La Pineta di Zazzeri, il mare e la caccia

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Carlo Carrà - Marina 1959

Può capitare, nella notte di un Ferragosto autunnale, di riunirsi attorno ad un tavolo sotto la veranda di un capanno caldo di legno, la tavola apparecchiata nelle infinite varianti dei colori naturali, per luce la fiamma di una candela che moccola su un candelabro d’argento.


Dalle porte aperte il vento e le onde del mare ti toccano, ti assecondano: colonna sonora suadente e salmastra, calda e fredda, sferzante e appiccicosa. Le tende di lino si gonfiano calme e silenziose, lo scricchiolìo delle doghe del pavimento rende viva e avvolgente un’aria che sa di antico e selvatico, e al tempo stesso elegante e protettivo. Sensazioni a pelle, piedi nudi e maglione slabbrato.

Luciano Zazzeri

Può capitare di sentirti talmente bene da pensarti su una barca all’ancora in una cala al riparo dalla tempesta, oppure tra i legni bianchi e le sabbie di Martha’s Vineyard, tra nasse e aragoste. Può capitare di riandare al senso di finisterre della bretone Pointe du Raz o alle spiagge dell’aspra Cornovaglia teatro delle gesta e degli amori di Ross e Demelza Poldark, come anche alle satolle e rasserenate dimore protestanti nello Jutland del Pranzo di Babette.
Può capitare di essere in Alta Maremma, sulla costa etrusca battuta dal vento e bruciata dal tramonto, riflessa in palle di vetro che sono davvero tutto il mondo là fuori, che guarda in apnea nelle bolle ovattate. Qui invece c’è calore, c’è il contrasto vivo, il nero e il rosso di seppie e triglie, colori densi, materici, l’intensità del cibo e la densità fiamminga della luce di una candela nel buio salato.
Può capitare di ritrovare nei piatti la mineralità e la sfrontatezza del mare, la sua verità, la sua forza.
Cucina di mare, di un mare visto da riva, di pesca che respira ineditamente con la terra, con un senso primitivo di cattura, di caccia, nei boschi e nella macchia là, dietro il tombolo; cucina della manualità, del pescato di quando toglievi l’amo dalla bocca del pesce. Preda, cacciatore, il cibo, le mani. Maremmitudine.
Staresti lì a lungo a cercare stelle cadenti, dividendo quel maglione con lei, tra un panino con trippa di mare e una frittura setosa e fragrante. Poi chissà.
Può capitare una cucina forte e gentile, carnale e possente, sensuale e ancestrale.
Può capitare di sentirsi vivi con la cucina di Luciano Zazzeri.

Fabrizio Scarpato

7 commenti

  • giancarlo maffi

    (30 agosto 2010 - 17:08)

    puo’ capitare che ti venga offerto un piatto di pasta con sopra un tartufo nero che sa anche lui di mare :

    pescato li’, nella pineta dietro LA PINETA .

    luciano zazzeri è un uomo cosi’ onesto che in questa settimana si muoverà perfino un suo collega, che non si muove mai, per andare a provare sensazioni che non sono solo cibo.

    e un manipolo di amici lo seguirà felice.

    una zingarata fra gente che non conosce invidia.

    solo il desiderio di afferrare il tempo che vola e fermarlo per un attimo.

    stampero’ questa tua pagina ,fabrizio, e la portero’ in dono a LUCIANO.

    conosco già la sua risposta: un lieve tremolio della sua barba, un tremolio di vera timidezza.

  • Tommaso Esposito

    (30 agosto 2010 - 17:21)

    Caro Fabrizio la marina è sempre fonte di passione, di serenità e di prejezza.
    A tavola e altrove sensazioni bellissime.
    Provate.

  • tumbiolo

    (30 agosto 2010 - 18:16)

    Come al solito, Scarpato colpisce nel segno, rendendoci partecipi della sua ammaliante narrativa e della “maremmitudine livornese” di Luciano Zazzeri .

    • Lello Tornatore

      (30 agosto 2010 - 22:07)

      What’s “maremmitudine” ?

      • fabrizio scarpato

        (31 agosto 2010 - 00:43)

        Sarebbe un sentimento, uno stato d’animo. Sarebbe perché non credo che esista. Ma ho l’impressione che da quelle parti è il bosco che arriva fin dove può, fino a lambire il mare: non c’è riviera, ma terra, e l’osservazione di Giancarlo è molto suggestiva in tal senso. Un po’ nordica come atmosfera. Nel bosco , nella macchia, da quelle parti si va a caccia: quindi si caccia fin dentro il mare. Pesci nel bosco e cinghiali nel mare.
        Se poi consideri la circostanza per cui lo Zazzeri, mentre tu mangi seppie e triglie, ti dice che, chiuso il ristorante, quella stessa notte di ferragosto sarebbe andato a caccia di non ricordo quale volatile, e mentre lo diceva gli tremolava la barba (cit.) e brillavano gli occhi, beh tutto torna.

  • Gennaro Albano

    (31 agosto 2010 - 17:13)

    Pineta e mare;caccia e pesca….un binomio indissolubile……….merita una zingarata!Non peraltro per provare una “maremmitudine” che mi sta prendendo da quando non vado ….più a caccia!!Capito Lello?

    • Lello Tornatore

      (31 agosto 2010 - 18:27)

      Ho capito! Come sempre è un problema di… mortadella!!!

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