La pizza napoletana nel mondo: scintille tra Associazione Verace e Rossopomodoro

Letture: 216

Ieri abbiamo pubblicato il pezzo sulle sei scuole della pizza napoletana. Su Facebook si è sviluppato un dibattito denso che vogliamo rilanciare in questa sede. Per fortuna un dibattito ben diverso da quello scatenato dal pezzo sulla pizza napoletana e il 2.0. in cui è intervenuto non chi era chiamato in causa ma chi non si sentiva chiamato in causa mettendo sul piatto frustrazioni personali. C’è poco da fare, questo cibo è nella pelle dei napoletani e appassiona. Riportiamo quest due interventi perché sono il nodo del dibattito in corso a Napoli tra i professionisti del settore.

Massimo Di Porzio
Massimo Di Porzio

Caro Luciano, vi siete scordati ‘a pizza e bancarella’ che molte pizzerie del centro storico preparano e vendono ‘a portafoglio’. Se volete la mia impressione, vi dico che dire che ‘Rossopomodoro’ ha portato la pizza napoletana nel mondo è una sciocchezza. Rossopomodoro ha portato il franchising della pizza napoletana nel mondo, quindi vende un marchio e non la tradizione della pizza napoletana. La diffusione della pizza napoletana nel mondo è avvenuta per i tanti napoletani che hanno deciso di emigrare all’estero e portare questo fantastico prodotto con loro, affiancati dall’associazione verace pizza napoletana che ha contribuito con le sue regole, i suoi maestri e rappresentanti ad aiutarli ad essere visibili e rappresentati. Nessuna polemica, solo verità storica. La storia non si inventa, si scrive però!! E permettimi di dire che attraverso oltre trent’anni di attività, questa associazione ha scritto tanto per la pizza napoletana. Cordiali Saluti

Massimo Di Porzio
Vicepresidente Associazione Verace Pizza Napoletana
__________
LA REPLICA
_________
Franco Manna presidente di Rossopomodoro
Franco Manna presidente di Rossopomodoro

Caro Massimo,

La frase che più mi ha colpito dell’articolo di Luciano Pignataro è stato “portare Napoli fuori Napoli”. Penso che in questo passaggio il noto giornalista volesse sottolineare che c’era stato del merito a portare fuori Napoli, attraverso la pizza, quel lato positivo della nostra cultura gastronomica ma anche, e forse soprattutto, la cultura dell’artigianalità, della qualità e anche la cultura del lavoro, della tradizione…insomma di come fosse stato un bel modello quello che Rossopomodoro aveva mostrato al mondo…dicendo Napoli è la pizza ma anche la capacità organizzativa, il coraggio imprenditoriale, la fedeltà alla tradizione della manualità produttiva, la valorizzazione dei pizzaioli quali artigiani ma anche il valore dei prodotti della nostra terra (quando il mondo li attaccava.).Non debbo ricordare a nessuno che portiamo nel mondo, e quindi “esportiamo” come Rossopomodoro, milioni di euro all’anno di mozzarella, farina, olio, pomodoro, vino…e di altre decine di prodotti della nostra bella regione…
Mi piace inoltre ricordare che quello che definisci “il franchising della pizza” sottintendo una accezione negativa alla parola franchising….è una società fatta di persone e non una entità astratta contro la quale scagliarsi senza paura di offendere nessuno…ricordo che con Rossopomodoro ci lavorano migliaia di napoletani che si offendono se qualcuno li definisce senza tradizione perché in questo modo dimentica i loro padri, zii, nonni che spesso come loro hanno speso decine di ore al giorno davanti a un’impastatrice o davanti a un forno.
I nomi sono quelli che leggi negli articoli, sui libri, ai vertici delle competizioni gastronomiche, in televisione…: Sorrentino, De Angelis, Magno, Capuano, Civitiello, Pangia…
Basta polemiche, basta gli uni contro gli altri, l’esperienza delle associazioni trentennali avrebbe dovuto insegnare che non c’è valore nella critica fine a se stessa, ma c’è valore nell’Unione..nella cooperazione, nel corporativismo…solo attraverso questo modello porteremo la pizza come la facciamo ora a Napoli a essere “il modello”…la “vera pizza” da proporre al mondo…
All’Expo Rossopomodoro ha venduto 180.000 pizze fatte al forno a legna da 7 pizzaioli che ogni giorno proponevano il loro impasto artigianale con almeno 24 ore di lievitazione….e dire che è stato un successo di pubblico vorrebbe dire essere…modesti.
Uniamoci, con la forza di penetrazione del nostro marchio e quello delle associazioni del mondo della pizza accettiamo insieme la sfida di portare “la pizza” al prossimo Expo di Dubai 2020…quale prodotto della gastronomia italiana…solo in questo modo avremo fatto del bene alla pizza napoletana e soprattutto avremo centrato il tema di questo futuro Expo: UNIRE LE MENTI.

Un abbraccio

Franco Manna
Presidente ROSSOPOMODORO

15 commenti

  • Pace Antonio

    (5 novembre 2015 - 16:18)

    A tutti gli amici della pizza Napoletana.
    Non amo le polemiche ,sono più che convinto che quella della verace pizza Napoletana è una lotta che dobbiamo vincere tutti insieme .
    Non credo importante chi è cosa sono importanti i risultati.aspetti diversi associativi o commerciali confluiscono in una sola direzione ,la pizza napoletana. Quando si ha la responsabilità della
    Informazione sarebbe giusto ricordare che negli anni 80 gli americani credevano fosse un prodotto tipico americano e i Giapponesi chiedevano come si chiama la pizza in Italia ,parlo di un epoca in cui tutti gli attori di questa simpatica discussione non c’erano . Da buon Napoletano e nella mia veste istituzionale credo che tutti i Napoletani devono ringraziare quanti e per qualsiasi ragione hanno difeso la napoletanita della pizza.
    Antonio Pace

  • attilio

    (5 novembre 2015 - 18:48)

    Litigare non porta a nulla..una realtà così bella “A pizz ” deve essere accompagnata e parlata da chi veramente se ne intende lode a rosso pomodoro che con una grande catena di ristoranti e pizzerie la riesce a farla provare in tutto il mondo, lode all associazione AVPN che riesce a far capire di cosa stiamo parlando e insegna a tutto il mondo la tradizione di un prodotto NATO CON ACQUA SALE LIEVITO E FARINA così semplice cosi buono con un solo nome A PIZZ VERACE MARGHERITA O MARINARA ….

  • Michele Artistico

    (5 novembre 2015 - 19:06)

    Trovo molto interessante questa discussione che mi fa riflettere su un punto.
    Il franchising nel food ha uno stile. Tutti siamo in grado di riconoscere un panino di McDonald’s da uno di Burger King, una pizza di Pizza Hut da uno di Spizzico, un gelato di Grom da uno di Hagen Dats. E riusciremmo a farlo anche senza vedere il packaging, il marchio o i colori ossia il marketing. Per Rosso Pomodoro ciò non è possibile. Questo significa che indubbiamente non ha uno stile caro Sig. Pignataro ma conserva una forte artigianalita’ del prodotto.
    Avanti così nel portare avanti tutti insieme la pizza senza stili ma universalmente riconoscibile.

  • Starita antonio

    (5 novembre 2015 - 19:55)

    Se fare il bene della pizza e di Napoli e Pure questo continuate così auguri!!

  • Luciano Pignataro

    (5 novembre 2015 - 21:52)

    Dire che un produttore ha portato avanti lo stile della pizza napoletana nel mondo non significa né dire che è l’unico e neanche sminuire quelli che l’hanno fatto. Quello che mi colpisce dei commenti ai post è che vengono scritti come se non esistesse un archivio storico, facilmente rintracciabile in questo blog, come se ogni articolo fosse unico e solo. Della serie: mi ami? E quanto mi ami?
    Per fare un parallello con il vino, è pacifico dire che la promozione viene fatta da un consorzio come da un produttore quindi non vedo scandalo.
    Viene da chiedersi, piuttosto, perché non si crea un consorzio. Io lo so perché: a Napoli e in Italia si preferiscono gli orticelli alle praterie.
    Quanto a Rossopomodoro è indubitabile che abbia un suo stile, rafforzato negli ultimi anni da una scuola di pizzaioli che a loro volta stanno aprendo pizzerie in proprio. Il franchising è un mezzo positivo quando si mantiene l’artigianalità del prodotto e la qualità delle materie prime. Del resto la Verace Pizza ha accolto pizzerie che fanno parte di una catena come Gennaro Esposito a Bra e bene ha fatto. Questo vuol dire che anche una pizzeria del genere può rappresentare la tradizione napoletana.
    Ma in ogni caso spero che l’invito di Franco Manna a lavorare insieme sia accolto con serietà: c’è il mondo da conquistare, c’è spazio per tutti. Smettiamola di avere paura e sorridiamo al futuro. Pensate a chi non ha la tradizione e deve inventarsela con menate varie su integrale, lievito madre e altre cazzate per aver un po’ di visibilità

  • Ismaele Romano

    (6 novembre 2015 - 03:17)

    non capisco come si possa discutere su queste sciocchezze cosi non si va da nessuna parte e lo sapete bene, la pizza Napoletana nasce per esigenza in un momento di poverta` ma ben presto si evolve in un piatto in cui la gente si identifica e la tramanda di generazione in generazione come fosse un bene prezioso quale e`.
    tutti coloro che la amano e la riproducono con rispetto della sua autenticita` dovrebbero essere uniti in un solo intento “LA PIZZA NAPOLETANA” e le sue origini
    non siate invidiosi o non ci sara` nessun vincitore

  • Giuseppe Chiaro

    (6 novembre 2015 - 03:23)

    Salve sono un giovane Napoletano Emigrato negli USA e grazie alla Mia Napoletanita’ e serieta’ imprenditoriale ho portato la pizza Napoletana in una cittadina’ vicino Philadelphia dove la maggior parte Della gente non avevano Mai mangiato la pizza Napoletana o una pizza fritta. Volevo solo precisare che ho un grandissimo rispetto per I maestri Tipo Il Signore Starita & Figlio, I fratelli Zombrillo, I fratelli Salvo e il signore Enzo Coccia grazie per I vostri video tutorials. Volevo anche precisare Che saper far una pizza artigianale Napoletana non significa essere grandi imprenditori, Rosso Pomodoro qui in Miami USA, fa solo figuraccie, La pizzeria Don Antonio Di Starita in Atlanta ha chiuso le Porte Gia da un bel po. Con questo e concludo Volevo augurare a tutti una buona impastata.

  • Marco Ippolito

    (6 novembre 2015 - 09:26)

    Caro Dott. Pignataro,
    e perchè non ci prova lei a riunire intorno ad un tavolo i piccoli orticelli e cerca di farli diventare delle praterie.
    Tanti consorzi inutili vengono creati nella nostra Italia e ancor più nella nostra Campania, ma questo penso servirebbe davvero.
    Personalmente ritengo molto valido mettere insieme in un consorzio lo spirito associazionistico e quello imprenditoriale per essere un’esperienza nuova ed importante nel campo del food.
    La competenza tecnica acquisita delle Associazioni di Pizza Napoletana potrebbe dare quel plus ad un disciplinare che risulta ormai superato in molti punti, stabilire standard nella formazione delle nuove leve di pizzaioli, creare un punto di incontro della domanda e dell’offerta di lavoro ma di grande qualità. Se a questo aggiungiamo le competenze imprenditoriali e soprattutto di marketing e comunicazione di uno o più grandi franchising allora il gioco è fatto e la pizza napoletana arriverà in tutto il mondo con una velocità doppia o tripla rispetto a quella attuale.
    Se Sorbillo va a Tokio, La Figlia del Presidente in Corea, Enzo Coccia in Cina signifca che una parte del mondo si sta svegliando e si sa sono molto più veloci di noi.
    Quando poi ci saranno migliaia di pizzerie che scriveranno di fare la pizza napoletana senza poi farla realmente sarà impossibile far capire ai cinesi, agli indiani o ad altri popoli cos’è veramente la pizza napoletana e allora gli orticelli diventeranno dei giardini.
    Giustamente mi potrebbe rispondere perchè lo devo fare io e non si sentono loro che ovviamente credo si conoscano.
    Lo deve fare perchè, a mio modesto parere, un giornalista non può solo creare delle discussioni.
    Quando parlo di giornalista, mi riferisco a quelli bravi come ritengo che lei lo sia.
    Non faccia come Report, gettare tutto in vacca non serve a niente si trasformi in un intellettuale, in una figura di svolta che possa indicare anche un direttrice, un percorso, una strada nella prateria.
    Se serve una mano sono disposto anche a togliere le sterpaglie e come me credo ci siano tanti napoletani “adoranti” di questo magnifico prodotto della nostra terra chiamato Pizza napoletana, quella con la P maiuscola.

  • enzo perrotta

    (6 novembre 2015 - 09:30)

    cari Antonio ,Massimo,Luciano

    ma come è possibile che come sempre i napoletani debbono distinguersi per la litigiosita’ partigiana e nessuna voglia di collaborare? si perche’ e’ questo che esportiamo insieme alle tradizioni ed al bussiness.

    La storia della pizza e’ napoli e meritorio e’ chi ci ha creduto prima degli altri ( verace pizza napoletana), ricordo pero’ a tutti che la pizza in quanto cibo napoletano era vista come un fatto territoriale , e negli stati uniti tutti avevano un altro modello di prodotto. merito va dato a chi (rossopomodoro) a creduto che potesse diventare un modello espansivo che mantenendo la tradizione poteva , e lo è diventato, un prodotto internazionale che oggi primeggia e compete nel mondo della gastronomia.

    ora mi sembra di vedere due primati in questa vicenda:

    ass.Verace Pizza che ha creduto nel rendere scentifico un prodotto storico che troppi modificavano rendendolo poco tradizionale. hanno mantenuto viva una tradizione che altrimenti sarebbe andata persa.

    Rossopomodoro, un gruppo di giovani imprenditori visti dai piu con diffidenza( vedi Fedro) hanno creduto in un progetto moderno di impresa che nessuno credeva potesse funzionare, ed in questo sono stati assolutamente i primi, e non venendo dalla tradizione di famiglia. Uno tra tutti che mi piace ricordare con affetto e’ il compianto Peppe Marotta che certo non aveva il padre pizzaiolo, ma proprio per questo ha avuto quella voglia di crederci insieme ai suoi soci in una impresa storica che oggi si muove nel mondo.

    Percio’ vi esorto a collaborare comprendendo le vostre ragioni . Solo insieme rilanciamo Napoli i venti di guerra tra noi non sono stati utili a migliorare la citta’ bensi’ a farla criticare dai giornalisti… come giletti. una borghesia coesa che sa dare i tocchi di innovazione alla nostra citta’ e’ cio’ che manca a NAPOLI.

    Un caro saluto a tutti voi .

    ENZO PERROTTA

  • Giuseppe

    (6 novembre 2015 - 10:23)

    La verità é che la maggior parte dei Napoletani non sanno fare sistema e non sono in grado di riconoscere il lavoro che fa un’altra persona. Viviamo in una Regione che esporta milioni di prodotti di qualità eppure non abbiamo ancora saputo creare quelle sinergie capaci di importare turisti e di lavorare in armonia. La pizza é un gigantesco attrattore turistico eppure per Via dei Tribunali ci sono ancora i “buttadentro”, per Via Roma ancora Pizzerie con menu fotocopiati ed in qualche pizzeria “d’eccellenza” si impasta il pomeriggio per la sera. Per le strade della nostra città dovremmo costituire itinerari del gusto a livello istituzionale ed invece ci affidiamo ad associazioni esterne che curano (giustamente) solo i loro interessi. Napoli città della Pizza e non abbiamo un museo della pizza, un merchandising riconosciuto a livello mondiale, una cartellonistica urbana chiara, un banale sito internet……
    Invece di guardare all’estero, di guardare i GRANDI come Rosso Pomodoro (che 24h su 24 é sotto i riflettori) perché l’associazione non crea davvero sistema, con informatizzazione e nuove tecnologie capace davvero di soddisfare i turisti. Perché i GRANDI pizzaioli ci sono ma Napoli mancano gli imprenditori capaci di vedere oltre la loro insegna.
    Avete tra le mani il brand Napoli con prodotti 100% CAMPANI! Sfido chiunque a trovare un prodotto piú emblematico della pizza capace di avviare una vera autarchia regionale!! E Rosso Pomodoro ha capito tutto mentre molti non sono ancora capaci di intuire che si potrebbe conquistare il mondo!!

  • Giuseppe Vesi

    (6 novembre 2015 - 17:26)

    Preciso la mia stima per il Dott. Luciano Pignataro e per la sua professionalità che dedica a questo stupendo mestiere, tuttavia mi preme scrivere quanto segue.
    Condivido apertamente il pensiero di Massimo Di Porzio e sono vicino all’Associazione Verace Pizza Napoletana ed il Presidente Antonio Pace, la quale si contraddistingue per serietà e professionalità.
    Non condivido, invece, le ideologie e metodologie di Rossopomodoro, il quale ha monopolizzato il #PizzaVillage impadronendosi dell’aria VIP e l’area formazione, che per norma e regola andrebbe gestita dall’associazione organizzatrice. Inoltre, anche per quanto concerne gli accadimenti di #Expo (ossia del grosso clamore che ha ricevuto il fatto di aver prodotto ben 180.000 pizze, traguardo che ha concesso a RossoPomodoro la possibilità di proclamarsi rappresentante della Pizza Napoletana) ho molto da ridire, poiché questo risultato è stato raggiunto dopo aver sottratto a tutti rappresentanti il diritto di partecipazione e, dunque, di competizione con essi! Il messaggio che vuole inviare al mondo il Sig. Franco Manna è che la pizza napoletana nel mondo è raffigurata da Rossopomodoro e ciò non lo condivido affatto, anzi…penso che un affermazione del genere sia paragonabile al dire, con le dovute proporzioni, che la pizza-tipo in Cina o USA sia Pizza-Hut.
    Concludo volendo esclusivamente mettere in chiaro la mia posizione relativa alla vicenda proposta nell’articolo, senza tentare di offendere qualcuno, qualora si possa erroneamente aver avuto questa sensazione dalla lettura del mio comunicato.

    Distinti Saluti
    Giuseppe Vesi

  • Stefano Marotta

    (6 novembre 2015 - 19:53)

    Buonasera,
    il primo documento notarile che univa produttori viti-vinicoli per la tutela del vino Chianti risale alla fine del 1300. Quando mi trovo dinnanzi alla “solita” diatriba fratricida, mi pare saggio ricordarlo.
    Il Gruppo Sebeto con il marchio Rossopomodoro svolge un attività imprenditoriale, con scopi e finalità ben precisi. Il prestigioso lavoro dell’Avpn, assieme ad altre organizzazioni, hanno il meritevole compito di tutelare, formare e sviluppare la cultura della verace pizza napoletana. Non vedo perché le due cose NON possano coesistere in modo collaborativo, visto che l’una è funzionale all’altra.
    Tutti i giorni assistiamo ad attacchi alla napoletanità ed a tutto ciò che la rappresenta, compresa la pizza napoletana (vedi Report). Ciò avviene unicamente perché non siamo uniti, perché i temi convergenti ci sembrano divergenti e quando veniamo attaccati pensiamo di difendere il nostro piccolo orticello anziché l’intero appezzamento.
    Rossopomodoro, dal mio punto di vista, fa un lavoro molto complesso perche cerca di replicare un format di per se “non replicabile” in quanto direttamente dipendente dalle capacità del singolo chef, del singolo pizzaiolo e del singolo pasticciere. Eppure, sarà per l’organizzazione, per la formazione, per i santi in paradiso, “grazie a Dio” vanno avanti, è una azienda napoletana che va avanti ed è da esempio a tutto il sistema ristorativo mondiale.
    Tutti possiamo giovare di un ariete simile, gli chef, i maestri pizzaioli, i grandi pasticcieri, le stesse industrie di trasformazione trovano giovamento da tale attività e non parlo dei loro fornitori, parlo di coloro a cui vengono richieste le Mozzarelle di Bufala perché le hanno mangiate da Rossopomodoro e così via.
    l’AVPN, assieme alle altre organizzazioni di tutela e formazione della pizza e della cultura napoletana, dovrebbero essere “super partes” ed, in qualche modo, agevolare, contribuire “sfruttando” la scia tracciata dagli imprenditori più illuminati, costruendo attorno a tali percorsi i sentieri culturali che serviranno poi per cementificare lo sviluppo dell’intero Sistema.
    Nel mondo, secondo Aspen Institute, ci sono circa 600 milioni di persone che amano “l’italianità”, vestire, mangiare, vivere italiano. Credo che a nessuno di loro possa interessare delle nostre beghe.
    Io rappresento 5000 industrie alimentari in Italia e nei miei programmi di internazionalizzazione raramente sono seguito da imprese campane, raramente posso portare alla ribalta “sistemi produttivi campani” .
    Non ci manca nulla per primeggiare eppure raramente riusciamo a farlo fino in fondo.
    Cordialità a tutti
    Stefano Marotta

  • Ciro Iengo

    (7 novembre 2015 - 10:48)

    Posso dire la mia? Dunque, come tutti sono un semplice mortale, con una sorte di dono, degustatore amatoriale del cibo in genere, ma della Pizza e del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio in particolare, tanto che un giorno per rispondere ad un post su FB dovetti esternare che forse degustavo, dal grembo di mamma quanto asserivo appunto, sul Piennolo e la Pizza. Amo la Vita e per questo motivo, il Cibo. Il dibattito che si è avviato mi piace,sono pronto ad approfondirlo. Sò nat’ crisciut e pasciut’ a Resina, nel 1967 cambio del Toponimo in Ercolano. L’ultimo Pizza Village ho partecipato quasi da protagonista, amatoriale, fino ad oggi da volontario indefesso…così mi definì una carissima amica come Antonella Cilento. C’è un proverbio che mi è molto caro …Se uno sogna da solo rimane un sogno…se si sogna insieme…è la Realtà che comincia”. Quindi Il Paese non crescerà se non insieme…. D’accordo in primis con Franco Manna e Luciano, ma in particolare con tutti voi, con l’ Associazione Culturale “l’Oro del Miglio”,che nel 1°articolo recita il Motto “Comunicare per Esistere” e della quale ne sono il Presidente, nata per far risplendere Ercolano e magari se ce la facciamo la Campania Felix che Felix non è più. Considerato che il dibattito mi piace, sarebbe interessante approfondirlo. Visto altresì, che Ercolano è ancora candidata a Capitale della Cultura, avrei un tema molto interessante da sottoporre, la seconda Conferenza sulla Qualità della Vita con Festa del Pomodorino o un altro che ci vedrebbe, seduti tutti noi c/o il MAV ad Ercolano e confrontandoci con ulteriori relatori da invitare dibattiamo . Penso e credo siamo Capitale di Tutto… Potremmo anche vederci a breve per concretizzare l’idea. Intanto mi sento con alcuni di voi. Scusatemi degli errori se ci sono, sto scivendo in fretta e furia…. Un saluto a tutti voi.

  • Piero

    (8 novembre 2015 - 13:19)

    Parla Vesi…..che fuori alla vetrina vende gli hotdog….

  • a voce do pizzaiuolo

    (9 novembre 2015 - 17:41)

    Io penso che nessuno dei due abbia il merito di aver divulgato la pizza nel mondo, in quanto lo stesso pizzaiuolo napoletano emigrante l’ha esportata già negli anni antecedenti alla nascita dell’associazione verace pizza e del brand rosso pomodoro.

I commenti sono chiusi.