La magia del vero Brunello

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Biondi Santi 1998, Excelsus 1999

Nel duro scontro tra tradizionalisti e modernisti c’è stato un ribaltamento repentino delle posizioni, prima grazie alla critica più rigorosa nel cercare vini tipici e diversi, poi per le conseguenze delle inchieste giudiziarie a Montalcino. La sostanza della ipotesi accusatoria verte sul tipo di uve utilizzate per fare il Brunello: solo Sangiovese o anche, vietate dal disciplinare, Merlot e Cabernet Sauvignon. La conseguenza curiosa di questa vicenda, che rischia di avere pesanti ripercussioni su tutto l’areale, è nel fatto che proprio negli Stati Uniti, per il cui mercato sono stati costruiti in questi anni vini morbidi e concentrati, la richiesta di verità è perentoria, sino alla compromissione della storia d’amore tra il più famoso rosso toscano e il mercato più importante del mondo. Ma come, ti cambio il mio vino perché lo richiede il tuo gusto e poi me lo bocci? Già, ma il punto è nell’aver mentito, nell’aver cioé venduto di poter fare un rosso di stoffa internazionale con solo uve Sangiovese ed è questo senso di tradimento che il mercato non può digerire, la sensazione di essere stati beffati. Per tradurre questa disputa in termini sportivi si potrebbe porre questo quesito: fare vini capaci di correre i cento metri, ossia da consumare subito o nel giro di poco tempo, oppure in grado di correre la maratona senza fiatone? Con alcuni amici abbiamo fatto un piccolo gioco, mettendo vicini Diavolo e acqua santa, il Brunello 1998 di Biondi Santi e l’Excelsius 1999 Banfi, l’azienda sul banco degli imputati per il Brunello, qui però con Cabernet e Merlot più che dichiarati: urlati. Tradizione e modernisti a confronto con un risultato chiaro, sin troppo evidente. Il rosso a vocazione internazionale, concentrato e cupo, intenso e persistente, dopo aver raggiunto un livello, più che piacevole, si rivolgeva in maniera monocorde al naso. Ben diversa l’esperienza del Brunello, scarico con mitica unghia arancione che a me scalda il cuore, una trama narrativa olfattiva infinita, profonda, varia, frutta, spezie, sentori terziari, la nitida freschezza tipica dei Brunelli pensati da Franco Biondi Santi, assoluta abbinabilità alla sella di coniglio con i suoi fegatini a polpettina preparati da Francesco Sposito a Taverna Estia. Si dice che il tempo sia galantuomo, ed è così anche con il vino, perchè il tempo scarnifica progressivamente il lavoro in cantina lasciando parlare l’annata. E pensate che i due millesimi vedono sicuramente il 1999 rispetto al 1998, sicuramente meno elegante. Un Biondi Santi è per sempre.