al compito (neppure il sottoscritto). Dopo aver letto decine di resoconti, più o meno convincenti, alcune dovute considerazioni: la levata di scudi contro il declassamento di Davide Scabin è stata impressionante, cominciata con quel “Nooo” corale che i molti giornalisti (uniti ai numerosi affini della comunicazione gastronomica) hanno intonato all’unisono la mattina della presentazione. E’ apparsa una slide, affilata come una ghigliottina, e zac: una stella in meno al povero Scabin. A parte la discutibile scelta dei colori di quella fatidica schermata (e di tutte quelle proiettate), con quel giallo fastidioso su sfondo violaceo che confondeva la vista e, nella concitazione, faceva sparire il simbolo stellato, aizzare l’ira funesta del Pelide Achille (cioè tutto il mondo della critica gastronomica nostrana) è stato il primo colpo da maestro della Rossa per eccellenza. In un’edizione della Guida priva di sussulti, senza terze stelle assegnate, ci voleva la notizia e la malinconica sentenza sul Combal.0 è stata la “notizia perfetta”. Bravissimi.

Entrando nel dettaglio è difficile sostenere se Davide Scabin meritasse oppure no di vedersi sfilata una stella, perché bisognerebbe entrare nella mente (e possedere le chiavi di lettura dei meccanismi decisionali) di Sergio Lovrinovich & C. Un compito assai arduo, forse impossibile. Si può solo urlare al mondo il proprio disappunto o la propria approvazione. Nessuno sembra essersi scandalizzato per l’assegnazione delle nuove stelle (in maggioranza a giovani e valenti chef), quindi qui tutto bene. Qualche perplessità sulla mancata assegnazione di due stelle a Baronetto (concordiamo), malinconia per la perdita della stella al Trussardi alla Scala, soddisfazione e consensi a Milano per Armani, Tokuyoshi, e soprattutto Seta (“ma stanno già a due e mezzo” …). Campania e Venezia sugli scudi. Nessuna stella a una pizzeria: nell’intervista a Lovrinovich su Identità Golose una spiegazione decisamente poco convincente lascia il tempo che trova, poi in un articolo successivo a firma di Paolo Marchi il responsabile delle Guide Michelin mondiali Michael Ellis afferma esattamente il contrario e quindi aspettiamoci novità in futuro (immaginiamo che sia più influente Ellis che Lovrinovich, oppure no?).

Guida Michelin 2016, la festa
Guida Michelin 2016, la festa

La presentazione della Michelin 2016 si è svolta in una famosa concessionaria di auto, grande come una cattedrale, che del simbolo stellato ne ha fatto un mito. Simpatica coincidenza. Ma nessuno dei presenti ha sorriso ricevendo l’invito (peraltro con l’indicazione del giorno errata), essendo quel popolo abituato all’eleganza e alla comodità del centro storico, non alla gelida bruma della periferia milanese lontana e difficile da raggiungere. D’altronde l’ufficio di Lovrinovich è lì a due passi, ma la scelta è stata certamente legata a interessi economici, afferriamo il concetto. Comprendiamo meno la scelta della location della serata, ovvero la stessa. Sul palco un gruppo musicale ha suonato a decibel alti una sequela di banali canzoni per tutto il tempo, impedendo il chiacchiericcio fluido e chiaro dei molti astanti ancora avidi di pettegolezzi. Ai lati dell’agorà automobilistica i tavoli degli chef stellati chiamati a confortare gli animi: Giancarlo Perbellini, Davide Oldani, Gianni Tarabini, Giorgio Damini, Massimo Spigaroli, Pino Cuttaia e Gennaro Esposito. E’ proprio la proposta di quest’ultimo (Millefoglie di Seppia e Sauro con Zuppetta di Sedano, Tartufi di Mare e Colatura di Alici) ha ricordarci una mano stellata all’opera. Conclusione della serata con l’estrazione dei premi: all’ingresso a ognuno degli invitati è stato consegnato un biglietto, ma cosa ci sia in palio lo sapremo solo a fine serata. Un buon metodo per impedire un’emorragia repentina e fulminea della maggior parte di noi: “rimaniamo, chissà che avranno messo in palio, una Mercedes come minimo”. Parte l’estrazione: i premi sono una magnum di champagne, una macchina per il caffè, una confezione di 5 (dico 5) bottiglie di Brunello, una lezione di cucina alla Metro, una cena per due da Oldani. Non abbiamo vinto, per fortuna.

Guida Michelin 2016, il piatto di Gennaro Esposito
Guida Michelin 2016, il piatto di Gennaro Esposito

La dicotomia tra una serata tipo “ricchi premi e cotillon” di fantozziana memoria (mancava giusto il Maestro Canello “Ritmo, ritmo, che finiamo prima”) e il prestigio abbacinante che questa benedetta Guida rappresenta nell’immaginario collettivo di tutti è stata assolutamente stridente.

Guida Michelin 2016, la festa
Guida Michelin 2016, la festa

Perché? La risposta è semplice: la Michelin non fa parte del nostro mondo critico (tradizionale cartaceo o web che sia). Non si espone, non partecipa, non condivide. Sentenzia e basta. Ma agli chef serve la stella, è indubitabile: “Ti aumenta il fatturato del 30%”. Poi magari la danno anche ad uno che è trapassato da mesi, ma sono minuzie di piccoli errori editoriali. Come rimane incomprensibile l’atto di sfogliare la Rossa e trovare luoghi e città dove l’istantanea della ristorazione è una polaroid sbiadita degli anni ‘70 (esempio la mia città, Perugia). Vorrei inoltre incontrare chi ancora sceglie la Michelin per prenotare un albergo o si fida delle forchette. Confessiamolo, conta solo una cosa: la Stella. E’ qui il capolavoro della Michelin, un capolavoro di comunicazione straordinario. Nonostante il filmato proiettato alla presentazione tratto da il Sapore del successo, la cui enfasi artefatta è sembrata decisamente superflua, ne siamo tutti convinti. L’invidia per quell’immarcescibile potere non scemerà mai.

3 commenti

  • marco

    (17 dicembre 2015 - 19:58)

    Ecco appunto l’invidia per il potere non scemerà mai…..ma di cosa vogliamo parlare della collezione di barzellette della guida de l’espresso ?? Ad oggi la rossa resta l’unica guida ancora credibile.. Buone feste

  • gdf

    (17 dicembre 2015 - 20:48)

    Una fidanzata scontrosa dai capelli rossi; sembrava persa durante la glasnost, ma ora, con cautela, superando il tranciante, perché no? in fondo siamo sempre stati amici quando non amanti

  • gdf

    (17 dicembre 2015 - 22:59)

    Cattiva, cattiva … se sei rossa o sei cattiva o sei irlandese: ah, così mi piaci, tirami i capelli, nascondi, esci fuori, sparisci, fai finta di non conscermi, sei proprio una rossa , devi tornare ad essere trinciante, come un coltello definitivo. J’adore

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