La pesca del tonno? La cruda verità: in Italia restano 12 pescherecci

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La pesca del tonno: altra attività del Sud eliminata dai governi di centro destra con la Lega

 

di Domenico Barbati*

Il 15 maggio scorso le navi tonniere avrebbero dovuto prendere il largo per avviare la stagione di pesca. Un mese esatto di pesca, in un settore, quello del tonno rosso, sul quale l’Unione Europea ha imposto limiti e restrizioni così severe da provocare un vero e proprio esodo. Un esodo che sfiora l’abbandono totale dell’attività. Delle circa 23 navi italiane che solcavano il Mediterraneo fino a cinque anni fa, ora ne esistono solo 12.

Di queste 12, quattro sono, 11 mesi all’anno, ancorate al porto di Cetara, 4 in quello di Salerno e 4 dislocate in vari porti siciliani. Fino allo scorso anno una era ancorata in un porto marchigiano, nell’Adriatico, ma quest’anno non prenderà il mare. Circa il 70% dell’intera flotta tonniera italiana è quindi salernitana. Ma è una economia in via di estinzione. Il mestiere che gli attuali tonnieri hanno imparato dai loro nonni e dai loro padri, forse, non potranno insegnarlo ai loro figli e ai loro nipoti. Per andare in mare a pescare il tonno rosso, quest’anno esiste una quota di accesso che è di 120 tonnellate per barca.

 

Pesca del tonno

 

Questo significa che le barche che non raggiungono tale quota devono raggrupparsi per raggiungere il limite. Elevando così le quote di accesso si riducono le quantità di barche in mare e di conseguenza si riduce anche la possibilità di pescare. Le limitazioni sempre più stringenti imposte dall’Unione Europea, sulla base delle raccomandazioni dell’Iccat (Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico), per la tutela della specie, vivono però di paradossi incredibili.

Cetara. Il porto.

Per il tonno il sistema è molto simile a quello delle quote latte. Le varie quote vengono assegnate sulla base di quanto pescato fu dichiarato qualche anno prima rispetto all’introduzione del sistema «quote». I paesi che dichiararono dati maggiorati, ricevono ancora oggi quote corrispondenti superiori. Così, mentre il Mediterraneo brulica di tonni rossi, le tonniere europee non possono pescare più di quanto loro assegnato in un lasso di tempo compreso generalmente fra il 15 maggio e il 15 giugno. Non sempre si riesce ad esaurire le quote a propria disposizione. Se non ci si riesce, il non pescato «si perde» perchè non si può andare oltre il termine temporale. Neanche fuori dalle acque territoriali. Oltre le dodici miglia, infatti, le tonniere europee sono obbligate a rispettare comunque le quote. A bordo di ogni tonniera c’è un osservatore dell’Unione Europea che controlla le quote raggiunte e la zona di pesca. Nel Mediterraneo e nelle acque internazionali, però, possono pescare senza limitazioni e senza quote, le tonniere giapponesi, statunitensi e africane. Il tonno è sempre lo stesso, ma per loro non ci sono limitazioni.
Nonostante le restrizioni adottate per la conservazione del tonno Atlantico nel Mediterraneo, la pesca del tonno, è una delle poche che ancora produce reddito. Tutto il resto è in passivo, a cominciare dallo stesso sistema di pesca a strascico.

 

Tonno al Mercato del Capo di Palermo

 

Su ogni barca, generalmente, vengono impiegate dalle 12 alle 18 persone. Circa duecento famiglie che fra Salerno e Cetara vivono ancora di questo tipo di pesca e che vedono ridursi sempre più l’orizzonte del loro futuro.

*Il Mattino, 19 maggio 2012

 

Un commento

  • pasqualet

    (19 maggio 2012 - 18:57)

    per parlare di tonno rosso ci vorrebbero dieci giorni e dieci blog , il tonno rosso non è in estinzione in rapporto ad altre razze in estinzione , il problema è che chi gestisce l’agro alimentare mondiale ha deciso di vendere il tonno che paga all’origine 0,10 centesimi e tante altre cose ancora …….
    n.b c’è tanto tonno rosso in giro che tra poco spariscono le alici l’eco sistema lo stravolgono solo le multinazionali e chi non ha il coraggio di contrastarle

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