La Mia Africa al Lido di Camaiore

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Tramonto a Camaiore

di Fabrizio Scarpato

La mia Africa, un tramonto e la corteccia sensoriale secondaria scombussolata.

Karen Blixen e Denys Finch-Hatton sorvolano la savana su un piccolo aereo: una grandezza e un punto di vista inedito, sconosciuto della loro Africa. Lei allunga la mano all’indietro, lui la afferra stringendola. Ha visto coi suoi occhi, Karen, il cuore gonfiodi felicità.

Lo stimolo sensoriale forma un elemento unico, inscindibile, con l’emozione di cui si è tinto: due ricercatori italiani, il cui lavoro è apparso su Science, hanno dimostrato sperimentalmente che le sensazioni e le emozioni ad esse collegate vengono immagazzinate in un’area evoluta e sinora sconosciuta del nostro cervello, la corteccia sensoriale secondaria. La teoria capovolge la prospettiva per la quale tutte le nostre sensazioni emotive erano concentrate nella amigdala: il sistema limbico, forse, riuscirà a farsene una ragione.
Streep e Redford volano sulle ali di una melodia bellissima, aperta e sospesa: quella musica è facilmente riconducibile ad un senso di grandezza, di smarrimento, forse anche di caducità. Basta ascoltarla: anche in bicicletta, se per caso ti trovi a scollinare planando su un mare a strapiombo e il dio delle compilation ti mette nelle orecchie e nel cuore, lì, in quel momento, quelle note da pelle d’oca.
Nei ricordi la componente sensoriale prevale sulla componente emotiva: questo potrebbe spiegare come mai una madeleine è capace di rievocare la nostalgia dell’infanzia in Proust e non avvenga mai il contrario. A ben pensarci, allo stesso modo e più modestamente, anche un gelato biscotto, nipote del Camillino Eldorado, mi riporta indietro nel tempo. I cinque sensi si legano di volta in volta alle rispettive emozioni e trovano collocazione in cassetti della memoria che si riaprono nel riassaporare un gusto, nel toccare un oggetto, avvertendo un profumo o nell’ascoltare una melodia.
Appunto. Succede di ritrovarsi per i saluti agostani al Pontile Cafè, al Lido di Camaiore. Sulla tolda di prua di quella specie di transatlantico allungato sul mare, sferzato da una bellissima brezza e lambito da onde salmastre, si sparpagliano luci e colori di un tramonto da copertina. Allunghi il braccio, apri la mano, col pollice tocchi l’isola del Tino e la Palmaria laggiù davanti alla Spezia e col mignolo accarezzi le Apuane, tra Nona e Procinto, che si stanno colorando di giallo, subito a ridosso del mare. L’oro del sole si riflette su una bottiglia di Champagne, su fette di prosciutto casertano già di per sé di uno splendido rosso carminio, e sfiora mozzarelle sparse in trecce morbide che di Ermengarda non so, ma che di manzoniano hanno il fatto di essere un’evidente espressione della Provvidenza.

la mozzarella

Ci vuol altro per scalfire i duri cuori di gastrovittime arrugginite. Ma il sole tocca l’orizzonte, e… wrrramm, non ti parte un po’ quella musica? Proprio quella, la musica del volo e dello smarrimento. Qualcuno cerca di distrarsi con un boccone, un sorso di bollicine, aggrappandosi ad acciughe e crocchette di baccalà: ma è inevitabile guardare laggiù.
Se nella corteccia sensoriale secondaria dei topolini da laboratorio stimoli ed emozioni occupano, abbracciati, banali cassettini, qui, siamo di fronte ad armadi di stimoli, indissolubilmente legati a una cascata di emozioni: la tracimazione emotiva tra umani inopinatamente sensibili, forse non è stata prevista, né ancora sufficientemente studiata.
Le neuroscienze potrebbero aversene a male, ma se da un lato c’è da considerare che i miei armadi di ricordi sono ormai inevitabilmente nel disordine più totale, dall’altro forse son proprio le emozioni che oggi si esprimono barbaricamente in orizzontale, per concatenazioni di frammenti multisensoriali, per lampi di bellezza.


Non c’è più tempo e modo: l’attimo è adesso, qui e ora. Ed è malinconicamente bellissimo.
Poco più in là un uomo e una donna osservano lo spettacolo del tramonto, lei appoggiata con le spalle al petto di lui: ad un certo punto la donna allunga una mano, lui la afferra avvolgendo le spalle di lei e stringendola a sé. Il sole tramonta riflettendo un raggio verdeoro sui loro Ray Ban. Quei due hanno ancora spazio e cassetti a disposizione.
Cosa sarà, che fa crescere gli alberi, la felicità
Cosa sarà, che ti strappa dal sogno
Oh cosa sarà, che dobbiamo cercare, che dobbiamo cercare…
Cosa sarà, che ti fa lasciare la bicicletta sul muro
Camminare la sera con un amico a parlar del futuro
Cosa sarà, questo strano coraggio, paura che ci prende
Che ci porta a ascoltare la notte che scende
Oh cosa sarà, che dobbiamo cercare, che dobbiamo cercare…

Dàdadumbdàda, dudumbdà dudumbdà dudumbdà dàdumbdàaaaa…
Dàdudumbdàdududà dàdududà…. dàdudumbdada…….
Vai col sax….

7 commenti

  • roberto

    (18 settembre 2010 - 18:23)

    Ma che bella atmosfera, ispirativa, leggermente decadente come la luce all’orizzonte, malinconica con garbo, delicata e romantica. Stasera le signore che ti leggeranno , anche ti adoreranno Fabrizio ;-)
    Alziamo il tiro, alziamolo.

    • ALBA

      (18 settembre 2010 - 18:35)

      ….e cerchiamo di fare centro nel gettacarte….
      Tuttavia, mi piacciono sia Scarpato che Dalla che Sancio di cui sono indecisa se sia lui a scrivere i testi per il GdF o il contrario.
      Buon finesettimana a tutti.

      • roberto

        (18 settembre 2010 - 19:08)

        Dommage Albina, il cartoccio raccattalo su da per terra e tiralo altrove. Mai fatto il ghostwriter per nessuno. Buon fine settimana anche a te, ma forse è vero il contrario come dici, sarà Sancio che ha scritto per me negli ultimi 7/8 anni .

        • ALBA

          (18 settembre 2010 - 23:42)

          Ho l’ippocampo imbizzarrito e si è spaventato di fronte all’amigdala di Fabrizio, tutto qui.
          Faccio una campagna personale contro la nostalgia: l’attimo è adesso, qui e ora…viviamolo con passione piena e concentriamoci sul presente per focalizzare il futuro.

  • beppe

    (18 settembre 2010 - 19:01)

    Veramente bene, molto molto bello da leggere.

  • Cavolo Verde

    (18 settembre 2010 - 23:52)

    Ehhh…. le cose oltre che viverle bisogna saperle anche raccontare bene, non è da tutti

  • Giuseppe Grammauta

    (19 settembre 2010 - 12:55)

    …io c’ero.

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