La serata Taurasi Gmg, mugliatielli e antiche annate

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di Michela Guadagno
foto di Marina Alaimo

Emilio Di Placido

Piccolo grande evento al termine di Anteprima Taurasi 2005
Taurasi una volta era la stazione del treno dove i vignaioli del luogo caricavano le loro uve da vendere alle aziende che le vinificavano, oggi è il nome del vino rosso docg più noto della Campania, e in occasione di Anteprima Taurasi svoltasi nello scorso finesettimana, la domenica sera in tanti di noi ci siamo ritrovati «in viaggio» con Emilio Di Placido e Giovanni Ascione per una degustazione verticale di sei annate di Gmg Vinicola Taurasi, da un’idea di Luciano Pignataro ed Emilio in collaborazione con Mauro Erro, patròn dell’enoteca napoletana DivinoInVigna. Neanche venti persone, tra cui la gradita e competente presenza dell’amico giapponese Isao, collaboratore della Guida dell’Espresso curata da Gentili e Rizzari. Una serata tra amici, certo, ma curata nei minimi dettagli da Mauro che ha pubblicato un piccolo ospuscolo-quadernetto con una lettera di Emilio e tutte le notizie utili per orientarsi sui vini e seguita con entusiasmo dai ragazzi di Vino e Caffé. Perfette anche le tovagline di degustazione con il logo creato per l’occasione. Anche il sindaco Antonio Buono e il presidente dell’Ais Campania Antonio Del Franco, inizialmente non previsti, non hanno voluto mancare all’appuntamento con i vini di Emilio.

le sei annate di Gmg Vinicola Taurasi

Dunque nel wine bar Vino e Caffè, un vecchio cinema trasformato in accogliente ritrovo da Oscar Santosuosso, seduti intorno al tavolo a ferro di cavallo si parte a ritroso dall’annata più vecchia, la 1995, perchè le caratteristiche organolettiche meno giovani possano essere apprezzate al meglio. Giovanni Ascione ci parla di «acidità intatta», perfetto equilibrio di naso e bocca, e già il bicchiere della vendemmia 1996 rivela «un’anima diversa», meno vivo e in evidenza l’alcol. La 1998 cambia stile, dal «naso completo», mentre la ’99 offre un naso dai sentori canforati, in bocca il tannino dà una «spinta pazzesca», e la 2000 sprigiona aromi tostati di caffè. La 2001 è ovviamente la più giovane; personalmente, e non sono la sola, preferisco la ’95, pochissime le bottiglie di scorta conservate gelosamente in cantina, da ricordare nella memoria.

Isao (Espresso) e Paolo (Gambero)

La natura propria delle verticali impone inconsciamente un confronto tra le annate, e a parità accade di gradirne una a scàpito di un’altra, penalizzando un vino che viceversa ha la sua identità da esprimere, come del resto sono i confronti.
Al tempo è servita la cena a base di fusilli al ragù di «mugliatielli», involtini di interiora di maiale, saporito piatto della tradizione irpina, che con l’aggiunta di peperoncino e formaggio grattugiato invoglia a un bis. Ricco spezzatino con peperoni e contorno di patate, fino alla soppressata conservata nella sugna, chicca ricercata e introvabile se non da queste parti, e alla salsiccia secca. Riassaggiando i bicchieri appena degustati, il palato si riscopre assetato del bicchiere del Taurasi 1999, ad asciugare la bocca dalla succulenza dei piatti.

Giovanni (Bibenda)

Sbuca sul tavolo in cadeau il bianco non commercializzato di Fiano del 2004, a conversare piacevolmente con i ricordi di Emilio che racconta la sua idea di vino, di come ha cominciato e ha trasformato negli anni le sue scelte, delle vendemmie eseguite a metà novembre spesso con i grappoli sotto la neve, dei piccoli passi che lo hanno portato a produrre un vino che lo sappia rappresentare: lentezza o pazienza? Timidezza o riservato pudore? Stili di pensiero o originalità? Su tutto l’equilibrio a creare armonia, al vino come al resto delle cose.